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Congresso Verona, Zaia: “L’omofobia è una patologia”. Ma la platea non è entusiasta: applausi timidi per il leghista

“Avete una responsabilità e una grande opportunità: utilizzate questo palcoscenico anche per parlare dei temi che sono più ostici, come il tema dell’omofobia. Io mi auguro, e lo dico da eterosessuale convinto, che qui si possa chiarire una volta per tutte che l’omofobia è una patologia“. Sono le parole del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, nel suo discorso di apertura del 13mo Congresso mondiale delle famiglie a Verona. Flebili e timidi gli applausi quando il politico della Lega ha stigmatizzato l’omofobia.

Zaia aggiunge: “È fondamentale dire che questa Regione è aperta alle idee di tutti e che questa è una comunità aperta. E finché ci sarò io in questa Regione per tutti c’è libertà di esprimere le proprie idee con un principio: la tua libertà finisce dove inizia la mia e la mia libertà finisce dove inizia la tua. Penso che sia la regola del gioco fondamentale per rispettare tutti: il rispetto – continua – Io non conosco il vostro mondo, ma mi sono informato per darvi il patrocinio. Vedo che ponete temi centrali come il ruolo della famiglia, nella società, i bimbi, la donna e molto altro ancora. Oggettivamente io questo non lo considero Medioevo. Ringraziate quelli che si sono opposti a questo congresso, perché vi hanno fatto tanta pubblicità. Se non aveste avuto tutta questa pubblicità, sarebbe stato un congresso per addetti ai lavori”.

E conclude: ” Vi voglio augurare buon lavoro e spero che sia proficuo questo lavoro. E’ fondamentale capire che gli estremismi non ci portano a nessuna parte. Se, da un lato, per difendere il sacrosanto diritto di una persona di fare le scelte sessuali e sentimentali che le aggradano non sia necessario finanziare un Gay Pride, dall’altro lato, è fondamentale dire che per parlare di famiglia non bisogna essere in odore di santità. Cioè tutti possono parlare di famiglia senza sentirsi necessariamente persone rette. Lo dico perché il bigottismo rischia di trascinarci in quello che poi diventa estremismo“.