Calcio

Allegri saluta la Juventus: “Scelta del presidente, un decisionista”. Agnelli: “Nessun condizionamento dai tifosi”

Il tecnico si congeda dalla Juventus e riceve la maglia con la scritta "History Alone" (solo nella storia) ed il numero 5 che ricorda gli scudetti conquistati. Agnelli: "Al di là di alcune dietrologie, quando pensavo di andare avanti nonostante quella partita con Max ero sincero anche se nelle dichiarazioni seguivo l'onda dell'emotività. Poi sono seguite riflessioni - anche dello stesso allenatore - per prendere la decisione"

Massimiliano Allegri si congeda ufficialmente dalla Juventus anche se mancano ancora due partite di campionato. L’ (ormai ex) allenatore bianconero si presenta in conferenza stampa assieme al presidente Andrea Agnelli in un’atmosfera rilassata e sorridente. Anche se il tecnico si commuove più volte durante il discorso. Andrea Agnelli comincia elencando tutti i successi di Allegri in bianconero: “Ho trovato in Allegri un amico con cui potermi confidare su tanti argomenti. Ma ora devo fare una valutazione sulla programmazione che deve andare avanti”. Il presidente racconto quanto successo dopo la sconfitta contro l’Ajax: “Al di là di alcune dietrologie, quando pensavo di andare avanti nonostante quella partita con Max ero sincero anche se nelle dichiarazioni seguivo l’onda dell’emotività. Poi sono seguite riflessioni – anche dello stesso allenatore – per prendere la decisione”. Allegri dal canto suo precisa: “Io non avevo chiesto rivoluzione né cambi di giocatori. Il presidente ha preso questa decisione da decisionista quale è”.

Andrea Agnelli: “Decisione che va al di là degli elementi fattuali”
Andrea Agnelli
inizia subito la conferenza annunciando di non voler parlare del prossimo allenatore. Ed enumerando i successi di Allegri: “Era dagli anni ’30 che la Juve non vinceva 5 scudetti consecutivi”. Poi narra di quando lo incontrò con il ds Paratici prima della finale di Champions Bayern Monaco-Borussia Dortmund. “Dissi a Paratici: ‘Quello sarà il prossimo allenatore della Juventus”. E 14 mesi dopo la profezia si avverò. “Anche se – racconta il presidente – all’arrivo di Allegri volevano farci passare nel cancello di dietro di Vinovo per evitare contestazioni. Poi abbiamo vinto il campionato”. Il presidente ha poi riassunto l’esperienza vissuta a fianco dell’allenatore livornese: “Sono stati 5 anni bellissimi, condivisione, sconfitte, lavoro e tante tante vittorie.” “Siamo stati vicini di casa, abbiamo condiviso cene, Juventus e vita. Io ho trovato un amico in Allegri con cui potermi confidare su tanti argomenti”. E sulla decisione precisa: “Ho fatto una valutazione sulla programmazione che deve andare avanti.  Al di là di alcune dietrologie, quando pensavo dopo la sconfitta con l’Ajax di andare avanti con Max ero sincero anche se nelle dichiarazioni seguivo l’onda dell’emotività. Poi sono seguite riflessioni – anche dello stesso allenatore – per prendere la decisione”. Che comunque va “al di là degli elementi fattuali” e non è stata influenzata dai tifosi ma solo  “dal cuore”. E che è soprattutto “la decisione più sofferta da quando sono alla Juve”. Il presidente regala poi ad Allegri una maglietta con il numero “5” e la scritta “History Alone” (solo nella storia).

Allegri: “Il futuro? Magari una pausa mi fa anche bene”
Poi tocca a Massimiliano Allegri: “Ringrazio il presidente per le bellissime parole che ha speso” – dice fermandosi ogni tanto per la commozione – ” e ringrazio i ragazzi per quello che mi hanno dato”. Poi continua: “Ci siamo tolte tante soddisfazioni e ora lascio una squadra vincente che può ripetersi in Italia e fare una grandissima Champions”. Precisando: “Questo è il momento giusto per lasciarci. Lascio un gruppo di giocatori straordinario sul piano tecnico e personale, una società con un presidente straordinario e un decisionista. Oltre a Nedved e Paratici che erano dei ragazzi al mio arrivo e ora sono dei dirigenti importanti”. Infine il tecnico ribadisce: “Vivo serenamente questa situazione: ci si può dividere nei rapporti professionali. Io non avevo chiesto rivoluzione né cambi di giocatori. Il presidente ha preso questa decisione da decisionista quale è”. L’unico momento in cui il tecnico si scalda è quando sostiene: “Non ho ancora capito a 52 anni cosa vuol dire giocare bene. Quelli che vincono sono più bravi degli altri. Vi vorrei fare un esempio che conferma questa teoria ma se faccio l’esempio vien giù tutto…” L’ (ormai ex) tecnico bianconero dedica infine una nota al futuro: “Vedrò, magari una pausa mi fa anche bene. Ho bisogno un po’ di riposarmi, poi è normale che dopo il 15 luglio cominci a venirmi voglia di lavorare”.