Politica

Firenze, il candidato del centrodestra: “25 aprile ideologico, non vado”. L’Anpi: “Non sa che è medaglia d’oro per la Resistenza”

Ubaldo Bocci, in quota Lega: "Nel giorno della Liberazione organizzo un'iniziativa con gli esclusi e i deboli". I partigiani: "Ma sta con chi c'era prima la Liberazione o con chi c'era dopo?"

Quel vestito color azzurro risalta tra i tanti oggetti conservati nel  museo della pace di Sant’Anna di Stazzema e appartenuti ai 560 civili uccisi dai nazisti il 12 agosto del 1944. La giovane Lina, figlia di poveri contadini, se l’era comprato con tanti sacrifici: avrebbe voluto indossarlo da sposa. Ma al matrimonio non ci è arrivata. I tedeschi trucidarono anche lei senza pietà.

Viene da chiederci, se esiste un aldilà, cosa penserà la giovane Lina di Stazzema e le tante vittime della guerra nazi-fascita, dell’uscita del candidato del centrodestra a sindaco di Firenze Ubaldo Bocci: “Il 25 aprile organizzo un’iniziativa con il mondo degli esclusi e dei deboli. Non per nulla, ma purtroppo quella data è diventata un appuntamento ideologico e io all’ideologia preferisco la vita vera”, ha dichiarato Bocci, 62 anni, quota Lega, dirigente di Azimut e presidente nazionale di Unitalsi, l’associazione cattolica che si occupa dei pellegrinaggi nei santuari internazionali. Non era forse povera Lina e non appartenevano al mondo dei deboli, che tanto sta a cuore a Bocci, la gran parte di morti provocati dal fascismo e dal nazismo? E la Liberazione così oggi detestata da Bocci, un passato giovanile nel Msi (così scrive Libero), non è quella che sognavano i partigiani e i combattenti del nazifascismo?

Sono queste le domande che girano, soprattutto sui social, nella Firenze medaglia d’oro della Resistenza, dopo la clamorosa intervista di Bocci. “O si sta dalla parte dei caporioni oppure si sta dalla parte dei perseguitati, dei deportati e di chi ha alzato la testa e li ha cacciati – è la reazione dell’Anpi, l’associazione dei partigiani – O si sta con ciò che c’era prima della Liberazione oppure con ciò che c’è dopo. Chi si candida a reggere la responsabilità istituzionale di una città come la nostra dovrebbe avere ben presente queste distinzioni, che prima che politiche o ideali sono distinzioni fra l’umano e il disumano”.

Per Paola Galgani, segretaria della Cgil di Firenze “il 25 aprile non è una festa divisiva, ma che unifica tutta Italia, perché è semplicemente la festa in cui si celebra la fine della dittatura in questo Paese”. Gli fa eco la Fiom: “ Se oggi è possibile avere un confronto per permettere ai cittadini fiorentini di scegliere il loro sindaco è grazie alle migliaia di donne e uomini che scelsero la via dei monti. A Firenze non serve tornare al podestà”.

Dal Pd e dalla sinistra un coro di reazioni indignate. Dalla segretaria Pd Simona Bonafè che sottolinea come non si possano mettere in contrapposizione poveri e libertà mentre l’ex socialista Eugenio Giani, presidente dell’assemblea regionale toscana, Bocci “dovrebbe dirlo in faccia a tutti quelli che hanno perduto un parente quella che è stata l’oppressione nazifascista”. La candidata della sinistra Antonella Bundu le parole di Bocci “sono un’offesa a Firenze”.

Mentre il centrodestra difende Bocci, a cominciare dal parlamentare Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia), che accusa la sinistra di usare il 25 aprile per fare campagna elettorale, le dichiarazioni del candidato leghista hanno irritato anche i vertici del mondo cattolico fiorentino. Si ricorda infatti che nel 1938 l’allora cardinale di Firenze Elia Dalla Costa chiuse le porte delle chiese a Hitler e Mussolini in visita nella città del giglio. E durante la guerra molti preti e cattolici come Gino Bartali rischiarono la morte per salvare gli ebrei.