Politica

Prescrizione, accordo Pd-M5s-Leu ma i renziani si sfilano. Bonafede: “Si prenderanno la loro responsabilità. Riforma in Cdm lunedì”

Dem, 5 stelle e Liberi e Uguali d'accordo sul cosiddetto lodo Conte bis: prevede meccanismi diversi tra assolti e condannati e lo stop definitivo della prescrizione dopo la seconda condanna. Si valuta un decreto legge, mentre la prossima settimana il ddl delega per velocizzare i processi sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Italia viva conferma il no. Il guardasigilli: "Viene il momento in cui si deve accettare che ci sono tre forze che hanno accettato l’accordo e una no". Il dem Verini: "Italia viva ferma e rigida nelle sue posizioni". Chigi: "Conte interessato a una riforma complessiva"

È durato circa un’ora e mezza l’ultimo vertice di governo sulla giustizia. E ha certificato la spaccatura della maggioranza: da una parte il Pd, Leu e il Movimento 5 stelle. Dall’altra Italia viva. A certificare il punto d’incontro tra dem, grillini e Liberi e Uguali è stato lo stesso ministro della giustizia, Alfonso Bonafede. “Alla fine di questo vertice ci sono tre forze politiche che si sono trovate d’accordo, lunedì ci sarà un Consiglio dei ministro straordinario sulla riforma del processo penale, per abbreviarne i tempi. È quello che aspettavamo da tempo, lunedì verrà approvato il disegno di legge delega in Cdm, e finalmente si parte con la riforma per abbreviare i tempi”, ha detto il guardasigilli al termine del summit. In cui ha lanciato un messaggio a Italia viva: “Nel momento in cui andremo in Parlamento si prenderà le sue responsabilità. Da parte mia non c’è stata alcuna rigidità. Viene il momento in cui dal mio punto di vista si deve accettare che ci sono tre forze politiche che hanno accettato l’accordo e una no. E non si dica che non c’è stato dialogo o coinvolgimento, credo che siamo all’ottavo vertice”.

Il lodo Conte bis: come funziona – Il Pd, i 5 stelle e Leu hanno trovato l’accordo sul cosiddetto “lodo Conte bis“, dal nome di Federico Conte, deputato di Leu. Prevede una rivisitazione della riforma Bonafede, entrata in vigore l’1 gennaio scorso, che prevede il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. E la mixa al lodo Conte 1, quello proposto dal premier, che faceva distinzione tra condannati e assolti in primo grado: per questi ultimi non c’era lo stop dei termini, ma una sospensione di due anni.. Il lodo Conte bis mantiene lo stop dopo la condanna in primo grado per i condannati e lo fa diventare definitivo solo dopo una seconda condanna in appello. Se invece un imputato condannato in primo grado viene assolto in secondo, avrà indietro il tempo che è stato congelato in precedenza. In pratica, se con la sentenza di condanna in primo grado il tempo si ferma, quello stesso tempo viene restituito all’imputato in caso di sentenza di assoluzione in appello. In questo caso, non solo i termini per la prescrizione riprendono a decorrere, ma all’imputato viene reso il termine trascorso – e bloccato – tra la sentenza di primo grado di condanna e la sentenza di secondo grado di assoluzione. Per gli assolti in primo grado rimane la sospensione di due anni.

Il governo valuta decreto legge e legge delega – “Dopo la sentenza di primo grado c’è una distinzione tra assolti e condannati. Per questi ultimi c’è l’interruzione della prescrizione, mentre per gli assolti c’è una sospensione breve per garantire un tetto, ma per svolgere comunque il processo di appello. Poi chi viene condannato in primo grado e assolto in appello a quel punto recupera i tempi di prescrizione. Anche in questo caso ci sarà una sospensione per permettere che si svolga il grado in Cassazione”, spiega il ministro Bonafede. Il governo valuta di varare un decreto legge sulla prescrizione, mentre il disegno di legge delega sulla riforma del processo penale arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri già la prossima settimana. “La riforma della prescrizione avrà effetto anche nella forma del lodo Conte bis. Abbiamo tre anni per riformare il processo penale. Una (la riforma del processo penale, ndr) sarà un ddl delega. L’altra, stiamo valutando, potrebbe essere anche un decreto legge”, ha detto il guardasigilli.

