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Coronavirus in Cina, un italiano nella città dell’epidemia: “Wuhan spettrale, con persone coperte dalla testa ai piedi”

Doveva tornare 4 giorni fa, ma Lorenzo Di Berardino si trova blindato dentro un campus universitario, senza sapere quando potrà ripartire. L’unica uscita, spiega all'Ansa, "è stata una scampagnata in un supermarket per fare scorta di cibo"

“È una città quasi totalmente deserta – racconta -. Le poche persone che si vedono per strada sono coperte dalla testa ai piedi, che poi è anche quello che abbiamo fatto anche noi per evitare in tutti i modi di essere esposti a qualsiasi tipo di rischio”. Lorenzo Di Berardino è uno studente abruzzese e giornalista bloccato a Wuhan, la città dove è scoppiata l’epidemia del coronavirus che ha provocato la morte di 25 persone. Sarebbe dovuto rientrare in Italia tra quattro giorni, invece si ritrova blindato dentro un campus universitario, senza sapere quando potrà ripartire. È uno dei venti connazionali costretti a rimanere in città, che definisce “spettrale”, dal blocco in entrata e in uscita deciso dalle autorità cinesi.

Lorenzo, che parla all’agenzia Ansa, è arrivato a Wuhan a settembre con la prospettiva di restarci per un semestre di studio. “Sarei dovuto rientrare in Italia lunedì – spiega contattato su WhatsApp – ma con queste nuove disposizioni la cosa molto probabilmente non sarà possibile. Come tutti gli altri abitanti della città rimaniamo in casa per quanto si può“. L’unica uscita all’esterno, spiega, “è stata una scampagnata in un supermarket della città per fare scorta di cibo”, testimoniata dal giovane anche con un video postato sul suo profilo Twitter, che mostra uno scenario quasi surreale.

Il giovane spiega di essersi messo in contatto con l’ambasciata italiana di Pechino “ma per il momento non si hanno ulteriori informazioni sulla possibilità di lasciare la città e il paese. Nei prossimi giorni ci dovrebbero essere nuove informazioni. Noi rimaniamo qui in attesa”. Per il momento non è stato sottoposto a controlli sanitari “ma in molte zone della città, specialmente all’ingresso di luoghi pubblici – dice – so che si stanno predisponendo dei controlli, specialmente riguardanti la temperatura corporea. Non c’è l’obbligo di portare una mascherina ma la cosa è stata ovviamente caldamente consigliata dalle autorità cinesi e tutti lo stiamo facendo. Hanno anche consigliato determinate tipologie di maschere che funzionano meglio rispetto ad altre per il tipo di virus di cui si tratta”.

La situazione non è sicuramente facile dal punto di vista psicologico, spiega, ma “con gli altri colleghi internazionali cerchiamo di supportarci a vicenda e di rimanere il più tranquilli possibile e di prendere tutte le precauzioni del caso. Le autorità cinesi si stanno adoperando giorno e notte per tenere la situazione il più sotto controllo possibile e noi stiamo prendendo tutte le precauzioni: rimaniamo il più possibile coperti e al chiuso, usiamo prodotti per disinfettare le mani, insomma facciamo tutto quello che in questi casi è di buon senso fare”.