Diritti

Stuprata da un paziente mentre era di turno in guardia medica, l’assicurazione non la risarcisce: “Diritto prescritto”

Il 18 settembre 2017 la dottoressa Serafina Strano, 54 anni, per tre ore è stata aggredita e violentata a Trecastagni (Catania). La compagnia assicurativa le ha comunicato che "in relazione al suo sinistro non possiamo effettuare alcun pagamento"

E’ stata aggredita e stuprata da un suo paziente per tre ore, l’assicurazione non la risarcisce perché “il diritto all’indennizzo” per quello che viene definito “un sinistro” risulta prescritto. Tre anni dopo quella violenza subita nell’ambulatorio notturno della guardia medica, la dottoressa Serafina Strano, 54 anni, è tornata al lavoro e si batte perché ci sia una maggiore sicurezza per chi lavora negli ospedali. Finora, denuncia, con scarsi risultati e un’ultima beffa: è stata respinta la sua richiesta di risarcimento. “Vivo ogni giorno un profondo senso di ingiustizia“, ha dichiarato all’agenzia Adnkronos. “Paradossalmente il mio aggressore è in carcere tutelato dallo Stato e io sono sola. Devo combattere ogni giorno”.

La compagnia assicurativa ha equiparato la violenza sessuale a un sinistro: “Le comunichiamo, in relazione al suo sinistro – scrive il liquidatore – che non possiamo effettuare alcun pagamento poiché il diritto all’indennizzo risulta prescritto”. La dottoressa non ci sta e punta il dito contro l’azienda sanitaria da cui dipende: “Si tratta di una polizza per infortuni stipulata dall’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Catania per ogni medico della guardia medica. La pratica era stata aperta d’ufficio dall’Azienda subito dopo la mia violenza, ma da allora nessuno si è preoccupato di darmi notizie. Dall’ufficio legale non hanno fatto nulla e ora mi dicono che la documentazione avrei dovuto inviarla io”.

La dottoressa Strano ora è pronta a fare causa all’Asp di Catania: “Fino adesso ho aspettato”, ha continuato, “ma dopo quanto è successo con l’assicurazione forse non lo farò più. Sono stata invitata a far parte di un Comitato. Ho ricevuto fiumi di parole di solidarietà e vicinanza, ma nei fatti?”. Inutili sono stati anche gli appelli fatti agli esponenti delle istituzioni e del governo. E ha concluso: “Non dovevo arrivare a fare tutte queste cose da sola. Sono tornata in servizio in un posto dove mi hanno ricollocata e dove sostanzialmente faccio la tappabuchi malpagata. L’Asp mi ha sempre fatto la guerra, la storia dell’indennizzo è solo l’ultima presa in giro in ordine di tempo”.