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Migranti siriani in Grecia, oggi come ieri ce ne laviamo le mani

I rifugiati sono la nuova arma del millennio. Vengono usati per portare avanti agende politiche dalle più disparate finalità. Assomigliano a un flusso di acqua che viene lasciato andare quando si decide di aprire la diga, come ha fatto la Turchia. Erdogan insieme a Putin e Assad sono gli artefici materiali e morali di una grande catastrofe umanitaria che passa in secondo piano da troppo tempo. Una distrazione di massa oggi giustificata, a ragione o meno, dalla presenza di una malattia che cambia le nostre priorità. Ma prima? Prima che la paura di massa ci colpisse dove eravamo?

Gli occhi non erano puntati su Idlib, in Siria, ultimo bastione di una rivoluzione scoppiata nel 2011 per chiedere la fine di una dittatura quarantennale che aveva allontano nell’arco dei decenni, costringendoli all’esilio, moltissimi siriani. Oggi questa località a nord della Siria, controllata da alcune fazioni dell’opposizione, da gruppi più o meno radicali, è messa sotto scacco dalle forze governative, fedeli al regime di Damasco, e martellata via aria dall’aviazione russa. Mentre a nord, inseguendo un progetto di ricostruzione di una sorta di influenza neo-ottomana, Erdogan continua a costruire una zona cuscinetto.

Tutti, russi, turchi, e regime di Damasco, dichiarano di fare la guerra contro il terrorismo. Un po’ come decantava George Bush per giustificare i bombardamenti indiscriminati sulle città irachene. “Sono bombe intelligenti” assicurava l’ex presidente usa quasi venti anni fa, proprio come quelle che lanciano i russi e l’esercito siriano oggi. Come ieri, invece, è la gente comune a scappare e a venir ammazzata.

L’Onu calcola in un milione, di cui 60% minori, i fuggitivi. La Turchia, per mettere pressione all’Europa e dirgli di “non indignarsi” – come se ci fosse un reale rischio! -, ha aperto le frontiere verso la Grecia. Così, oggi, proprio mentre leggi queste parole, chi ha inventato i diritti umani, ha deciso di sovvenzionare la Grecia con 700 milioni perché faccia da scudo all’Europa. Ma nessuno ha criticato questa scelta, anzi: quando Bruxelles, con le stesse identiche motivazioni, dava 6 miliardi alla Turchia tutti, invece, alzavano la voce. Sono due facce della stessa medaglia: ammettiamolo. Oggi come ieri ce ne vogliamo lavare le mani, come abbiamo sempre fatto. Con buona pace dei bambini siriani.