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Libia, Di Maio andrà a Tripoli per rafforzare i rapporti con al-Sarraj. Ma la Turchia offre appoggio militare in caso di offensiva di Haftar

Nuovo incontro tra il premier di Tripoli e il presidente Erdogan che ha ribadito il pieno sostegno a garanzia della sicurezza del Governo di Accordo Nazionale libico. Poi è tornato a minacciare gli Stati Uniti: "Se necessario, potremmo chiudere la base aerea di Incirlik e la stazione radar di Kurecik"

A poche ore dal viaggio di Luigi Di Maio a Tripoli, martedì, per un incontro con il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Sarraj, in cui il capo della Farnesina tenterà di accreditarsi nuovamente come suo partner privilegiato, continuano i rapporti stretti tra il leader libico e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Domenica il Sultano ha ricevuto per la seconda volta in meno di 20 giorni, a porte chiuse, il capo del governo sostenuto dalle Nazioni Unite, dopo quello del 27 novembre a Istanbul in cui i due avevano firmato un accordo di delimitazione marittima e uno di cooperazione nella sicurezza. E anche in quest’ultima occasione, Erdoğan ha ribadito che Ankara è pronta a fornire aiuti militari in caso di richiesta: “Proteggeremo i diritti della Libia e della Turchia nel Mediterraneo orientale. Siamo più che pronti a dare il supporto necessario alla Libia”. Tutto mentre il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar, ha annunciato una nuova e definitiva offensiva per la conquista di Tripoli.

Il rapporto sempre più stretto tra al-Sarraj ed Erdoğan
Non solo l’accordo di delimitazione marittima, quindi, ma anche e soprattutto supporto nel caso in cui, come promesso dall’uomo forte della Cirenaica, l’offensiva dovesse intensificarsi trasformandosi in un assedio di Tripoli. In attesa dell’approvazione del Parlamento, il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, aveva ammorbidito le parole di Erdoğan che, però, ad Haber Tv, ha ribadito la sua posizione, spiegando che Haftar “non è un leader legittimato ed è il rappresentante di una struttura illegale”. Con l’aggiunta, già anticipata sabato, che i libici che hanno meno di 16 anni o più di 55 anni possono ormai recarsi in Turchia senza visto.

E appoggio ad al-Sarraj arriva anche dal Qatar, unico Paese del Golfo a sostegno del Gna: Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani si è detto pronto a inviare aiuti economici per la sicurezza e per “ripristinare la stabilità”.

L’esercito libico, nel frattempo, ha negato le indiscrezioni circa un’imminente caduta della capitale nelle mani delle forze del generale Haftar: “La situazione sul campo è ancora a nostro favore – ha detto ad Anadolu il portavoce dell’esercito libico, Mohamed Qanunu – Tuttavia i civili stanno soffrendo a causa di un bombardamento aereo del criminale di guerra Haftar”, ha aggiunto. ”Negli ultimi mesi – ha poi concluso – sono state commesse atrocità (da parte delle forze di Haftar, ndr) contro i civili a Tripoli e nei dintorni. Per noi sarebbe sufficiente un sostegno logistico, nel rispetto degli accordi raggiunti tra il Governo di accordo nazionale e Ankara”.

Ma i canali di comunicazione vicini ad Haftar fanno sapere che il ministro degli Interni del Governo libico di accordo nazionale, Fathi Bashagha, è rimasto ferito quando il suo convoglio è stato attaccato a colpi d’arma da fuoco a Misurata, 180 chilometri a est di Tripoli. Secondo le fonti, il Bashagha è stato vittima di un tentato assassinio da parte di milizie armate non identificate.
Considerato vicino ai Fratelli Musulmani e uomo forte del governo di Tripoli, Bashagha è stato attaccato dopo che aveva lasciato una riunione con alcuni ufficiali militari e uomini della sicurezza. Notizia smentita, però, da fonti di governo di Tripoli.

Di Maio, l’obiettivo è tornare a essere l’interlocutore principe per al-Sarraj
Al nuovo aumento della tensione, culminato con gli ultimi attacchi di Haftar alla capitale e con l’intervento dei contractor privati russi del Wagner Group, vicini a Vladimir Putin, a fianco dell’uomo forte della Cirenaica è seguito l’impegno della Turchia nei confronti di Tripoli. Questo dopo mesi in cui al-Sarraj ha lanciato appelli all’Italia e all’Europa per nuovi accordi che garantissero, tra le altre cose, anche maggiore sicurezza sul campo.

Oggi, con il tentativo di organizzare la nuova conferenza sulla Libia di Berlino, che però non dovrebbe prevedere la presenza al tavolo delle parti libiche, e l’intervento di Erdoğan che si accredita così come partner principale di Tripoli, tra gli obiettivi dell’Italia c’è quello di tornare ad avere un canale preferenziale con al-Sarraj. Non solo per avere un peso specifico importante nel caso in cui ci si dovesse sedere a un tavolo delle trattative, ma anche per evitare che l’escalation possa provocare un nuovo aumento dei flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo.

E dal Gna fanno sapere che si “apprezza quello che l’Italia fa in termini di sostegno politico e di aiuti alla Guardia Costiera – ha detto in una dichiarazione all’Adnkronos il consigliere per i media del premier libico, Hassan al Houni – Discuteremo con lui tutti i temi che riguardano la collaborazione bilaterale, dalla sicurezza all’economia al coordinamento nella lotta all’immigrazione clandestina e nel traffico di essere umani. Ci aspettiamo solo cose positive”.

Erdoğan minaccia gli Stati Uniti: “Pronto a chiudere le basi Usa in Turchia”
Dopo il tentativo di riappacificazione nel corso dell’ultimo vertice Nato, seguito a un periodo in cui Ankara e Russia hanno stretto rapporti più stretti sia in ambito geopolitico, in Siria, che commerciale, con l’acquisto del sistema missilistico S-400, il presidente turco è tornato a minacciare gli Stati Uniti, anche sullo sfondo delle tensioni sul riconoscimento del genocidio armeno. “Se necessario, potremmo chiudere la base aerea di Incirlik e la stazione radar di Kurecik“, che ospitano i militari americani, ha detto Erdoğan in un’intervista alla televisione turca.

“Ci dispiace che la polarizzazione della politica interna degli Stati Uniti abbia avuto conseguenze negative per noi”, ha aggiunto sottolineando che “è molto importante per entrambe le parti che gli Stati Uniti non adottino misure irreparabili per le nostre relazioni”. La base aerea di Incirlik, nel sud della Turchia, è un centro strategico per le operazioni militari americane in Medio Oriente, come successo per le missioni anti-Isis in Siria. Al suo interno sarebbero anche custodite numerose testate nucleari tattiche americane.