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Brexit, una clausola sulla restituzione dei marmi del Partenone. Ma il British Museum smentisce: “Comprati legalmente”

Secondo quanto scrive il Telegraph, la clausola dell'accordo fa riferimento a iscrizioni e fregi raccolti da Lord Elgin tra il 1801 e il 1805, ma secondo il museo londinese sono stati acquistati legalmente. La Grecia tuttavia ha smentito, sostenendo che lo scopo è combattere il traffico illegale di antichità

In ogni divorzio ci sono beni da spartire: quadri, mobili, pezzi d’arredamento. Non fa eccezione l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: nell’ultima bozza dell’intesa sulla Brexit, infatti, ci sarebbe una clausola relativa alla restituzione di “oggetti culturali rimossi illegalmente nei loro Paesi di origine”. Lo riporta il britannico Telegraph, riaccendendo i timori sul destino dei preziosi marmi greci conservati al British Museum, una vecchia ruggine tra Atene e Londra.

La clausola sarebbe stata chiesta dall’Unione Europea nell’ambito dei colloqui di oggi a Bruxelles, tesi a preparare i negoziati di marzo. In particolare riguarda alla preziosa collezione di statue, iscrizioni e fregi provenienti dal Partenone e altri siti ellenici, raccolta da Lord Elgin tra il 1801 e il 1805, ma interessa anche numerose opere d’arte italiane. La Grecia, tuttavia, ha negato che la clausola si riferisca ai marmi di Elgin e afferma che essa è destinata a combattere il commercio illecito di antichità.

In risposta, un portavoce del Bitish Museum ha preso atto della decisione del governo greco di non reclamare le statue durante i negoziati: “Il Bitish Museum è già impegnato a combattere il traffico illecito di antichità e collaboriamo con le autorità per identificare e restituire manufatti introdotti illegalmente nel Paese. Ma le sculture del Partenone sono state comprate legalmente e fanno parte della storia dell’umanità che conserviamo e raccontiamo nel museo: sono visibili a 6 milioni di visitatori che ogni anno arrivano da ogni parte del mondo”.