Il Pd contro i renziani: “Fermi sulle loro posizioni” – Al netto del meccanismo di funzionamento della prescrizione, però, la questione diventa soprattutto politica. Perché da parte dei renziani non c’è stata alcuna volontà di mediare. “Italia viva è rimasta incomprensibilmente ferma e rigida nelle sue posizioni sulla prescrizione. Non c’è stata una contestazione nel merito: loro hanno detto ‘prendere o lasciare’, noi invece abbiamo ritenuto responsabilmente di dire sì a una soluzione accettabile, al di là delle manovre dei partiti per finalità poco chiare. Ognuno poi si prenderà le sue responsabilità in Parlamento”, dice Walter Verini, responsabile giustizia del Pd. Che spiega come la riunione abbia “avuto un esito significativo: Bonafede sulla prescrizione si è mosso molto rispetto alle rigide posizioni iniziali e a un punto di partenza inaccettabile. Già da lunedì il Cdm affronterà e approverà un ddl per la riforma del processo penale con l’obiettivo di giungere a una durata certa è ragionevole dei processi. Portiamo avanti due misure che aspetta il Paese”. Italia viva replica e definisce “arroccato” il guardasigilli mentre al Pd rimprovera di aver “dimenticato la riforma Orlando”. “Noi rimaniamo sulle nostre posizioni, ci dovremo incontrare sul ‘lodo Annibali’ e poi sulla pdl Costa”, commenta il parlamentare di Italia viva Giuseppe Cucca. “Bonafede si è arroccato, il Pd di fatto si è dimenticato che aveva proposto e votato la riforma Orlando”.

I renziani: “O rinvio o ci vediamo in Parlamento” – Già poco prima del summit, infatti, i renziani hanno raccontato alle agenzie di stampa che “la delegazione di Italia Viva rimane ferma sulla posizione espressa da tutti gli avvocati e dalla maggioranza dei magistrati sulla prescrizione. La proposta di mediazione avanzata da Lucia Annibali con un emendamento al Milleproroghe è la soluzione più intelligente per approfondire la discussione con spirito costruttivo”. Vuol dire che il partito dell’ex segretario del Pd vuole solo una cosa: rinviare la riforma Bonafede all’anno prossimo. “Se il resto della maggioranza vorrà seguire Bonafede nel muro contro muro si voterà alla Camera prima il Lodo Annibali, poi la legge Costa – hanno aggiunto le stesse fonti renziane -. Nel caso in cui non vi fossero i numeri al Senato Italia viva presenterà una proposta di legge di ripristino della Legge Orlando con la firma di tutti i senatori del gruppo incluso Renzi. E chiederà di votarla a Palazzo Madama dove Bonafede non ha i numeri anche col sostengo del Pd“. In pratica lo stesso leit motiv ripetuto nelle ultime settimane da Matteo Renzi e da tutti i suoi fedelissimi: “Da qui a sei mesi Bonafede dovrà cedere. Se non si convincerà con la politica, ci penserà la matematica”. “Noi non siamo d’accordo sul merito e speriamo che lunedì in Cdm non ci sia all’odg un decreto legge con il lodo Conte bis”, aggiunge la deputata Lucia Annibali. Insomma: i renziani hanno fatto muro già prima di ascoltare le proposte di mediazione. A farlo notare è Pietro Grasso: “Se ancor prima e in attesa di sedersi al tavolo per trovare soluzioni si dichiara per far ribaltare il tavolo, come ha fatto Italia Viva, diventa evidente che l’obiettivo non è cercare una mediazione ma solo un po’ di visibilità. Strategia miope, che non aiuta la maggioranza”, dice l’ex presidente del Senato. A questo punto l’appuntamento è in Consiglio dei ministri per varare la riforma che velocizza il processo. E in Parlamento per schivare il tiro a bersaglio dei renziani sulla giustizia. Ma anche sull’intera tenuta del governo.

Chigi: “Conte interessato a riforma complessiva” – Fonti di Palazzo Chigi ricordano che il premier Giuseppe Conte “si è speso per trovare un punto ancora più avanzato di mediazione rispetto al cosiddetto lodo Conte, pervenendo a formulare una nuova proposta efficace sul piano tecnico giuridico e utile a contemperare due distinti interessi: da una parte evitare la denegata giustizia che ha comportato che i processi si concludessero senza una sentenza di merito, di assoluzione o di condanna; dall’altro l’interesse alla durata ragionevole del processo, costituzionalmente garantita”. Conte “era e resta interessato a varare una complessiva riforma del processo penale in modo da accelerare i tempi della giustizia. Quanto al tema della prescrizione, non ha mai ritenuto che questo specifico profilo di disciplina fosse tale da oscurare il complessivo disegno riformatore”.