Lavoro & Precari

Coronavirus, il governo chiude i ristoranti ma consente consegne a domicilio. Rider: “Noi ci fermiamo, nostra salute vale più di una pizza”

Oggi alla luce di quanto prevede il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell'11 marzo, spiegano i sindacati della categoria, "sembra quasi che le consegne a domicilio siano diventate un servizio pubblico indispensabile al pari della sanità, delle farmacie, dei negozi di generi alimentari: un servizio essenziale che dovremmo svolgere noi senza tutele, invisibili di questa economia"

Se fino a ieri bar e ristoranti potevano restare aperti al pubblico almeno fino alle 18, da oggi, 12 marzo, dovranno tenere le serrande abbassate e restare chiusi, limitandosi, volendo, solo alle consegne a domicilio. Lo prevede il nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, approvato l’11 marzo, con le ulteriori restrizioni imposte dal governo per cercare di arginare il diffondersi del contagio da coronavirus. Così, ancora una volta, i rider, i fattorini delle consegne a domicilio, si trovano a dover scegliere se continuare a lavorare nonostante la paura di contrarre il Covid-19 o ritirarsi e perdere magari quella che è la loro principale se non addirittura unica fonte di guadagno. Così, dopo la notizia dei primi casi di contagio accertati anche tra i fattorini, Deliverance Milano e Riders Union Bologna – primi tentativi in Italia di rappresentanza sindacale di questa professione – hanno annunciato la decisione di fermarsi, chiedendo al governo l’accesso agli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori che rimangono a casa.

“Riteniamo la situazione molto grave e per noi fermare il contagio viene prima di qualsiasi altra cosa. Se distribuire cibo a casa diviene indispensabile, ci devono pensare lo Stato, la Protezione Civile e gli organi preposti. Noi ci fermiamo“, si legge nel comunicato. “Viviamo di consegne a domicilio, sono la nostra fonte di reddito, magra, precaria, a cottimo. Ma sentiamo la necessità di dire che la nostra vita e la nostra salute valgono più di una pizza, di un sushi, di un panino. Abbiamo lavorato in questi giorni in preda alla paura, principalmente per piattaforme che non ci hanno fornito i dispositivi di sicurezza necessari, nonostante le nostre incessanti richieste, nonostante le leggi dello Stato, i dispositivi di sicurezza necessari“. Come già raccontato da Ilfattoquotidiano.it, le piattaforme che gestiscono il sistema delle consegne a domicilio non si sono preoccupate di dotare i rider di mascherine o altri dispositivi di prevenzione, limitandosi a mandare loro una mail informativa con le ultime disposizioni del governo, motivo per cui i collettivi dei rider avevano già rivolto un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo chiedendo maggiori tutele in questo frangente di emergenza.

Oggi alla luce di quanto prevede il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo, prosegue ancora il comunicato, “sembra quasi che le consegne a domicilio siano diventate un servizio pubblico indispensabile al pari della sanità, delle farmacie, dei negozi di generi alimentari: un servizio essenziale che dovremmo svolgere noi senza tutele, invisibili di questa economia”. Per questo i lavoratori chiedono “l’accesso agli ammortizzatori sociali e il diritto di prendere continuità di reddito, perché dobbiamo poter continuare a vivere restando a casa” e “che il governo metta restrizioni su tutto il territorio nazionale alle consegne a domicilio”, possibile “veicolo di contagio”.