Calcio

Ti ricordi… La ‘Pazza Inter’ del 9 gennaio: le rimonte impossibili contro la Samp e il Siena

Madeleine: una data, un ricordo, un personaggio - La rubrica del venerdì de ilfattoquotidiano.it: tra cronaca e racconto, i fatti più o meno indimenticabili delle domeniche sportive degli italiani

Pazza Inter? Sì e se è il 9 gennaio anche di più. Eh già, perché due delle più belle e memorabili rimonte dei nerazzurri sono arrivate nello stesso giorno, il 9 gennaio appunto. La prima nel 2005: l’Inter di Mancini, già molto dietro in classifica rispetto a Juve e Milan che si contendono lo scudetto, ospita a San Siro la Sampdoria di Novellino. Vieri, Adriano e Cambiasso sbattono contro un super Antonioli, e la Samp passa in vantaggio con Tonetto a fine primo tempo. La ripresa prosegue con lo stesso copione: la Samp si chiude, l’Inter prova disperatamente il pareggio ma Antonioli le prende tutte. A cinque minuti dalla fine con l’Inter tutta in avanti Diana se ne va nel più classico dei contropiede e la offre al bielorusso Kutuzov che insacca. Stadio ammutolito e tifosi che sentenziano: “Partita messa in ghiaccio dalla Samp”.

Anche nei minuti finali la partita pare maledetta per l’Inter: Recoba, entrato per Adriano, stampa uno dei suoi missili sul palo subito dopo il 2 a 0, quando mancano 2 minuti al novantesimo. L’Inter ci prova ancora e ci pensa Martins, anche lui subentrato, a riaprire la partita. Il nigeriano stavolta non è fumoso come spesso gli capita: salta con una piroetta Castellini e la mette dentro con un bel tocco di esterno sinistro.

Qualche minuto dopo aver accorciato le distanze viene lanciato in profondità ma il pallone è alto, lo controlla male e se lo allunga verso il fondo: qui però “Oba Oba” si inventa una semirovesciata che rimette il pallone al centro per Vieri che insacca il 2 a 2. San Siro impazzisce: qualcuno era già andato via, dando per persa la partita. Ma non è ancora abbastanza: un minuto dopo l’Inter sulle ali dell’entusiasmo la calcia lunga dentro l’area ma i difensori anticipano Vieri. Stankovic al limite d’aria viene subito pressato e ha la prontezza di non tirare e di appoggiarla a Recoba ai 25 metri: il sinistro è chirurgico, come sempre, e finisce all’angolino. È 3 a 2.

Cinque anni dopo, 9 gennaio 2010, situazione completamente differente: in panchina c’è Mourinho, l’Inter domina da tempo il campionato italiano e alla diciottesima è già saldamente in testa alla classifica. A San Siro arriva il Siena di Malesani, ultimo e in forte difficoltà. I bianconeri vanno addirittura in vantaggio con Maccarone, che al 18esimo si inventa un gran gol sparando un sinistro da trenta metri sotto l’incrocio dei pali. Passano cinque minuti e il solito, principesco Milito la raddrizza con un destro dei suoi, di quelli studiati con goniometro e compasso, lasciando intendere che il vantaggio senese è solo un incidente di percorso. Sneijder conferma il messaggio del “Principe” qualche minuto dopo, scavalcando la barriera dei toscani con una punizione dal limite che batte Curci.

San Siro si rilassa e fa male: un minuto dopo il vantaggio nerazzurro Reginaldo danza sulla destra e vede Ekdal arrivare al centro completamente solo, il cross per lo svedese è millimetrico, e il giovane centrocampista tutto solo ha gioco facile a battere Julio Cesar e pareggiare. È un Siena disperato e dunque pericoloso: l’Inter però non l’ha capito. Prima Maicon pasticcia e quasi regala il vantaggio a Vergassola, poi Reginaldo se ne va di nuovo sulla destra e trova ancora Maccarone al centro. Big Mac non sbaglia e fa 3 a 2.
Come cinque anni prima la gara si trascina fino alla fine sul vantaggio avversario: poi all’88esimo Snejider tira una bomba su punizione da trenta metri e trova di nuovo l’angolino.

Il pareggio a San Siro andrebbe di lusso al Siena, ma non all’Inter: nei minuti finali anche Samuel, difensore puro, va a fare l’attaccante e fa bene, ancora una volta come cinque anni prima il pallone passa dai piedi di Stankovic, poi Pandev la offre all’argentino che si gira, a suo agio da puntero, e batte ancora Curci per il 4 a 3 definitivo. San Siro esplode anche stavolta, e in quel 2010 avrà anche qualche altro motivo per esultare il popolo nerazzurro, più importante di una pazza rimonta.