Scienza

Coronavirus, non facciamoci del male da soli: il confronto con i dati dell’influenza ‘normale’

In larga parte proprio dalla nostra percezione collettiva rispetto al rischio sul piano sanitario dipenderanno le scelte, politiche ma non solo, del prossimo futuro e le conseguenze su tutti gli altri piani, anche economico, occupazionale, geopolitico, della libertà e dei diritti

Sarebbe davvero assurdo minimizzare la minaccia che il coronavirus rappresenta – a livello globale – sotto tutti i punti di vista: non solo sanitario, ma anche economico, occupazionale, geopolitico, della libertà e dei diritti.

Eppure in larga parte proprio dalla nostra percezione collettiva rispetto al rischio sul piano sanitario dipenderanno le scelte, politiche ma non solo, del prossimo futuro e le conseguenze su tutti gli altri piani che ho citato. Per questo ritengo utile un’analisi scientifica che ci aiuti a superare l’angoscia del momento, per cercare di comprendere i reali livelli di rischio che ciascuno di noi vive.

Secondo le stime del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia ogni anno circa il 9% della popolazione è colpito dall’influenza, con un numero di morti diretti che oscilla tra i 300 e i 400 e con un numero di decessi che oscilla tra i 4 mila e i 10 mila per chi sviluppa complicanze gravi a causa dei virus influenzali.

Il tasso di letalità (ossia il rapporto tra morti e contagiati) si attesta quindi intorno allo 0,1%. Il tasso di letalità del coronavirus – al di fuori della provincia di Hubei, persino nel resto della Cina – è ritenuto inferiore allo 0,5%. Quindi in pratica, allo stato attuale delle conoscenze, potremmo dire che il coronavirus è letale per le persone contagiate 5 volte più della normale influenza. *

Con una differenza sostanziale: che i colpiti dal coronavirus in Italia sono, per ora, nell’ordine delle decine (anche se è ragionevole immaginare che possano crescere ancora), mentre quelli colpiti dalla normale influenza sono, in Italia, oltre 5 milioni (nelle stagioni 2017/18 e 2018/19 superarono addirittura gli 8 milioni).

In pratica ognuno di noi, in Italia, ha una probabilità di morire per la normale influenza pari a 1 su 10.000 mentre una probabilità di morire per il coronavirus -al netto delle differenze significative tra le varie fasce d’eta – stimabile per i dati attuali di diffusione, con 100 contagiati circa – in 1 su 120 milioni (120.000.000).

Il rischio reale di morire per il coronavirus raggiungerebbe quello di morire per influenza (e speriamo davvero che questo non accada!) solo qualora i contagiati dovessero passare dagli attuali 100 casi circa a 1 milione (1.000.000).

La cosa appare piuttosto improbabile dal momento che ad oggi i contagiati sono meno di 80.000 in tutto il mondo, Cina compresa. Per cui, oltre a seguire tutte le indicazioni del Ministero della Salute, cerchiamo anche di non cedere all’isteria, che non porterebbe di certo alcun beneficio sul piano sanitario ma avrebbe invece la capacità -in negativo- di portare maggiori danni sui piani dell’economia, dell’occupazione, della libertà e dei diritti. A livello globale, ma anche nostri.

* Per intenderci ebola aveva una mortalità del 50%, quindi 500 volte più alta dell’influenza! E 100 volte più del Corona-virus