Politica

Casapound, Di Stefano: “Da noi meno indagati del Pd. Nostri nemici? No Tav, centri sociali”. Scontro con Latella e Giannino

Botta e risposta serrato a 24 Mattino (Radio24) tra i conduttori della trasmissione, Maria Latella e Oscar Giannino, e il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano, sulla vicenda dei due militanti del movimento di estrema destra, arrestati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo di cui è stata vittima una donna di 36 anni. I due, di cui uno consigliere comunale di Vallerano (Viterbo), sono stati espulsi dal movimento.

Latella chiede al politico il motivo per cui il consigliere comunale di Casapound, Francesco Chiricozzi, rinviato a giudizio per il pestaggio di un giovane di Vallerano Paolo Evangelistella, che aveva postato su Facebook una vignetta ironica su Casapound, non era stato a suo tempo mandato via dal movimento.

“Purtroppo di episodi di violenza spicciola sul territorio ne capitano tanti – risponde Di Stefano – “Ieri c’è stata una manifestazione a Milano in cui si è permesso a delle persone di andare in giro con caschi e mazze al fine di impedire la commemorazione di un ragazzo ucciso a colpi di chiave inglese dai comunisti della Milano degli anni ’70”.

Latella ribatte: “Io le ho chiesto un’altra cosa. E’ molto semplice buttare la palla dall’altra parte del campo“. La giornalista ripete la domanda, insistendo sul senso di impunità di Chiricozzi, che nel 2017, nonostante il violento pestaggio di gruppo a cui partecipò ai danni di Evangelistella, non fu espulso da Casapound.
Di Stefano insiste: “Non può mettere sullo stesso piano quei due episodi, uno di una gravità estrema come lo stupro e un altro che è una scaramuccia sul territorio”.
“Infatti non li metto sullo stesso piano”, replica Latella.

Il segretario di Casapound continua: “Il pestaggio è ancora in attesa di giudizio, per cui non rientra nella nostra responsabilità. I due sono stati immediatamente allontanati e il consigliere comunale è stato costretto alle dimissioni. Quello che Casapound poteva fare lo ha fatto. Di episodi di scaramucce sul territorio è piena l’Italia, perché, ahimè, esiste anche una controparte politica violenta che con mazze, caschi e bastoni pensa di poter sopprimere la voce di un partito che, invece, si candida regolarmente alle elezioni, mentre gli altri non lo fanno”.
E ribadisce: “Il nostro è stato fatto nella maniera più rapida e più giusta, anche magari rispetto ad altri partiti che invece tentennano un pochettino. Ricordo che 10 anni fa Roma fu funestata da uno stupratore seriale, che andava a violentare le ragazze nei garage. E poi si scoprì che era un dirigente del Pd, addirittura responsabile di una sede di partito. Non ricordo che all’epoca ci fu la stessa solerzia che si ha con noi”.
Giannino e Latella controbattono: “Questo non significa che, in questo caso, non bisogna averla”.

Il conduttore poi elenca alcuni dati relativi a Casapound: “Dal 2011 al 2016, sulla base di una relazione del ministero dell’Interno sulla vostra organizzazione, risultano 20 arrestati e 359 denunciati per violenze, rapine, detenzione illegali di armi, attentati incendiari, lesioni a pubblico ufficiale. Qualcuno è indagato per rapina a banda armata“.

Di Stefano smentisce quei dati e aggiunge: “Tra tutte quelle denunce bisogna poi vedere cosa si tramuta in condanna. La verità è che noi operiamo sui territori, mentre dall’altra parte c’è un nemico che non ha volto, è impunito e può fare quello che vuole. Parlo ovviamente del mondo dei centri sociali, dell’antagonismo, dell’antifascismo militante, di tutta questa bella gente qua, che, ogni volta che Casapound apre una sede e prova a fare politica secondo le regole, pensa che con la violenza possa chiudere le nostre sedi e sopprimente i nostri militanti. Purtroppo viviamo uno scontro che noi non vorremmo, ma poi ben sapete che cosa è il mondo dei No Tav e dei centri sociali. Sono abbastanza famosi per quello che fanno. E comunque abbiamo sempre meno condanne e meno indagati del Pd“.

Si scatena una nuova polemica con Maria Latella, che rimprovera al politico lo svicolare dall’argomento principale.
Nel prosieguo dell’intervista, Di Stefano auspica castrazione chimica e lavori forzati per i due militanti di Casapound, in caso di condanna.

Terminato il collegamento telefonico con il segretario di Casapound e dopo la pausa pubblicitaria, Giannino commenta amaramente: “Non è un grande divertimento fare queste interviste. Uno cita la relazione del Viminale e tu mi rispondi che quei numeri non valgono. Poi mi dici che c’è una guerra col nemico. Ma cosa c’entra con tutto questo? A volte, mi vien voglia di prendere l’astronave. Lo so, è sbagliato. Quindi, bisogna incalzare, incalzare, incalzare. Il problema, però, è il rimbalzare”.