Diritti

Spagna, “ritardare espulsione delle donne irregolari se danno figli in adozione”: la proposta del Partido Popular fa discutere

Pablo Casado, presidente del partito di opposizione, propone una “legge di aiuto alla maternità” che ha, tra le misure previste, il rinvio del procedimento di espulsione per le donne incinte prive di documenti. E scoppia la polemica

La giornata dell’8 marzo in Spagna ha visto scendere in piazza più di 350mila persone per lo sciopero femminista. Poco prima, il governo aveva deciso di innalzare il congedo di paternità fino a parificarlo a quello di maternità: 16 settimane con stipendio pieno fino al 2021. Ora, in vista delle elezioni del 28 aprile, il Partido Popular, principale forza di centro destra ora all’opposizione, avanza una proposta che fa discutere: posticipare l’espulsione delle donne migranti prive di documenti se queste decidono di dare i figli in adozione.

La misura punta a mantenere nel Paese iberico le donne incinte irregolari, ma non per sempre. Fonti interne al partito assicurano che “l’adozione non sarà motivo di protezione”: le neomamme – che durante la gestazione godranno degli stessi diritti delle donne in posizione regolare – potranno essere rimpatriate, se intercettate dalle autorità, dopo aver partorito e consegnato il neonato. “Sarebbe un’atrocità – sostengono fonti del partito – utilizzare i dati che verranno raccolti in caso di adozione come giustificazione per facilitare l’espulsione della donna. Vogliamo evitare queste situazioni per ragioni umanitarie e per proteggere maggiormente la madre e il minore”.

Il presidente del Pp Pablo Casado, nella campagna elettorale degli ultimi giorni ha collegato più volte tematiche tra loro distanti, come per esempio l’interruzione volontaria di gravidanza e la sostenibilità delle pensioni, scatenando critiche anche all’interno del proprio gruppo, che considera il dibattito sulla questione “ormai superato”. Nonostante questo, durante un discorso pubblico a Cartagena (Murcia), Casado ha promesso di investire “tutte le risorse” di cui disporrà una volta al governo “a favore della vita”, per combattere “l’inverno demografico che si vive in Spagna” e perché “le donne che vogliono diventare madri possano contare su tutti gli aiuti necessari”. Inoltre ha aggiunto che “in Spagna nascono 400mila bambini in meno rispetto al 1975, e ogni anno si verificano circa 100mila interruzioni volontarie di gravidanza”.

Le alte cariche del partito sostengono che un’alta percentuale di aborti sia dovuta a motivi economici, soprattutto tra “donne immigrate prive di mezzi”: il vicesegretario, Javier Maroto, parlava del problema del “terzo figlio”. Per questo, Casado ha riassunto immigrazione irregolare, aborti, adozioni e fattori economici in una sola proposta: la ”legge di aiuto alla maternità”. In realtà, esiste già una legge che protegge le donne incinte senza documenti, indipendentemente dalla scelta dell’adozione. L’articolo 57 della Ley de extranjeria stabilisce infatti che l’espulsione non può avere corso “nei confronti di donne in gravidanza, se la misura implica un rischio per la gestazione o la salute della madre”.

La premessa da cui deriva la proposta del Pp è falsa, spiega a El Pais Marcelo Belgrano, coordinatore del servizio di asilo del Collegio degli avvocati di Madrid: “In Spagna non esiste questo scambio di dati per cui una donna che inizia il processo di adozione debba temere l’espulsione”. Questa era, semmai, una proposta di Vox – il partito di estrema destra che insieme al Pp governa ora in Andalusia – rifiutata proprio durante la negoziazione degli accordi per un esecutivo comune.

Secondo quanto riporta eldiario.es, anche il Cora (Coordinamento delle associazioni in difesa dell’adozione e dell’accoglienza) assicura di non aver mai registrato alcuna denuncia di questo tipo, per cui ha mostrato incomprensione di fronte alla proposta del Pp. Questa iniziativa, secondo l’avvocato Vladimir Núñez, risulterebbe in ogni caso in conflitto con l’articolo 13 della Costituzione, che garantisce agli stranieri tutte le libertà pubbliche su territorio spagnolo, e con l’articolo 18, che garantisce il diritto all’intimità personale e familiare.