Diritti

Zingari e immigrati, siete davvero voi il mio problema?

Davvero crediamo che tutti i nostri problemi siano risolvibili continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom? Davvero lo crediamo?

Davvero crediamo che l’economia dei tanti piccoli paesi che nel corso degli anni si sono svuotati in favore delle città si possa migliorare continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che ospedali e ambulatori sempre più lontani dai piccoli paesi e condensati nelle città siano di secondaria importanza rispetto al parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che i problemi di un inquinamento che, sciocchi, non riusciamo a impedire si possano risolvere continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che la manutenzione delle nostre strade, dei nostri ponti (ponte Morandi di Genova) si possa migliorare continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che continuando a parlare di immigrati e rom risolveremo tutti i problemi di disoccupazione che affliggono le nostre famiglie e quelle dei nostri figli?

Davvero crediamo che i problemi che sta generando un livello culturale sempre più basso si possano risolvere senza adeguati investimenti sull’istruzione, ma continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che la distruzione della scuola nel nostro Paese si possa contrastare continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che la fuga di cervelli, la fuga verso altri Paesi dei nostri giovani, si possa contrastare continuando a parlare ogni santo giorno dell’anno di immigrati e rom?

Davvero crediamo che l’abbandono delle campagne a una mala sorte si possa ovviare continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo si possa investire sulle nostre campagne, aiutare i nostri allevatori e i nostri contadini, continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che si possano portare sulle tavole degli italiani cibi più sani continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che i problemi legati a una politica turistica incapace di valorizzare le eccellenze del nostro entroterra, le tantissime opere d’arte disseminate su tutto il nostro territorio e che potrebbero portare lavoro a tutti, si possano risolvere continuando a parlare sui media di immigrati e rom?

Davvero crediamo che i problemi legati a un’aria diventata irrespirabile nelle nostre città si possano risolvere continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che i problemi legati alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, alla sacra corona unita, alla corruzione si possano risolvere continuando a parlare ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero non ci rendiamo conto che hanno messo i poveri contro i poveri?

I poveri delle periferie italiane contro i poveri di altre periferie.

Poveri cristi contro altri poveri cristi.

Davvero crediamo che si possa migliorare la nostra società continuando a parlare solo, continuamente, unicamente, ossessivamente di immigrati e rom?

Davvero crediamo che la nostra quotidianità sarà più rosea, florida se non vedremo per strada più neanche un viso nero o un rom?

Davvero abbiamo perso la nostra memoria? Una memoria che poteva ricordarci come fino a poco tempo fa il male era Roma ladrona, i sudici meridionali che rubavano soldi a un nord evoluto. Ora, invece, ci siamo compattati e siamo diventati tutti: ITALIANI.

E se oggi tutto questo esasperante parlare di immigrati e rom non fosse altro che un modo di nascondere la scarsa professionalità, le inesistenti idee, i fatiscenti progetti di chi dovrebbe provare a migliorare le nostre vite?

“La sicurezza”, urliamo chiusi nelle nostre tiepide case. Ma qualunque laureato in storia ci dirà che nessun periodo storico è stato più sicuro di quello in cui oggi viviamo. Eppure la percezione è differente. La percezione deve essere differente perché la paura fa vendere. Fa muovere capitali, aiuta l’ascesa al potere.

Mi vien in mente una poesia, meravigliosa, illuminante di Alèxandros Panagulis. Una poesia capace di farci capire cosa sta succedendo.

C’erano un tempo schiavi
oggetti di carne
animali con due piedi
che nascevano e morivano
servendo bestie con due piedi
Si, c’erano un tempo schiavi
che in vita
li teneva la speranza
della libertà
Anni e anni sono passati
e ora
quegli schiavi non esistono più
Ma è nato
un nuovo genere di schiavi
schiavi ricompensati
schiavi saziati
schiavi che ridono
schiavi che vogliono
restare schiavi