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Kosovo, il premier Haradinaj si dimette dopo essere stato convocato dal Tribunale de L’Aia per i crimini di guerra: “Sono un sospettato”

Non è la prima volta che "Rambo" finisce davanti ai giudici de L'Aja. La prima volta fu nel 2005, quando l'ormai ex militare si era buttato in politica diventando primo ministro della Repubblica del Kosovo allora sotto protettorato Onu. Anche in quel caso si dimise dall'incarico

Il primo ministro del Kosovo, Ramush Haradinaj, si ha annunciato le proprie dimissioni. A forzare la decisione dell’ex capo militare dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck), l’organizzazione paramilitare kosovaro-albanese che combatté contro le milizie serbe alla fine degli Anni 90, è stata la convocazione come sospettato inviatagli dal Tribunale penale internazionale de L’Aia che si occupa di crimini di guerra. “Ho ricevuto una chiamata dal Tribunale speciale, come sospettato. Mi è stato chiesto di presentarmi come premier o come semplice cittadino del Kosovo. Ho scelto la seconda opzione”, ha spiegato Haradinaj ai giornalisti.

Non è la prima volta che Rambo, soprannome che si era conquistato durante la guerra in Kosovo grazie alla fama di grande combattente che si era costruito sul campo di battaglia, finisce davanti ai giudici de L’Aja. La prima volta fu nel 2005, quando l’ormai ex militare si era buttato in politica sfruttando il ruolo di eroe nazionale che gli era stato riconosciuto dalla popolazione di etnia albanese del piccolo Paese incastonato nel cuore del Balcani. Anche in quel caso Haradinaj, primo ministro della Repubblica del Kosovo allora sotto protettorato Onu, si dimise dall’incarico dopo pochi mesi per comparire davanti al Tribunale penale internazionale.

Sulla sua testa pendevano accuse pesantissime di crimini di guerra: oltre che di omicidio, persecuzioni, saccheggio, distruzione immotivata di città e villaggi e deportazione, il nazionalista kosovaro finì alla sbarra anche per una strage di 60 civili di etnia serba e albanese, di cui 40 furono mutilati, e lo stupro di gruppo di una donna di etnia rom. Il processò durò circa tre anni e si concluse con la piena assoluzione dell’ex paramilitare, confermata anche in appello, nel 2012, anche se l’ex Procuratrice Capo del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, Carla Del Ponte, parlò delle difficoltà dell’accusa nel convincere i testimoni locali a esporsi pubblicamente contro il leader Uck.

Nel 2015, grazie all’appoggio dell’Unione europea, venne creato però un nuovo Tribunale speciale per i crimini commessi dai guerriglieri albanesi contro la popolazione serba, rom e contro oppositori politici albanesi. Ed è in quest’ambito che il nome di Haradinaj è tornato tra i banchi del Tribunale de L’Aja. La Corte ha avviato gli interrogatori a gennaio di altri due ex responsabili dell’Uck: Rrustem Mustafa, detto Remi, e Sami Lushtaku. I media kosovari prevedono che le prime incriminazioni potrebbero arrivare quest’anno. Aggiungono anche che Haradinaj potrebbe essere tra gli accusati, così come il presidente kosovari Hashim Thaçi e il presidente del Parlamento, Kadri Veseli.