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McDonald’s, il Ceo costretto alle dimissioni: ha avuto una relazione con una dipendente

Le regole dell'azienda lo proibiscono. Steve Easterbrook, amministratore delegato dal 2015, fu assunto per far uscire il colosso dei fast food dalla crisi dovuta a concorrenza e calo delle vendite. "Sono d'accordo, è stato un errore. Giusto farmi da parte", ha fatto sapere

Steve Easterbrook, amministratore delegato di McDonald’s, è stato costretto a lasciare l’incarico: ha violato i codici di condotta dell’azienda avviando una relazione con una dipendente, il cui nome non è stato reso noto. Il board della società ha preso questa decisione in seguito a un’indagine interna che non ha lasciato dubbi: nonostante il rapporto fosse consensuale, l’uomo ha violato la policy e le severe norme etiche a cui deve attenersi tutto il personale e il top management.

Eastarbrook, che ricopriva il ruolo di Ceo – Chief Executive Officer – dal 2015, sarà sostituito da Chris Kempczinski, 51 anni, fino ad oggi presidente di McDonald’s Usa. “E’ stato un errore, sono d’accordo con il consiglio di amministrazione sul fatto che è l’ora di farmi da parte”, ha fatto sapere poco dopo aver appreso la notizia. Era stato chiamato alla guida del gigante del fast food per cercare di risollevarne le sorti, sempre più in crisi per un calo delle vendite e dei clienti.

Al suo arrivo, l’azienda aveva appena messo a segno una delle peggiori performance finanziarie della sua storia e la crisi era al culmine. Puntando sull’innovazione tecnologica e sul nuovo mercato delle consegne a domicilio, in quattro anni Easterbrook è riuscito quasi a raddoppiare il valore del titolo di McDonald’s, firmando anche importanti accordi con aziende leader del settore come Uber Eats e DooDash. Fra le altre cose, l’ormai ex Ceo di recente ha anche portato a termine alcune acquisizioni di alcune piccole società specializzate nella produzione di apprendimento automatico e intelligenza artificiale.

L’obiettivo di McDonald’s, ora, è provare a consegnare al cliente un prodotto di qualità: lo richiede la sfida con i fast food di nuova generazione, che propongono menù più salutari. Nonostante questo, però, l’affluenza nei punti vendita continua a stagnare, negli Usa e all’estero. Il colosso californiano con sede a San Bernardino conta attualmente oltre 69 milioni di clienti giornalieri in oltre 100 Paesi dove sono presenti quasi 38 mila ristoranti col suo marchio.