Cronaca

Referendum per separare Venezia e Mestre: è flop. L’affluenza si ferma al 21,73%, inutile lo sforzo dei movimenti separatisti

Il prevalere dei voti favorevoli alla separazione (66,11 per cento) è poco più di un successo simbolico, anche se si registra per la prima volta nella storia lunga 40 anni dei referendum veneziani. E i Comitati promotori sostengono che il quorum è illegittimo perché non sarebbe previsto dalla Costituzione e dalla legge regionale

Il quinto referendum consultivo per la separazione di Mestre da Venezia raggiunge appena il 21,73 per cento di votanti, 44.888 su 206.553 aventi diritto. Troppo poco. Il quorum del 50 per cento di affluenza non viene raggiunto. E così è risultato inutile lo sforzo dei movimenti separatisti, che avevano cercato di mobilitare l’opinione pubblica, in un periodo in cui Venezia, a causa delle acque alte, è al centro dell’attenzione mondiale. Il prevalere dei voti favorevoli alla separazione (66,11 per cento) è poco più di un successo simbolico, anche se si registra per la prima volta nella storia lunga 40 anni dei referendum veneziani. E dimostra che a volere la creazione di due comuni autonomi sono più i cittadini che vivono nel centro storico, che gli abitanti di terraferma. Ma a pesare, per quantità, sono soprattutto i cittadini di Mestre e la loro diserzione di massa è stata decisiva.

In centro storico hanno votato 15.614 cittadini, pari al 32,64 per cento del corpo elettorale. Nell’estuario 6.768 persone, pari al 27,94 per cento. In Terraferma solo 21.993 elettori, con un 16,35 per cento che è esattamente la metà percentuale rispetto a chi risiede in centro storico. L’affluenza più bassa è stata toccata nella municipalità di Marghera (zona tradizionalmente “rossa”) con il 12,94 per cento. Per la statistica: nel 1979 l’affluenza fu del 79 per cento; nel 1989 del 74 per cento; nel 1994 scese ancora al 67 per cento; nel 2003 rimase sotto il quorum, con il 39,3 per cento. Sedici anni dopo siamo ad un quinto appena di votanti.

I voti favorevoli sono stati 29.477, esattamente due terzi dei votanti (66,11 per cento). Quelli contrari 15.109, il 33,89 per cento. Le schede nulle sono state 166, quelle bianche 135. In tutte le isole e in centro storico il “sì” è stato prevalente. Il “no” ha vinto, invece, nei seggi di Marghera, ma anche in numerosi seggi del centro di Mestre. Ad andare a votare è stato soprattutto chi voleva la separazione. I risultati danno un quadro opposto rispetto ai precedenti quattro referendum. Nel 1979 i contrari furono il 72,39. Nel 1989 prevalsero ancora, ma solo con il 57 per cento di voti contrari. Nel 1994 scesero al 55 per cento. E anche nel 2003 a prevalere furono i contrari con il 65 per cento. Quindi, per la prima volta vincono i veneziani favorevoli alla separazione. Ma a ben guardare quei 29.477 voti sono appena il 14,2 per cento di tutto il corpo elettorale.

I veneziani sembrano così aver dato retta al sindaco Luigi Brugnaro, che si era impegnato per sostenere il non-voto e aveva suscitato le proteste dei movimenti per aver fatto rimuovere dai vigili urbani alcuni drappi appesi ai poggioli delle case. Anche in passato i sindaci erano sempre stati a favore di un Comune unico. Contrari alla separazione anche Pd e Forza Italia. La Lega era rimasta alla finestra, lasciando libertà di coscienza ai propri sostenitori. Per la separazione si erano, invece, schierati il Movimento Cinquestelle e Fratelli d’Italia.

I Comitati promotori hanno annunciato di essere pronti a presentare ricorso contro la soglia del 50 per cento. Sostengono che il quorum è illegittimo perché non sarebbe previsto dalla Costituzione e dalla legge regionale. Inoltre, hanno criticato le convocazioni effettuate in ritardo o addirittura mai avvenute per i veneziani che sono iscritti all’Aire, l’anagrafe italiana dei residenti all’estero. Segnalazioni in tal senso sono arrivate da Parigi e Gerusalemme.