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Migranti, Open Arms soccorre 124 persone e cerca porto sicuro: “Stiamo navigando quasi in stand-by”. Divieto d’ingresso dal Viminale

La nave della ong è intervenuta in due diversi salvataggi tra la serata di giovedì e la mattina di venerdì. Ora cercano un "porto sicuro", ma non è chiaro dove abbiano intenzione di dirigersi: "Stiamo navigando quasi in stand-by", fa sapere il direttore di Open Arms Italia, Riccardo Gatti

Sono 124 i migranti a bordo della nave dell’ong spagnola Proactiva Open Arms intervenuta in due diversi naufragi tra la serata di giovedì e la mattina di venerdì. Nella prima operazione di soccorso, secondo quanto riferito dal fondatore dell’organizzazione, Oscar Camps, l’equipaggio ha avvicinato un gommone in avaria a circa 70 miglia dalle coste di Zuwarah (Libia), in acque internazionali, e la sua posizione è stata segnalata alla ong catalana da Alarm Phone, il servizio telefonico che fornisce ai migranti un numero da chiamare in caso di difficoltà. L’imbarcazione “stava affondando. Entrava acqua e ne aveva imbarcata così tanta che stava per naufragare. Ma siamo arrivati in tempo, 55 persone, 16 donne e due bambini, alla deriva sono al sicuro. Ora abbiamo bisogno di un porto sicuro“, ha scritto.

Ma alla richiesta di aiuto, il governo italiano ha risposto con un provvedimento di “divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane”, firmato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e dai colleghi ai Trasporti e alla Difesa, Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta.

Venerdì mattina, poi, l’equipaggio ha annunciato di aver soccorso altre 69 persone, facendo salire il numero dei naufraghi a bordo a 124: “Salvate durante la notte altre 68 persone (numero successivamente aggiornato a 69, ndr) con segni evidenti delle torture subite in Libia – ha scritto la ong spagnola su Twitter – Due bimbi, due donne in gravidanza, una di 9 mesi con contrazioni. Centoventitrè (corretto a 124, ndr) persone a bordo dell’Open Arms. Ora abbiamo bisogno di un porto sicuro per farle sbarcare”.

Nonostante la decisione del Viminale di vietare l’ingresso della ong in acque italiane, non è ancora chiaro quale direzione la nave deciderà di prendere e verso quale porto dirigersi. L’organizzazione spagnola, generalmente, punta verso le coste iberiche, anche se, secondo il diritto del mare, la procedura da seguire in caso di salvataggio è quella di dirigersi verso il “porto sicuro più vicino”. Inoltre, recentemente è stata diffusa la notizia di uno scontro tra i responsabili di Open Arms e il governo spagnolo, con Madrid che ha minacciato la ong con multe fino a 900mila euro se i salvataggi “sistematici” dovessero proseguire.

“La Open Arms sta navigando quasi in stand-by, abbiamo informato le autorità competenti delle diverse zone Sar. Abbiamo già ricevuto il divieto di Salvini di entrare nelle acque: ci ha sorpreso per la sua celerità, vediamo come il governo metta le mani avanti anche se non ci stiamo dirigendo verso Lampedusa. Stiamo aspettando delle risposte, ma prima di tutto bisogna stabilizzare la situazione a bordo. Siamo più vicini a un porto di sbarco italiano, siamo in zona sar maltese, dove sono state soccorse delle persone, vedremo come verrà risolta la cosa a livello amministrativo”, ha spiegato Riccardo Gatti, direttore di Open Arms Italia, ai microfoni di Radio Capital.