Mondo

Migranti, Oxfam: “Oltre un miliardo di aiuti Ue per l’Africa usati per respingimenti e chiusura delle frontiere”

Il dossier calcola che oltre il 26% degli aiuti totali sono stati utilizzati per "finanziare politiche nazionali di brutale contenimento dei flussi migratori". E negli ultimi 3 anni l'Italia ha stanziato "oltre 570 milioni di euro per il sostegno alla Guardia costiera libica e adeguamento dei centri di detenzione". La ong: “Governi Ue vogliono bloccare le migrazioni ad ogni costo e adottano politiche che fanno male a chi ha più bisogno"

Fondi che devono contribuire allo sviluppo dei paesi africani usati per “chiudere le frontiere, soffocare la migrazione e favorire i rimpatri dei migranti“, perché i criteri per il loro utilizzo sono stabiliti da “obiettivi di politica interna europea”. La denuncia arriva dalla ong Oxfam che in un nuovo rapporto calcola quanto del Trust Fund – fondi Ue di cui sono beneficiari 26 paesi africani – sia stato utilizzato per migliorare le vite di chi in Africa ci vive: “negli ultimi 4 anni – si legge nel dossier – oltre 1 miliardo di euro, il 26% degli aiuti totali (4,5 miliardi), sono stati deviati dal loro scopo umanitario per finanziare politiche nazionali di brutale contenimento dei flussi migratori” e “utilizzati per il mero respingimento dei migranti”.

A questo si aggiunge che “solo 56 milioni di euro – meno dell’1,5% del valore totale del Trust Fund – sono invece serviti a finanziare canali migratori regolari“. Nel caso della Libia, in particolare, “si è trattato di risorse usate per la Guardia costiera, che si è rivelata complice dei trafficanti di esseri umani lungo la rotta del Mediterraneo centrale e ha operato in mare per riportare, in tre anni, circa 40mila uomini, donne e bambini innocenti verso i lager libici, dove sono quotidianamente esposti a torture e abusi indicibili”. In tre anni – cioè da quando è stato firmato l’accordo Italia-Libia– il nostro Paese “ha stanziato oltre 570 milioni di euro per il sostegno alla Guardia costiera libica, operazioni navali nel Mediterraneo, adeguamento dei centri di detenzione, contenimento dei flussi e rimpatri “volontari”.

La ong chiede al governo di non rinnovare le missioni militari in Libia, su cui il Parlamento dovrà esprimersi a febbraio, e di revocare il memorandum firmato nel 2017, che verrà prorogato automaticamente il 2 febbraio, visto che i due paesi non sono riusciti a rinegoziarlo. Un rinnovo che anche Emergency condanna, chiedendo “all’Italia e all’Europa di dare risposte serie e credibili per affrontare ciò che avviene ogni giorno nei luoghi di detenzione libici e nel Mediterraneo”.

Il caso Libia – Risulta essere il primo paese beneficiario tra i 26 stati africani. In tutto, alla Libia sono andati 328 milioni di euro: “Di questi, 160,13 milioni sono esplicitamente stati usati per la gestione dei flussi migratori e il rafforzamento delle frontiere“. L’Italia ha avuto la gestione diretta delle risorse del Trust Fund sulla Libia, risorse che sono state in gran parte per rafforzare le frontiere e impedire gli arrivi, anziché a creare le condizioni per evitare morti in mare e violazioni di diritti umani.

“In particolare – spiega Oxfam – 77,3 milioni dal Ministero degli Interni per programmi di gestione dei flussi migratori e controllo dei confini; solo 22 milioni dal Ministero degli Esteri (attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) per programmi di sviluppo socio economico dei paesi africani”. “Volendo bloccare le migrazioni ad ogni costo, i governi europei adottano politiche di corto respiro che fanno male a chi ha più bisogno. Ai paesi africani sono di fatto negati gli aiuti che dovrebbero ridurre la povertà, prevenire i conflitti e migliorare le loro condizioni di vita – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia -. La natura flessibile del Trust Fund, consente infatti ai singoli stati di perseguire le loro priorità di politica interna, chiudendo i confini e accelerando i rimpatri. Il risultato è che finiscono in secondo piano gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni africane, di sviluppo e crescita economica, che possono alla radice prevenirne la necessità di migrare”.