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India, “bande armate” hindu attaccano musulmani per le proteste contro la legge sulla cittadinanza: 20 morti e quasi 200 feriti

Dopo quattro giorni di scontri, le violenze non accennano a diminuire, tanto che anche il premier Modi ha invocato "pace e fratellanza". Accuse sull'operato della polizia. Al centro delle proteste la legge che facilità il rilascio della cittadinanza a chi proviene da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh, esclusi però i musulmani

È il quarto giorno di scontri legato alla nuova legge sulla cittadinanza in India e il numero delle vittime continua a salire. Sono 20 i morti e 189 i feriti, di cui 60 da colpi d’arma da fuoco, secondo i dati diffusi dalle autorità di New Delhi, la capitale del Paese dove si stanno consumando violenze interreligiose tra maggioranza induista e minoranza musulmana nelle aree periferiche popolate dai cittadini di fede islamica, nel nordest della megalopoli, a una decina di chilometri dal centro. Uomini armati di pietre, sciabole e pistole si aggirano per le strade terrorizzando la popolazione locale.

Così il governatore della capitale, Arwind Kejriwal, nella mattinata di mercoledì ha chiesto l’istituzione del coprifuoco e l’intervento dell’esercito nelle aree dove si stanno diffondendo gli scontri. La presidente del Partito del Congresso, Sonia Gandhi, ha chiesto le dimissioni del ministro degli Interni, Amith Shah, per non avere bloccato le violenze e avere consentito che la situazione degenerasse.

Il primo ministro, Narendra Modi, ha lanciato un appello “alle sorelle e ai fratelli di Delhi perché mantengano sempre la pace e la fratellanza. È fondamentale che si ritorni al più presto alla normalità”. Ma fino ad ora le sue parole non sono state ascoltate. Durante la notte, c’è voluta un’ingiunzione dell’Alta Corte di Delhi perché agenti di Polizia creassero un corridoio di sicurezza per permettere a 20 feriti, sino a quel momento trattati in un ambulatorio di quartiere, di essere trasferiti in ospedale. “La polizia e altre agenzie stanno lavorando sul terreno per assicurare pace e normalità”, ha aggiunto il premier, ma un giudice della Corte Suprema ha criticato questa mattina la passività degli agenti sostenendo che, se avessero fatto il loro dovere, molte vite sarebbero state risparmiate.

Le violenze sono le più gravi registrate a Delhi dal 1984: gli scontri, iniziati domenica pomeriggio tra manifestanti favorevoli alla legge sulla cittadinanza e oppositori sono degenerati, nei due giorni successivi, in una serie di attacchi da parte di gruppi organizzati che si sono scatenati contro le comunità musulmane di quelle aree, devastando e bruciando negozi, case, laboratori, moschee e spesso aggredendo le persone in strada.

Le legge che ha scatenato le proteste e approvata lo scorso dicembre prevede un binario privilegiato per concedere la cittadinanza agli appartenenti alle minoranze religiose dei tre Paesi confinanti a maggioranza islamica, Afghanistan, Pakistan e Bangladesh, escludendo però i cittadini di fede islamica.