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Israele costruirà una funivia sulla città vecchia di Gerusalemme fino ai territori occupati. Ong: “Ricorreremo alla Corte Suprema”

Lo ha annunciato il ministro delle Finanze, Moshe Kahlon, con un tweet. Nel 2016, il sindaco della città santa, vicino al premier Netanyahu, aveva svelato con un video su Facebook il vero obiettivo del progetto: "Mostreremo al mondo intero chi è il vero padrone"

Una funivia sulla città vecchia è il nuovo punto di scontro tra governo di Israele e Palestina. La polemica è scoppiata dopo un tweet del ministro delle Finanze, Moshe Kahlon, nel quale il membro del governo guidato da Benjamin Netanyahu ha annunciato la costruzione della struttura che sarà in grado di trasportare circa 3mila turisti all’ora che potranno così ammirare dall’alto la Spianata delle Moschee (o Monte del Tempio). Il problema è che i piloni e le cabine, secondo il progetto, dovrebbero passare anche da Gerusalemme est, considerata da Palestina e gran parte della comunità internazionale parte dei territori occupati.

Il percorso della funivia dovrebbe iniziare dalla parte occidentale della città, riporta la Cnn, vicino a un negozio e a un ristorante, e proseguire fino ad arrivare nella parte orientale, con uno stop sul monte Sion, fino a concludere la corsa alla Porta del Letame che riporta nella città vecchia. Un progetto che, una volta completato, secondo quanto sostenuto nel 2016 dal sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, permetterà di attirare nella città vecchia 10 milioni di turisti.

Un’azione che, per il governo Netanyahu, rappresenta anche una mossa di soft power per manifestare il proprio controllo sulla città e sulle aree considerate appartenenti ai territori palestinesi. Lo ha ammesso lo stesso Barkat, molto vicino al premier di Tel Aviv, in un video pubblicato su Facebook nel 2016, spiegando che l’opera persegue l’intento di “portare il mondo intero a vivere questa esperienza, a capire chi è veramente il padrone di questa città. Tutta l’infrastruttura ha questo obiettivo”. Un piano che, però, ha trovato l’opposizione di attivisti, sia israeliani che palestinesi, alcuni dei quali hanno annunciato ricorso alla Corte Suprema.