Ambiente & Veleni

Livorno, l’autorità rifiuti ufficializza spegnimento inceneritore entro il 2021. Nogarin: “Impianto ora su binario morto”

Martedì scorso, l’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani A.T.O. Toscana Costa ha approvato una delibera che recepisce la decisione del Consiglio direttivo del 19 aprile. Dopo lo spegnimento i rifiuti indifferenziati verranno smaltiti in discarica e dall'anno successivo o saranno portati fuori dal territorio livornese oppure il termovalorizzatore sarà sostituito da un impianto senza alcun impatto ambientale

In origine era stata ribattezzata “Operazione Pratino”. Ovvero: riconvertire l’inceneritore di Livorno in un prato verde. Eppure, se fino a pochi giorni fa, era stata più una questione di annunci politici da parte del Movimento 5 Stelle di Filippo Nogarin, da martedì scorso anche l’assemblea A.T.O. (Ambito Territoriale Ottimale) Costa ha messo nero su bianco lo spegnimento dell’inceneritore cittadino entro il 2021. La decisione è arrivata durante l’assemblea di martedì scorso in cui è stato approvato il nuovo piano straordinario per la gestione dei rifiuti e ha fatto esultare il sindaco uscente che non si ricandiderà per un mandato bis ma correrà alle elezioni europee: “Da questo momento, di fatto, abbiamo messo l’inceneritore su un binario morto” ha detto. La delibera produrrà degli effetti su molti comuni della costa toscana (come Massa) che dovranno aumentare la percentuale di raccolta differenziata per non portarli a bruciare nell’impianto di Livorno.

La decisione dell’assemblea Ato
Martedì scorso, l’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani A.T.O. Toscana Costa ha approvato una delibera che recepisce la decisione del Consiglio direttivo del 19 aprile in cui l’amministrazione di Filippo Nogarin aveva ribadito la volontà di spegnere il termovalorizzatore che si trova in località Picchianti, zona industriale a nord della città. Concretamente la questione viene affrontata nella lunga proposta di aggiornamento del piano straordinario allegata alla delibera che lascia aperte alcune domande: “Gli scenari previsti a regime prevedono pertanto a far data dal 2022 tale evento – si legge a pagina 201 del documento – con l’allocazione di flussi di frazione secca/CSS a discarica nel transitorio (2022) e, a regime, presso altra impiantistica extra ambito, nonché la possibile realizzazione di impiantistica ex novo”. Che tradotto significa: dopo lo spegnimento dell’inceneritore entro il 31 dicembre 2021, per il 2022 i rifiuti indifferenziati verranno smaltiti in discarica e dall’anno successivo o saranno portati fuori dal territorio livornese oppure il termovalorizzatore sarà sostituito da un impianto senza alcun impatto ambientale. Ed è proprio in questa direzione che si starebbe muovendo il Comune di Livorno: secondo quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, l’amministrazione comunale avrebbe già presentato all’Ato un progetto di fattibilità per la costruzione di un impianto del tipo TMB (Trattamento meccanico-biologico) al posto dell’inceneritore del Picchianti.

La storia dell’inceneritore
Quello della chiusura dell’inceneritore era stato un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle livornese già durante la campagna elettorale vincente del 2014 ed era stato messo nero su bianco anche nel piano tariffario allegato a quello di concordato preventivo di Aamps (la municipalizzata dei rifiuti), approvato dal Tribunale di Livorno all’inizio del 2017. Se originariamente il termovalorizzatore bruciava il 75% da Livorno e il restante 25% da fuori, il piano industriale di concordato prevedeva proprio il ribaltamento di questa proporzione: un quarto dei rifiuti indifferenziati sarebbero giunti da Livorno mentre il restante dagli altri comuni della costa. Con lo spegnimento dell’impianto, le altre città dovranno aumentare la loro percentuale di raccolta differenziata e l’indifferenziata prodotta a Livorno sarà progressivamente ridotta e smaltita nel nuovo impianto a trattamento meccanizzato-biologico.

Nogarin: “Gli altri comuni aumentino la differenziata”
La decisione di A.T.O. Costa ha fatto esultare il sindaco Nogarin che, a venti giorni dalle elezioni amministrative, può utilizzare lo spegnimento dell’inceneritore come un altro risultato del suo mandato: “A questo punto – ha detto il primo cittadino – tutti i Comuni della costa toscana saranno tenuti a incrementare le loro percentuali di differenziata, visto che presto non ci sarà più l’impianto di Livorno in cui bruciare tutti i rifiuti in eccesso. Hanno due anni e mezzo di tempo per organizzarsi. I livornesi, in particolare quelli che abitano nei quartieri nord, hanno già respirato aria inquinata a sufficienza”. Come raccontato a febbraio da Ilfattoquotidiano.it, anche il Pd, che proverà a recuperare il Comune con il giornalista Luca Salvetti, ha inserito nel suo programma di governo lo spegnimento dell’inceneritore facendo diventare Livorno “un polo di grande eccellenza dell’economia circolare”. Che vincano i Dem o il M5S, sul termovalorizzatore non si tornerà più indietro.

Anche il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, si è complimentato con l’amministrazione livornese: “Complimenti al comune di Livorno e al sindaco Filippo Nogarin – ha scritto in un post su Facebook –  Chiudere un inceneritore perché si è ottenuto un ottimo risultato con la differenziata e grazie a una oculata programmazione con tutto il territorio è buona politica. Avanti così”.

Twitter: @salvini_giacomo