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Bonafede, polemica per le parole del ministro su reato colposo e doloso. Avvocati scrivono a Conte. M5s: “Pretesto infondato”

A Porta a porta il guardasigilli ha detto: "Quando il reato non si riesce a dimostrare il dolo e quindi diventa un reato colposo ha termini di prescrizione molto più bassi". L'organismo congressuale forense chiede al premier di "richiamarlo", i 5 stelle lo difendono: "Polemica pretestuosa"

L’organismo congressuale forense ha scritto al presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Il motivo? Le dichiarazioni del ministro della giustizia, Alfonso Bonafede. È polemica sul guardasigilli, di professione avvocato, che ospite di Bruno Vespa ha detto: “Quando c’è un processo ci sono anche reati colposi. Per esempio nelle stragi, nelle tragedie, spesso non è che qualcuno voleva sparare a qualcun altro ma ha fatto male il suo lavoro. Quando il reato non si riesce a dimostrare il dolo e quindi diventa un reato colposo ha termini di prescrizione molto più bassi”. Un’affermazione che suggerisce come – secondo Bonafede – solo i reati di cui non si dimostra il dolo possano essere considerati colposi.

L’organismo congressuale forense attacca Bonafede e chiede a Conte di “richiamare” il suo guardasigilli “per riequilibrare le necessarie interlocuzioni con l’Organismo e per ripristinare una doverosa e corretta informazione proveniente dagli organi di Governo”. “L’ultima esternazione di Bonafede suscita moltissime perplessità e sulla quale si potrebbe soprassedere, se in gioco non ci fossero i diritti fondamentali dei cittadini e secoli di civiltà giuridica”, dice Giovanni Malinconico, coordinatore dell’Ocf. Fra le questioni che gli avvocati giudicano “inaccettabili”, anche la preferenza di Bonafede per i tavoli di confronto – l’ultimo sulla riforma dell’accesso alla professione – “ai quali non è stato invitato l’Organismo Congressuale Forense, organo di rappresentanza politica dell’Avvocatura, e che vedono la partecipazione della rappresentanza istituzionale forense, come noto sottoposta alla diretta vigilanza di via Arenula”. Di qui l’appello all’avvocato Conte, “stimato Collega”.

All’organismo replica via Arenula: “Spiace constatare l’intempestività dell’Organismo congressuale forense nel diramare un proprio comunicato a mezzo stampa dichiarando eventi e fatti non corrispondenti a quanto realmente accaduto”, fanno sapere dal ministero della giustizia. “Il consigliere per le libere professioni del ministro Bonafede, Pietro Gancitano, ha personalmente contattato martedì 10 dicembre i vertici di Ocf, nella persona del presidente Giovanni Malinconico e del segretario Vincenzo Ciraolo – precisa la nota – affinché fornissero dei nominativi da inserire in vari tavoli tecnici, tra cui anche quello per l’accesso alla professione forense.
Non si comprende che senso abbia la continua ricerca di una rottura del tutto ingiustificata, qualche giorno fa si è parlato addirittura di ‘deriva illiberale, soprattutto se si considera che il ministro ha aperto le porte del ministero all’avvocatura”.

Difendono Bonafede anche i 5 stelle. “Spesso, nel corso dei procedimenti penali, le contestazioni mosse agli imputati vengono riformulate, e può accadere che un reato per il quale si ipotizzava inizialmente il dolo passi ad essere giudicato come un reato colposo. È un dato di fatto e chi in queste ore sta attaccando il ministro Bonafede, chiedendone le dimissioni, non fa altro che aggrapparsi a un pretesto infondato“, dicono i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Giustizia della Camera. “Quella indirizzata al ministro della Giustizia è una polemica vuota, e per misurare quanto sia insensata basta guardare ai tanti casi giudiziari nei quali si è verificato esattamente quanto affermato da Bonafede. Solo per fare un esempio, possiamo citare il procedimento per l’omicidio di Marco Vannini. In quel caso, la Corte d’Assise aveva riconosciuto l’uomo che gli ha sparato colpevole di omicidio volontario, ma in Appello – per gli stessi fatti – i giudici di secondo grado hanno riformulato l’accusa in omicidio colposo, con conseguente ridimensionamento della pena e con effetto quindi anche sui termini di prescrizione”.