Politica

Terrorismo, circolare di Salvini ai prefetti: “Più controlli sui luoghi di culto e aggregazione islamici”

Nel documento, il ministro dell'Interno chiede di aumentare i controlli sulla "variegata realtà dei centri ispirati alla fede musulmana, distribuiti su tutto il territorio nazionale ma concentrati soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia e Toscana"

Particolare attenzione intorno ai luoghi di culto e di aggregazione islamici e il proseguimento del monitoraggio online delle piattaforme di comunicazione tra reclutatori e soggetti radicalizzati. Sono questi i provvedimenti più importanti contenuti nella circolare destinata ai prefetti per aumentare i controlli e il livello di attenzione firmata nella mattinata di martedì dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. La circolare del Viminale raccomanda di “riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo“, focalizzando i controlli sulla “variegata realtà dei centri di aggregazione e delle associazioni culturali asseritamente ispirate alla fede musulmana, distribuite su tutto il territorio nazionale ma concentrate soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia e Toscana. Una presenza in aumento, contraddistinta da differenti ideologie di riferita matrice religiosa, in certi casi orientata a una strumentale interpretazione radicale e intransigente dell’Islam“.

Nella circolare si spiega che a motivare l’aumento dei controlli sarebbe la sequenza di attacchi in Europa e in altre parti del mondo che da anni si ripropongono in maniera incessante. In particolare, gli attentati multipli in Sri Lanka rivendicati dallo Stato Islamico che hanno causato circa 250 morti e 500 feriti potrebbero generare casi di emulazione che possono mettere in pericolo la sicurezza nazionale. “Gli eventi degli ultimi anni, fino ad arrivare ai più recenti attentati che il giorno di Pasqua hanno colpito lo Sri Lanka, dimostrano come la tutela della sicurezza nazionale debba costantemente adeguarsi a nuovi profili di rischio, modellandosi su contesti e problematiche che sono, per loro natura, fluidi ed impongono un continuo e attento processo di affinamento e aggiornamento di metodi e prassi di intervento”, si legge nella circolare. “La permanente attualità della minaccia cui si accompagnano episodi di natura emulativa verosimilmente ispirati da influenze mediatiche – continua – esigono la massima tensione delle SS.LL. nella ricerca di moduli di osservazione ed analisi delle fenomenologie locali capaci di far emergere situazioni sospette meritevoli di intervento. In considerazione del descritto profilo della minaccia, incarnata anche da singoli radicalizzati istigati dal messaggio propagandistico, occorre riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo”.

Un ruolo di fondamentale importanza è svolto dalle amministrazioni locali, spiega la direttiva: “Si tratta, come è chiaro, di un impegno di grande portata che fa leva sulla naturale vocazione di quegli enti a ‘sentinella’ delle comunità, volto ad accrescerne la resilienza all’estremismo violento, così da tutelare la sicurezza nazionale”. A tal fine, dispone la circolare, sarà cura dei prefetti “valorizzare le opportune forme di collaborazione e di interazione con i suddetti attori istituzionali per la creazione di ulteriori canali informativi, accompagnando la proiezione operativa con una attenta pianificazione delle relative strategie che tenga conto dell’incessante evoluzione del settore”. Il ruolo svolto dalle realtà locali sarà fondamentale per cogliere e mettere all’attenzione delle autorità nazionali soprattutto i casi di radicalizzazioni in casa, difficilmente monitorabili se non attraverso il controllo delle piattaforme web: “Il costante raccordo e le interlocuzioni che saranno avviate nelle sedi competenti contribuiranno a rilevare possibili progettualità ostili, intercettando il bacino potenzialmente esteso ed insidioso dei ‘radicalizzati in casa’. Il patrimonio conoscitivo così acquisito, messo a disposizione delle Autorità, potrà scongiurare l’attivazione violenta dei militanti grazie al ventaglio di misure di prevenzione e contrasto proficuamente impiegato dalle Forze dell’ordine”.

Il documento spiega che gli sforzi saranno concentrati soprattutto sui rischi legati al terrorismo d’ispirazione islamista: “Il riferimento è innanzitutto al terrorismo di matrice jihadista – si legge nella nota -, la cui perdurante forza attrattiva è tale da innescare processi di radicalizzazione all’interno degli stessi Paesi target, incoraggiando l’attivazione autonoma dei seguaci e traducendosi in un pericolo di carattere puntiforme e sfuggente”. Questo nonostante siano tornati a proliferare, anche in Europa, movimenti estremisti che si rifanno ai principi del nazismo, fascismo e al suprematismo bianco, conducendo anche attacchi nei confronti di immigrati, musulmani ed ebrei. Come spiega l’ultimo report Global Terrorism Index pubblicato dall’Institute for Economics and Peace (Iep), mentre sono in calo gli attacchi che portano la firma di Daesh, l’aumento “preoccupante” è quello delle azioni compiute da esponenti della “destra estrema”.

A preoccupare il Viminale è anche il fenomeno delle migrazioni di massa che potrebbe essere collegato, fanno capire, alle azioni terroristiche compiute in Europa. Nonostante in Italia siano sbarcate 647 persone nel 2019, secondo i dati aggiornati dall’Alto Commissariato per i Rifugiati dell Onu (Unhcr), e 23mila nel 2018, contro le 119mila del 2017 e le 181mila del 2016, la nota spiega che “altrettanto significativa per le dimensioni assunte è la tendenza alla migrazione di massa, alimentata non solo da conflitti in atto a livello internazionale, ma soprattutto dalla mediazione di trafficanti senza scrupoli, organizzazioni e reti criminali coinvolte nella gestione dei flussi che veicolano come accessibile agli interessati la prospettiva di una vita migliore fuori dai Paesi di origine, alimentando i canali dell’immigrazione clandestina offerti all’eventualità di infiltrazioni terroristiche”.