Valigia di Cartone

“Sono ingegnere e ho provato a lavorare nel Sud Italia, ma sono dovuto scappare. Se tornassi morirei di fame”

Partiti in cerca di un lavoro. Gli emigranti esistono anche in Italia. Vanno verso il nord del Paese, verso l’Europa, verso l’America. Lasciano la famiglia come a inizio Novecento, con una ideale “valigia di cartone”. Ecco alcune delle loro storie raccontate a valigiadicartone.ilfatto@gmail.com

Sono Michele, ingegnere di 35 anni sannita di nascita e ormai da tre anni lombardo di adozione.
Ogni volta che sento parlare dello spopolamento e dei problemi del sud mi sale molta rabbia. Perché sarà pur vero che si investe poco, ma noi ci mettiamo del nostro. Ed è per questo che voglio raccontare la mia storia, per spiegare che io ci ho provato a lavorare nel Sud, ma sono dovuto scappare.

Ho iniziato in una piccola azienda nell’epoca in cui erano di moda i contratti co.co.pro. (i famosi contratti a progetto), che fondamentalmente erano una scusa per risparmiare. Ma era il primo lavoro quindi, mi sono detto, bisogna sacrificarsi. Accetto: lavoro per 700 euro al mese a tariffa flat, cioè tutto incluso. Niente straordinari, niente ferie, niente malattia, niente di niente. Finalmente dopo due anni i sacrifici mi danno qualche risultato: un contratto di apprendistato da 1100 euro al mese. Passa un altro anno e a quel punto devo lasciare: ero senza stipendio da mesi e tuttora sto aspettando, dopo cinque anni, 7mila euro.

Così arrivo in una nuova azienda con un bellissimo contratto part-time a tempo determinato. Naturalmente il part-time era solo sulla carta, e in più ho lavorato per un anno in questa azienda col mio pc personale. Ma l’azienda è anche tua, fai parte della famiglia, mi dicevano per convincermi a restare e a continuare a quelle condizioni. Intanto il proprietario girava in Porsche e io con una punto del ’97. Allora mi sono licenziato un’altra volta e messo alla ricerca di lavoro. L’ho trovato in fretta. Dove? A Monza. Ora sto bene, mi sento apprezzato e nonostante il Sud mi manchi da morire so che se tornassi rischierei di morire di fame.