Cronaca

Valanghe in Alto Adige, il partito degli affari sulla neve non si ferma

Verrebbe quasi da ridere, invece che piangere o tacere, di fronte al florilegio di commenti e di frasi fatte sul “tragico dicembre” d’incidenti e valanghe nelle nostre montagne. Intanto, al solito, “la magistratura indaga, procedendo a rilievi sul posto”: succede in val Senales, dopo la morte di una donna e due bambine di 7 anni mentre scendevano la pista principale del comprensorio più alto della provincia di Bolzano. Ma c’è da scommettere che il risultato del procedimento giudiziario non sarà diverso da quello che ha visto tutti assolti nel più clamoroso precedente valdostano, una valanga che uccise 12 sciatori sul Pavillon, sopra Courmayeur.

Oltre all’oggettiva difficoltà, bisogna considerare il potere che esercitano nelle regioni alpine i proprietari degli impianti di risalita. Nel caso della Schnals-Senales Glacier Area, poi, trattasi della stessa famiglia che controlla anche l’Athesia, un colosso da 1200 dipendenti con dentro tutti i giornali, vari altri media, edicole e librerie dell’Alto Adige. Siamo nel cuore del cosiddetto “sistema Tirolo”: potere e interessi particolari si concentrano in un pugno di persone. Parliamo, peraltro, di una provincia autonoma dove lo sci è anche simbolicamente così importante che il presidente Arno Kompatscher, nuovo boss dei popolari sudtirolesi, è arrivato ai vertici del potere locale da quelli di una società funiviaria.

E così, sul giornalone romano che ama dettare la morale patria, si è letta subito la seguente affermazione, attribuita al responsabile del soccorso alpino Giorgio Gajer, già alto dirigente della Fiera di Bolzano: “Spesso le tragedie si verificano perché manca la cognizione del pericolo da parte di chi frequenta le piste. Bisogna saper leggere il bollettino valanghe nei dettagli, non fermarsi al numero del livello”. Un commento di questo genere, dopo la tragedia in val Senales, appare quanto meno incauto. Altro che “cognizione del pericolo”: chi compra uno skipass e va a sciare lungo le piste non si interessa nemmeno dei bollettini valanghe, dà per scontato che sia tutto a posto.

Nel caso, comunque, quel giorno in val Senales era segnalato pericolo 3 su una scala di 5, ovvero un rischio “marcato“. Stando alle statistiche il 50% delle vittime di valanghe si registra con queste stesse condizioni, il 30% con 2=moderato: forse un ripensamento andrebbe fatto da parte di chi detta questi numeri, se solo il 10% dei morti per valanga si concentra nei giorni con pericolo 4=forte, e appena l’1 con 5=molto forte! Sia quel sia, anche per legge, la responsabilità è prima di tutto del gestore degli impianti, insieme con le varie commissioni comunali che valutano la sicurezza delle strade e delle piste.

Ma l’irresponsabilità del partito degli affari sulla neve non ha freni. Basti pensare alla vendita di alcolici e super-alcolici nei bar lungo le piste, causa di tanti incidenti. Una notizia breve nascosta nelle cronache locali dell’Alto Adige, proprio il giorno della tragedia in val Senales, recitava: “I carabinieri sono intervenuti sulle piste da sci di Nova Ponente dove era in corso una festa con musica da ballo a tutto volume. I militari hanno sanzionato nove persone per grave ubriachezza in pubblico. Il comportamento del gestore del locale, che aveva fatto accedere molte più persone rispetto alla capienza della struttura, è al vaglio dei carabinieri”…