Politica

La fiducia in Parlamento annulla i cervelli. Piuttosto meglio un referendum

di Leonello Zaquini

Vivo in Svizzera. Gli esecutivi, in questo paese, sono collegiali: tutti i partiti principali fanno parte del governo. Non esiste il voto di fiducia ed i governi (una volta eletti, secondo le procedure) restano in carica, un po’ come da noi l’elezione del Presidente della Repubblica.

Sebbene italiano, mi hanno eletto nel Consiglio comunale della cittadina di mia residenza (nella Svizzera francofona capita), e posso assicurare che in Consiglio spesso e volentieri bocciamo delle proposte dell’esecutivo comunale. Ma questo non implica affatto crisi di nessun tipo. Lo stesso mi dicono succede a livello cantonale e federale.

Ma non solo, la disciplina di partito non esiste proprio. La chiamano “voto gregario”, indice di inciviltà. Constato che un consigliere che votasse sempre come la maggioranza del suo gruppo consiliare viene visto con un certo sospetto: “Ma come fa quello a non avere mai idee proprie?”, “ma legge le delibere, prima di votarle?”. L’uso del cervello da parte dei rappresentanti risulta obbligatorio e migliora un po’ la qualità delle decisioni.

Mi immaginavo cosa succederebbe, qui, se a qualcuno venisse in mente l’idea di forzare il voto dei rappresentanti come succede in Italia con il rito del porre la fiducia. Evento inimmaginabile, ma credo che di certo lo si accompagnerebbe al referendum obbligatorio (voto di ratifica popolare, senza raccolta di firme). Il referendum obbligatorio scatta già in diversi casi. Per esempio: una legge elettorale chi è stato eletto non può farla senza ratifica popolare obbligatoria.

Torniamo in Italia. O il meccanismo del porre la fiducia, che annulla l’uso dei cervelli, viene eliminato oppure occorre accompagnarlo al referendum obbligatorio. Chi ed in quanti hanno riflettuto sul decreto sicurezza bis? Pochi… i parlamentari sono stati esclusi dall’attività di pensiero e riflessione. Almeno si chiamino i cittadini a riflettere.