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Consorzio Marche Biologiche, impegno e formazione per l’agricoltura del futuro

Nell’ultimo anno, il comparto del bio ha aumentato del 20% gli operatori e le superfici, ma occorre continuare a investire su digitalizzazione e nuove tecnologie

Anche nell’ultimo anno, sono più che confortanti i “numeri” che arrivano dal settore del biologico. In Italia, secondo dati Istat, il comparto ha registrato un + 20% di operatori dedicati e di superficie coltivata. Negli ultimi quarant’anni, peraltro, sono state tante le conquiste fatte in ambito bio, ma sarebbe un errore considerare la situazione attuale un traguardo, anziché una semplice tappa. Quella che oggi si sta attraversando è la fase “3.0”, caratterizzata dalla necessità di integrare la sostenibilità ambientale (agro – ecologia e non solo) con quella economica. In gioco non c’è solo il futuro dell’agricoltura biologica, ma quello stesso dell’agricoltura.

In tale contesto si inserisce il Consorzio Marche Biologiche, una realtà che riunisce circa 300 imprenditori agricoli dell’intera filiera biologica marchigiana.

Nato nel 2010, il Consorzio si pone come obiettivo quello di individuare strategie comuni per valorizzare il biologico delle Marche in una logica di filiera, rafforzando la presenza delle specialità regionali Bio sui mercati italiani ed europei. Del resto questa regione, che ha dato i natali ad alcuni fra i pionieri del biologico in Italia, ha una vivacità produttiva che l’ha portata negli ultimi decenni a ricoprire un ruolo da “apripista” riguardo a un modo migliore di fare agricoltura.

Tre le cooperative che hanno aderito al nuovo progetto integrato di filiera promosso dal Consorzio Marche Biologiche ai sensi del PSR Marche 2014/2020: “Gino Girolomoni”, “La Terra e il Cielo” e “Montebello”. La “Gino Girolomoni” è stata fondata dall’omonimo imprenditore, uno dei padri dell’agricoltura biologica italiana, all’inizio degli Anni Settanta del secolo scorso. Oggi associa circa 30 produttori bio, tra aziende agricole singole, cooperative e consorzi, ed è specializzata nella trasformazione dei prodotti bio, in particolare dei cereali in pasta, e nella loro commercializzazione.

La Terra e il Cielo”, attiva dal 1980, è tra le prime cooperative del settore. Oggi annovera al suo interno 110 produttori biologici, per una superficie complessiva di 2.000 ettari, ed è apprezzata a livello internazionale per la valorizzazione delle produzioni conferite dalle proprie aziende associate, in particolare frumento duro e farro.

Montebello”, costituitasi nel 2008 con l’obiettivo di favorire l’aggregazione delle produzioni biologiche di aziende singole, associa circa 200 produttori per una superficie complessiva di circa 15.000 ettari.

Tutte e tre queste realtà, con la base sociale che le compongono, si stanno attrezzando ora per le nuove sfide che si stanno dipanando all’orizzonte.

“La fase “3.0” non è ancora finita che già siamo pronti ad affrontare una nuova sfida, quella dell’agricoltura “4.0” – spiega Francesco Torriani, Presidente del Consorzio – una fase che implementerà il concetto, per alcuni versi già presente, di “digitalizzazione e di precisione dell’agricoltura”, per una “nuova conversione” culturale e colturale. Il digitale, dunque, non sarà uno strumento da accettare o, peggio, da “sopportare”, né sarà una bacchetta magica che permetterà di coniugare la sostenibilità ambientale con quella economica. Tuttavia, sarà (e in alcune realtà già lo è) la nuova condizione della persona, prima che dell’imprenditore, quindi imprescindibile per innovare, organizzare e professionalizzare il settore primario. Con la digitalizzazione dell’agricoltura biologica, in altri termini, si avrà realmente l’opportunità di realizzare ambiziosi obiettivi, ovvero “connettere tutti gli attori della filiera” e rendere fattibile la gestione dell’enorme flusso di informazioni legate al processo produttivo, come la programmazione, la certificazione, il monitoraggio, la tracciabilità, la trasparenza, supporto alle decisione tecniche, uso ottimale degli imput tecnici, misurazione della sostenibilità economica e ambientale, etc.,

Del resto, già dal 2010 il Consorzio Marche Biologiche progetta nuove strategie comuni per rafforzare il biologico marchigiano. Si tratta infatti di struttura organizzativa moderna, capace di concentrare in un’unica filiera tutta l’energia dei coltivatori biologici regionali.

Proprio in tale ottica, sono in corso di definizione nuovi appuntamenti dedicati a tutti gli associati. A maggio 2019 si sono tenute due iniziative nell’ambito del progetto Biodiversity2Food ai sensi della Sottomisura 16.2 – PSR Marche 2014/2020, inerente al “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”, in particolare venerdì 10 maggio alle ore 16 un incontro formativo a Monte Porzio (PU) presso l’Azienda Agricola Giuliano Solfanelli, e venerdì 31 maggio alle 17 un incontro dimostrativo con visita ai campi sperimentali di cereali e leguminose, a Isola del Piano (PU) presso i terreni di Montebello Cooperativa Agrobiologica.

Giovedì 6 giugno alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze del Palazzetto Comunale Baviera a Senigallia (AN), è in programma un convegno nell’ambito della Sottomisura 1.2 – “Sostegno ad attività dimostrative e azioni di informazione” avente come titolo “La filiera marchigiana per la valorizzazione dei seminativi biologici: dalla coltivazione alla commercializzazione. Un progetto per migliorare la sostenibilità ambientale del sistema agricolo regionale. Non da ultimo, in occasione della fiera Sana che si terrà a Bologna dal 6 al 9 settembre 2019, il Consorzio sta organizzando un convegno sempre nell’ambito del progetto Biodiversity2Food dal titolo ”Recupero, caratterizzazione e valorizzazione di antiche varietà e identificazione di nuovi materiali genetici adatti ai sistemi agricoli biologici marchigiani”.


Per ulteriori informazioni: www.conmarchebio.it e profilo Facebook Con Marche Bio