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Coronavirus, la Germania annuncia lo stop alla missione Nato ‘Defender Europe 20’. Ma gli Usa: “La faremo con i soldati già arrivati”

Il portavoce dell'esercito tedesco aveva dichiarato al quotidiano Frankfurter Allgemeine che “gli Stati Uniti hanno deciso di porre fine alle esercitazioni in maniera ordinata”. Ma l'esercito Usa annuncia che si terrà con i 6mila militari già arrivati da Washington

“A partire dal 13 marzo, sono interrotti tutti i movimenti di uomini e mezzi dagli Stati Uniti all’Europa”. La nota esce il pomeriggio del 16 marzo, firmata dall’ufficio stampa del comando dell’esercito americano di stanza a Stoccarda: l’esercitazione Nato Defender Europe 20 si farà su scala molto ridotta, con i soldati statunitensi che già sono arrivati in Europa. Colpa dell’emergenza del coronavirus: “La salute, la sicurezza e la capacità di reazione dei nostri militari, dei civili e dei loro familiari sono le nostre preoccupazioni principali”, si legge. La preoccupazione principale dell’esercito americano è che il contagio possa avvenire anche tra soldati.

All’atto pratico, significa che invece dei 20mila militari provenienti dagli Stati Uniti, l’esercitazione impiegherà in tutto i circa 6mila arrivati ad oggi, con 3mila veicoli ed armamenti arrivati via mare che si sommano ai 9mila già inviati dal Dipartimento dell’esercito che si occupa della fornitura militare (Army Prepositioned Stocks – Aps). Cancellate anche le operazioni collaterali Dynamic front (a cui l’anno scorso avevano preso parte 3.200 soldati, anche italiani, in Germania, a Grafenwöhr), Joint Warfighting Assessment (che rispetto allo scorso anno doveva aggiungere alla Germania la Polonia come Paese dell’esercitazione), Saber Strike (operazione d’addestramento che si svolge in Estonia, Lettonia e Lituania dal 2010) e Swift Response (che l’anno scorso si è svolta in Romania, Croazia e Bulgaria). La portata dell’addestramento e i luoghi delle operazioni verranno probabilmente aggiornati ancora. Al momento i Paesi in cui si terranno le esercitazioni sono Polonia e Germania, stando ai comunicati ufficiali.

La posizione dell’ufficio stampa del Comando dell’esercito americano smentisce la versione dei fatti che il portavoce dell’esercito tedesco aveva dichiarato al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine, secondo cui “gli Stati Uniti hanno deciso di porre fine alle esercitazioni in maniera ordinata”. Il ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, in un’intervista a un altro giornale tedesco, Die Welt, il 16 marzo aveva già anticipato che la Bundeswehr (l’esercito della Germania) sta cercando di “difendersi dal contagio con una varietà di misure”, tra cui la riduzione allo “stretto necessario” del contingente da inviare in Polonia e Lettonia dal 27 aprile al 22 maggio prossimo nell’ambito di Defender Europe 20.

Il 14 marzo il ministro della Difesa polacco, Mariusz Błaszczak, su Twitter scriveva di aver parlato con Mark Esper, il suo omologo americano, di Defender Europe: “Ci impegneremo a condurre l’esercitazione e a mantenere un impatto minimo del coronavirus sul suo svolgimento”. Negli ultimi giorni però la situazione a Varsavia è molto peggiorata, tanto da arrivare alla quarantena dell’intero esecutivo dopo che il ministro dell’Ambiente, Michal Wos, è risultato positivo al Covid-19. Ormai i soldati polacchi sono schierati in prima linea per contrastare l’emergenza.

Il Mattino riporta che al porto di Salerno già da giovedì 12 marzo si vedono carri armati americani, passati per motivi logistici che rientrano nella riorganizzazione di Defender Europe. In questi giorni al porto sono arrivati anche italiani che saranno invece impiegati in altre missioni e che stanno facendo rientro alle loro caserme. Alla Naval Support Activity di Capodichino, il 16 marzo è stato registrato intanto il secondo caso di un militare positivo al coronavirus. Quest’ultimo è americano, mentre il primo caso, tracciato il 6 marzo, è di un italiano.

L’esercitazione Defender Europe 20 è stata programmata da ottobre 2019 allo scopo di fare da deterrente a una possibile offensiva della Russia nella regione del Baltico, in particolare tra Estonia, Lettonia e Lituania.