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Fondo salva-Stati, Conte ora punta al rinvio. Tensioni nella maggioranza: M5s e Lega contro la riforma, Pd: “Chi ha dubbi era al governo”

Palazzo Chigi ha smentito che l'accordo sia già entrato in vigore, ma non solo per le opposizioni la replica non è sufficiente. Contro il premier si espongono anche i parlamentari 5 stelle a Montecitorio e l'europarlamentare grillino Pedicini. Il leghista Borghi: "L'Italia doveva opporsi prima". Il Mef fa sapere che il ministro Gualtieri sarà audito sul tema il 27 novembre. A difendere il presidente del Consiglio è intervenuto il titolare dem agli Affari europei

La ratifica della riforma del fondo salva-Stati diventa un caso nella maggioranza. Il Consiglio Ue di dicembre prossimo dovrà decidere se dare il via libera definitivo alla revisione e in queste ore Lega, Forza Italia e parte dei 5 stelle hanno accusato il premier Giuseppe Conte di scarsa trasparenza. I grillini addirittura hanno chiesto un vertice di maggioranza che, secondo le indiscrezioni dell’agenzia Adnkronos, dovrebbe già avere luogo venerdì alle 8.30. Il presidente del Consiglio, dopo aver smentito che il provvedimento sia già stato approvato e aver bollato le frasi di Matteo Salvini come “falsità”, ha fatto sapere di essere pronto a mettere il veto e ribadito che “il Parlamento è sovrano”. “Del resto”, continuano fonti di Palazzo Chigi, “già a giugno ha chiarito al Consiglio Ue che la revisione va inserita in un pacchetto di riforme. Senza una ‘logica del pacchetto’, quindi, Roma, al Consiglio Ue di dicembre, punterà al rinvio della riforma, per la quale serve un ok unanime”.

L’ultima volta che si è parlato di riforma del fondo risale al 21 giugno scorso: i capi di Stato e di governo dei Paesi Ue hanno dichiarato di “prendere atto dell’ampio accordo raggiunto dall’Eurogruppo sulla revisione del trattato Mes”. L’intese nasceva da un precedente accordo ottenuto il 14 dicembre 2018, mentre in contemporanea il governo gialloverde era impegnato a trattare sulla manovra.

A creare tensioni nella maggioranza è stato il fatto che non solo il Carroccio è andato all’attacco di Conte, ma anche parte dei 5 stelle. Nel primo pomeriggio i deputati 5 stelle della commissione Finanze hanno diffuso una nota: “Il Parlamento”, si legge, “aveva dato un preciso mandato al presidente del Consiglio. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all’oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa. Oggi è chiaro, invece, che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare. Chiediamo al Capo Politico di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d’accordo”. I malumori dentro il Movimento sono tanti e ai colleghi si è associato anche l’eurodeputato M5s Piernicola Pedicini: “Dietro lo specchietto delle allodole delle riforme strutturali si nascondono misure lacrime e sangue imposte da Bruxelles”. E ha chiuso: “Auspichiamo dunque una maggiore riflessione su questa riforma”.

Le uniche difese per Conte sono arrivate dal fronte Pd. Il ministro dell’Economia Pd Roberto Gualtieri ha fatto sapere di aver inviato lo scorso 7 novembre al presidente della Commissione Finanze leghista Alberto Bagnai la richiesta di essere audito in merito alla riforma del Mes. L’audizione è stata calendarizzata per il prossimo 27 novembre. E nel pomeriggio è intervenuto il ministro degli Affari europei Pd Vincenzo Amendola: “E’ strano questo rumore”, ha dichiarato al termine del Consiglio affari generali, “perché è un negoziato che va avanti da tempo e chi solleva oggi dei dubbi era al Governo quando si faceva questo negoziato. Il ministro Gualtieri ha addirittura mandato una lettera scritta rendendosi disponibile a discutere del Mes, legato a cui c’è anche il bilancio dell’Eurozona e la garanzia sui depositi bancari, e si è dato disponibile a discuterne in Parlamento”, accusando “gli europeisti dell’ultima ora” che si “accorgono adesso di un negoziato che va avanti da mesi, quando io e il ministro Gualtieri non c’eravamo”. Amendola ha comunque chiarito che “nessuno ha firmato niente, è un negoziato che va avanti da mesi, chi era nel Cdm doveva saperlo, noi abbiamo fatto un comitato interministeriale la settimana scorsa e uno dei punti all’ordine del giorno era proprio il negoziato” sul Mes.

Sul tema insiste ormai da ore il leader della Lega Matteo Salvini: “Conte subito in Parlamento a dire la verità”, ha scritto su Facebook, “il Sì alla modifica del Mes sarebbe la rovina per milioni di italiani e la fine della sovranità nazionale”. Secondo il leghista Claudio Borghi e presidente della commissione Bilancio alla Camera, “le precisazioni di Palazzo Chigi sul Mes non hanno chiarito un bel nulla. Anzi, hanno aumentato la preoccupazione. Come si fa a dire che il Parlamento potrà esprimersi ‘in sede di ratifica’? Il testo è ormai pubblico e l’Italia doveva e deve opporsi prima, in sede di Eurogruppo e Consiglio. Perché non l’ha fatto a fronte di un testo che comporta ‘rischi enormi’ (parole del governatore di Bankitalia)?”.

Contro Conte anche Forza Italia. “‘Carta canta’ e Palazzo Chigi è, nella migliore delle ipotesi, silente e imbarazzato”, ha scritto in una nota il deputato azzurro Giorgio Mulè. “E’ evidente non solo che l’Italia doveva opporsi in sede europea di fronte a un testo che comporta ‘rischi enormi’ (come detto espressamente dal governatore di Bankitalia) per gli interessi italiani ma che rimandare tale discussione in Parlamento in ‘sede di ratifica’ è come dire svuotare le Camere di qualsiasi ruolo decisionale. La risposta di Palazzo Chigi e la grande fibrillazione di queste ore nella maggioranza testimoniano che ancora una volta non hanno alcuna bussola. Aspettiamo Conte in Aula che pronunci le uniche parole accettabili: ‘L’Italia non sottoscrive la riforma del Mes'”.