Cronaca

Migranti, governatore leghista del Friuli minaccia di sospendere Schengen per chiudere la rotta balcanica

Massimiliano Fedriga accusa i paesi europei, in particolare la Croazia, di non fare efficacemente da filtro ai loro confini, lasciando che il problema diventi italiano. Da qui la provocazione di non applicare il trattato. Polemica a distanza con l'ex governatrice Debora Serracchiani

La “rotta balcanica” è da alcuni decenni una alternativa all’arrivo degli extracomunitari via mare. E così, se si interrompono i flussi da Lampedusa (ma alcuni decenni fa accadde quando venivano fermati i gommoni albanesi), inevitabilmente, nel giro di qualche mese, come in un gigantesco sistema di vasi comunicanti, africani e asiatici cominciano ad affrontare la traversata via terra, per arrivare in Italia. Sta accadendo in Friuli, almeno dall’inizio dell’anno, con un raddoppio di ingressi. E così il governatore leghista Massimiliano Fedriga accusa i paesi europei, in particolare la Croazia, di non fare efficacemente da filtro ai loro confini, lasciando che il problema diventi italiano. E se il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiuso i porti, il governatore friulano minaccia di “valutare di richiedere al Governo la sospensione di Schengen”. Ovvero dell’accordo che disciplina la libertà di movimento all’interno dell’area Ue, fissando però i confini esterni.

Il governatore ha diffuso una nota in cui si rivolge ai paesi che sono attraversati dalla “rotta balcanica“, chiedendo “piena collaborazione, a iniziare dalla Croazia”, per contrastare l’immigrazione irregolare. “Italia e Slovenia non possono essere le uniche due realtà a combattere l’immigrazione clandestina: ognuno deve fare la propria parte e presidiare i confini del proprio territorio” scrive Fedriga. Ma gli risponde con durezza Debora Serracchiani, del Pd, che è stata presidente della regione Friuli Venezia Giulia prima di Fedriga. “L’incapacità totale di Fedriga e del suo Governo di gestire situazioni difficili si rivela da idee folli come questa. Senza considerare che non ricorrono assolutamente le condizioni, rialzare il confine tra Italia e Slovenia significa creare problemi alla popolazione, al commercio, ai traffici transfrontalieri e ai flussi turistici, senza fermare i migranti. Sarebbe un balzo nel passato: al passaporto al valico di Fernetti”.

Serracchiani sostiene che il governo non ha previsto, come avrebbe dovuto fare, l’ondata in arrivo via terra. “Le condizioni per la sospensione di Schengen non ci sono affatto, perché la sicurezza del Paese non è certo minacciata da queste persone indebolite dopo mesi di viaggio”. Al governo (e a Fedriga) chiede “notizie dei famosi Cpr che deve fare in Fvg dopo aver smantellato l’accoglienza” e “dove sono i rimpatri per cui spende i soldi della Regione”. A stretto giro è venuta la replica di Fedriga. “Serracchiani, che ci racconta come affrontare l’immigrazione clandestina, è come Jack lo Squartatore che impartisce lezioni su come salvare vite umane. Dopo i suoi fallimenti e l’invasione prodotta anche dal lassismo delle sue scelte politiche, noi, in meno di un anno, abbiamo diminuito le presenze degli irregolari in Fvg del 20 per cento. E abbiamo lavorato a testa bassa per aumentare il personale delle Forze dell’Ordine”. Cita ad esempio il fatto che dall’1 luglio saranno avviati pattugliamenti congiunti sui confini italo-sloveni. Invito l’onorevole Serracchiani a scendere a più miti consigli e riconsiderare la sua bulimia comunicativa alla luce dei risultati conseguiti in questi primi mesi di governo regionale e nazionale”.

Dal 1 luglio intanto prenderanno il via i controlli congiunti ai confini con la Slovenia. Come testimoniato dai circa 120 asiatici intercettati nel fine settimana a San Dorligo della Valle, gli immigrati si muovono a piedi nei boschi, a piccoli gruppetti. E passano il confine italiano cercando di raggiungere le stazioni ferroviarie. Nei primi cinque mesi del 2019 gli stranieri irregolari intercettati al confine sloveno sono stati 652, quasi il doppio rispetto al 2018. La polemica tra Fedriga e il Pd nasce anche dal fatto che la giunta a trazione leghista ha ridotto i finanziamenti per interventi di sostegno agli extracomunitari, stanziando invece un fondo per favorire i rimpatri.