Politica

Firenze, la Lega prova a scalare Palazzo Vecchio con il candidato gradito anche ai sostenitori di Renzi e Nardella

Dal cda della radio dell'arcivescovo Betori alla scuola degli industriali fiorentini, senza contare il fratello ai vertici della Confindustria locale: il pedigree di Ubaldo Bocci, presidente della Fondazione Unitalsi (pronto alle dimissioni) contiene molti degli ingredienti che hanno determinato il successo del Giglio magico, a partire dalla matrice cattolica che si affianca a quella imprenditoriale

Cosa c’entra con la Lega di Matteo Salvini un manager bancario di lungo corso, che gode della fiducia di un’arcidiocesi storicamente vicina agli amministratori di centro sinistra? Se lo stanno chiedendo in molti a Firenze, da quando il nome di Ubaldo Bocci ha ripreso quota in città come antagonista di Dario Nardella nella corsa per Palazzo Vecchio. L’investitura in attesa di conferme ad horas, è ritornata in voga a metà febbraio sotto la spinta di Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pisa). La zarina di Salvini, plenipotenziaria della Lega in Toscana, è infatti convinta che Bocci sia il “candidato vincente”. Come darle torto, visto il pedigree del presidente della Fondazione Unitalsi (pronto alle dimissioni) che contiene molti degli ingredienti che negli ultimi dieci anni, hanno determinato il successo del Giglio magico, a partire dalla matrice cattolica che si affianca a quella imprenditoriale.

Il più classico degli ora et labora del nostro tempo, per dirla con poche parole, insomma. Classe 1957, il referente toscano dei fondi d’investimento targati Azimut, la spa quotata a Piazza Affari con oltre 38,9 miliardi di massa gestita, non certo è l’uomo delle periferie sarebbe piaciuto ai Fratelli d’Italia, ma la Lega lo ha accolto come il salvatore della patria in terra renziana. Forse anche perché è presidente della Fondazione dell’Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali.

Un incarico prestigioso nella comunità fiorentina come testimonia il fatto che Nardella si sia affrettato ad arruolare in lista il presidente della sezione fiorentina Leonardo Gestri, aprendo una sfida senza precedenti nel mondo del volontariato cattolico. Un mondo dove però Bocci gioca più che in casa. Per esempio dal 2016 – è al secondo mandato – siede nel consiglio di amministrazione di Radio Monte Serra, su nomina diretta dell’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, già segretario generale alla Conferenza episcopale italiana che ha molto a cuore la società che controlla Radio Toscana, l’emittente delle curie e delle misericordie regionali di cui l’Arcidiocesi fiorentina ha la maggioranza e alle cui assemblee annuali l’alto prelato è solito presenziare.

Nel cda della radio, oltre al candidato della Lega si trovano personaggi del calibro di Andrea Ceccherini, storico provveditore della Misericordia di Firenze che ha lasciato l’incarico decennale a metà mandato nel 2017 ed è passato al coordinamento delle 42 confraternite fiorentine. Il presidente, invece, è Mario Curia, succeduto un anno fa all’ex numero uno dell’Ansa in Toscana e dal 2011 a capo della comunicazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Riccardo Galli. L’editore di libri d’arte di origini calabresi è tra gli esponenti di spicco della Confindustria locale, negli stessi anni in cui Renzi passava da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi è entrato nel cda dell’Università di Firenze e nel consiglio della Camera di Commercio, mentre più recentemente è diventato presidente del consiglio direttivo dell’Accademia del Maggio Fiorentino.

Bocci d’altro canto è bene introdotto nel mondo degli affari anche per altre vie, senza avere nulla da invidiare al successore di Matteo Renzi. In rappresentanza di Azimut, per esempio, è socio sostenitore della Scuola di Scienze aziendali e tecnologie industriali “Piero Baldesi”, di cui la città metropolitana di Firenze, rappresentata da Nardella, è socio fondatore, accanto ad industriali noti come Leonardo Bassilichi, numero uno della Camera di Commercio di Firenze, presente al matrimonio del braccio destro di Matteo Renzi, Marco Carrai. Non solo. Il fratello di Bocci, Enrico, è vicepresidente della Confindustria locale ed è stato tra i promotori della controversa associazione Progetto Toscana accanto a molti dei notabili fiorentini di cui sopra, come lo stesso Bassilichi e pure all’ex potente assessore regionale all’agricoltura, il piddino Gianni Salvadori.

Salvadori è un politico discusso perché al centro di un intreccio di interessi fra impresa e mondo dell’associazionismo locale come ricorda la vicenda Esprit. Di che cosa si tratta? Di un consorzio che, sotto la presidenza della moglie di Salvadori, Viviana Viviani, ha finanziato Progetto Toscana attraverso fondi pubblici regionali in un potenziale conflitto d’interessi. La storia è ben nota al deputato di Forza Italia, Stefano Mugnai che nell’autunno 2010 sollevò la questione dei rapporti esistenti fra la Regione Toscana e il consorzio Esprit, di cui fanno parte Cisl, Confcooperative, Uil, Agci della Toscana, la stessa Progetto Toscana, Banca Etica e Ceforcoop. Mugnai, all’epoca consigliere regionale, calcolò che, fra il 2003 e il 2010, la Esprit della Viviani era riuscita ad ottenere dalla Regione Toscana 14 milioni e 700mila euro provenienti dal Fondo Sociale Europeo. Ne nacque anche un’inchiesta giudiziaria chiusa con l’assoluzione di tutti. Ma, forse anche per via di questa storia, fatta di antiche amicizie e vecchi rancori, Mugnai, che è coordinatore regionale del partito alleato della Lega, si è opposto fino all’ultimo alla candidatura di Bocci. E si è spinto fino a chiedere, invano, un summit nazionale sul nome del candidato del centrodestra per Palazzo Vecchio.

Bocci, poi, è anche un uomo di cultura, amico del maestro Andrea Bocelli, anche lui vicino sia all’arcivescovo Betori che Salvini. Quest’ultimo la scorsa estate è stato fotografato mentre si dirigeva a cena a casa del tenore. Il quale a Firenze ha coltivato a lungo un ambizioso progetto: la creazione di un’accademia internazionale di musica nell’ex convento cinquecentesco di Sant’Orsola di proprietà della Città metropolitana. Approvato da tempo da Palazzo Vecchio, però, il progetto da complessivi 30 milioni di euro è rimasto appeso al nodo dei guai finanziari di alcuni imprenditori della cordata che avrebbe dovuto realizzarlo.

Musica a parte, alla gente di Firenze, Bocci promette più sicurezza cavalcando l’onda del populismo e della paura. “Stasera a Firenze. Non una città sudamericana senza controllo. Alle 19.30 non alle 4 di notte. In una piazza centrale – ha scritto il candidato sindaco in un post del 12 febbraio – Mentre le persone tornavano a casa dal lavoro oppure erano a fare una passeggiata. Davanti a donne e bambini. A Firenze. Si sono massacrati quattro extracomunitari ed è apparsa una pistola. A Firenze. Alle 19.30. Credo non ci sia da aggiungere altro”. Dev’essere questa “la svolta che merita la nostra città” di cui ha parlato pochi giorni dopo in una nota in cui si è detto “grato alle forze politiche che hanno indicato il mio nome quale candidato sindaco di Firenze, individuando in me, figura di sintesi del mondo civico ed estraneo alle vecchie logiche”.