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Hong Kong, dopo le protese arriva l’annuncio della governatrice Lam: “Sospesa la legge sulle estradizioni”

"Questa legge sull’estradizione è giusta e giustificata. Ma abbiamo ascoltato la gente e la società, abbiamo introdotto numerosi emendamenti durante il dibattito, abbiamo fatto un grande sforzo", ha spiegato la governatrice. Il disegno di legge che viene contestato, secondo gli oppositori, metterà i cittadini del Paese in balia di un sistema giudiziario cinese opaco e politicizzato

Dopo giorni di proteste e violenti scontri di piazza, Hong Kong fa marcia indietro e annuncia la sospensione della nuova controversa legge sull’estradizione in Cina  che, secondo gli oppositori, metterà i cittadini del Paese in balia di un sistema giudiziario cinese opaco e politicizzato. L’annuncio è arrivato alle tre del pomeriggio di sabato (ora locale): dopo una riunione con i suoi consiglieri, la governatrice Carrie Lam è comparsa di fronte alla stampa e ha annunciato la decisione presa, motivandola in un lungo discorso pronunciato prima in cinese e poi in inglese. “Dopo aver studiato la questione negli ultimi due giorni, annuncio che sarà rinviata la legge sull’estradizione“, ha detto Lam spiegando: “Questa legge sull’estradizione è giusta e giustificata. Ma abbiamo ascoltato la gente e la società, abbiamo introdotto numerosi emendamenti durante il dibattito, abbiamo fatto un grande sforzo. Comunque, la legge ha creato grandi divisioni nella nostra società, per colpa di malintesi. Come governo responsabile abbiamo il dovere di riportare calma e rispetto dell’ordine pubblico a Hong Kong, quindi sospendiamo l’approvazione e siamo disposti ad ascoltare suggerimenti e proposte, critiche. Non poniamo un termine fisso alla durata della nuova consultazione”.

“Abbiamo deluso e rattristato molte persone, ed anche io sono rattristata e provo rammarico” ha aggiunto Lam che ha poi detto che il governo “sinceramente ed umilmente accetterà critiche e cercherà di migliorare”. La governatrice non ha indicato per quanto tempo verrà rinviata l’approvazione della legge ma ad una domanda dei giornalisti ha spiegato che “al momento” la legge non viene completamente ritirata. “Abbiamo due obiettivi, il caso di omicidio a Taiwan – ha detto riferendosi al caso del ricercato per un omicidio che si era rifugiato ad Hong Kong che il governo ha usato per motivare l’urgenza dell’approvazione della controversa misura – e la soluzione della scappatoie legali. Forse non potremmo affrontare il primo, ma dobbiamo risolvere il secondo quindi non credo, che a questo stadio, le legge possa essere ritirata”, ha concluso.

Carrie Lam non ha confermato poi l’incontro con Han Zheng, tra i 7 membri del Comitato permanente del Politburo del Partito comunista cinese, insistendo più volte che Pechino è stata “molto di supporto” sui problemi nati dalla legge sull’estradizione in Cina. “Qualunque politica con risvolti sulla Cina continentale può dare il via a scontri”, ha osservato la governatrice in conferenza stampa. Se è vero che la sua carica è legata a Pechino, “chi la ricopre deve rispondere alla Basic Law (la costituzione, ndr) e alla gente di Hong Kong”

Intanto, i manifestanti non accennano a smobilitarsi. Il Fronte civile per i diritti umani, la coalizione pro-democratica che ha organizzato le manifestazioni, ha annunciato che andranno avanti fino a quando il governo non avrà ritirato definitivamente il disegno di legge. Le proteste sono iniziate domenica 9 giugno, quando un milione di cittadini si sono riversati in strada contro il testo di legge voluto dalle autorità pro-Pechino. Dopo che i manifestanti hanno invaso la sede del Consiglio legislativo, il capo della polizia, Lo Wai-chung, ha riclassificato gli scontri come “rivolta”: da ora, le persone arrestate durante le proteste rischiano fino a 10 anni di carcere.

Contro la legge, già nell’aprile 2014, si era tenuta la più grande manifestazione del Hong Kong, da cui era nato poi il “Movimento degli ombrelli”. La normativa è vista dalla maggior parte degli abitanti del Paese come un attentato al principio “un paese due sistemi”, che serve a garantire il rispetto delle libertà democratiche nell’ex colonia britannica dopo il ritorno sotto la sovranità cinese. “Quando vediamo un milione di persone scendere in strada, significa che Hong Kong è veramente in pericolo”, dichiara un manifestante, che non vuole dire il suo nome per paura di ripercussioni. Non c’è soltanto il timore che l’estradizione colpisca gli attivisti per la democrazia, ma anche che venga messa a rischio la libertà economica. Nella giornata di mercoledì, oltre mille imprese hanno annunciato una serrata di protesta, mentre la confederazione sindacale di Hong Kong ha invitato i lavoratori a mettersi in malattia. Insegnanti e dipendenti dei servizi sociali si sono messi in sciopero e gli autobus hanno marciato a rilento per bloccare il traffico.