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Disarmo nucleare, salta tra accuse incrociate il trattato tra Usa e Russia del 1987. Ora Washington svilupperà nuovi missili

"Ora si rischia il caos", ha commentato Mikhail Gorbaciov, firmatario dell'intesa che segnò la fine della Guerra Fredda. Washington si è ritirata dando la colpa a Mosca, accusata di aver violato per anni il divieto di sviluppare sistemi d'arma a medio raggio. La Nato: "Russia è l’unica responsabile della sua fine. Noi non vogliamo una nuova corsa agli armamenti"

Torna lo spettro di una corsa al riarmo nucleare. Venerdì 2 agosto, dopo mesi di sospensiva, l’accordo del 1987 tra Usa e Russia che bandì gli euromissili nucleari chiudendo di fatto la Guerra Fredda è ufficialmente scaduto. “Ora si rischia il caos”, ha commentato Mikhail Gorbaciov, che il trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) lo ha firmato oltre 30 anni fa posando davanti agli obiettivi al fianco di Ronald Reagan. L’epilogo è arrivato dopo mesi di accuse di violazioni e minacce di uscita dall’intesa. “La Russia è l’unica responsabile della fine del trattato”, ha detto il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, annunciando il ritiro formale del suo Paese poco dopo che la Russia aveva definito l’intesa non valida. E ore dopo è intervenuto il Pentagono: gli Usa velocizzeranno lo sviluppo di nuovi missili terra-aria.

Mosca poco prima aveva chiesto a Usa e Nato di applicare una moratoria sul dispiegamento dei missili nucleari di raggio intermedio, dopo l’uscita dal trattato Inf. Anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato che “la Russia è l’unica responsabile della fine del trattato” aggiungendo che l’idea di una moratoria non è credibile e che i 29 membri dell’Alleanza transatlantica non intendono tornare a combattere per la supremazia militare. “Non faremo da specchio a ciò che fa la Russia”, ha detto, “non vogliamo una nuova corsa agli armamenti e non intendiamo dispiegare nuovi missili nucleari basati a terra in Europa“. Mosca ha però affermato che “queste garanzie non possono esser prese per certe”. Secondo il ministero degli esteri russo “la risoluzione del Trattato INF in seguito al ritiro di Washington richiede misure urgenti per stabilizzare la situazione e mantenere un adeguato livello di prevedibilità nelle relazioni tra Russia e Stati Uniti. Il nostro paese ha fatto la sua parte. Abbiamo già imposto una moratoria unilaterale e non dispiegheremo missili terrestri a medio e corto raggio, se ne abbiamo, in quelle regioni in cui i lanciatori americani non saranno schierati. Chiediamo agli Usa di fare lo stesso: in caso contrario l’intera responsabilità della crescita della tensione nel mondo ricadrà su Washington”.

Secondo l’intesa i missili con raggio tra 500 a 5.500 chilometri – come i russi SS-20 e gli americani Pershing dispiegati in Europa – andavano distrutti. Per anni, però, gli Usa hanno accusato Mosca di sviluppare un nuovo tipo di missili, 9M729, che avrebbero violato il trattato. Accusa appoggiata anche dalla Nato. Per quest’ultima il dispositivo ha portata di 1.500 chilometri, per Mosca 480 chilometri. Stoltenberg ha descritto i missili come capaci di portare una testata nucleare, mobili e difficili da attaccare, in grado di colpire città europee nel giro di pochi minuti. A febbraio gli Usa avevano avviato la procedura di sei mesi d’uscita dal trattato e il mese scorso il presidente russo Vladimir Putin ha sospeso formalmente la partecipazione russa.

Gli Usa hanno anche affermato che il trattato ha consentito ad altri Paesi – cioè la Cina – di sviluppare liberamente propri missili di lunga gittata. Pompeo, al forum Asean, ha detto di “volere una nuova era di controllo delle armi che vada oltre i trattati bilaterali del passato”, chiedendo a Pechino di dialogare. L’Inf era considerato come una di due intese chiave sulle armi tra Russia e Usa, con il New Start che tiene gli arsenali al di sotto di quelli dell’era della Guerra fredda. L’accordo scadrà nel 2021 e sembra ci sia poca volontà politica delle parti di rinnovarlo, secondo gli esperti, mentre Pechino ha già respinto le richieste di unirvisi in futuro. Usa e Russia posseggono oltre il 90% delle scorte nucleari globali, secondo il Council on Foreign Relations, che afferma: “La fine del trattato potrebbe innescare una nuova corsa alle armi nucleari”.