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Magnate dei diamanti “ossessionato dal sesso” muore durante un intervento di allungamento del pene

Si tratta di Ehud Arye Laniado, considerato uno dei massimi esperti al mondo nella valutazione dei diamanti grezzi. Nonostante la sua immensa ricchezza che si era costruito da solo partendo da umili origini, l'uomo soffriva per la sua bassa statura e aveva il cosiddetto "complesso di Napoleone"

Era “ossessionato dall’aspetto fisico e dalla prestanza sessuale” motivo per cui, a 65 anni, aveva deciso di sottoporsi a un delicato intervento chirurgico di allungamento del pene. Durante l’operazione però, nel momento in cui i chirurghi gli stavano iniettando una sostanza, sono sorte complicazioni e ha avuto un arresto cardiaco. Così è morto Ehud Arye Laniado, magnate dei diamanti ultramiliardario considerato uno dei massimi esperti al mondo nella valutazione dei diamanti grezzi. Titolare di una doppia nazionalità israeliana e belga, era soprannominato “l’argentino” perché aveva l’aspetto di un “ballerino di tango”.

Nonostante la sua immensa ricchezza che si era costruito da solo partendo da umili origini, l’uomo soffriva per la sua bassa statura e aveva il cosiddetto “complesso di Napoleone“, oltre al fatto che “era ossessionato dal sesso” e amava circondarsi di modelle e celebrità dello show business, motivo per cui aveva deciso di sottoporsi al delicato intervento. Laniado si era ricoverato sabato scorso nella clinica privata di un famoso chirurgo plastico di Parigi ma, forse a causa di uno shock anafilattico, l’uomo ha perso la vita mentre era sotto ai ferri: sarà l’autopsia a stabilire le vere cause del decesso. 

La sua carriera quarantennale iniziò a Tel Aviv  e proseguì in Angola e in Congo, prima di approdare in Belgio. Si racconta che Laniado amasse farsi telefonare più volte al giorno dal suo contabile perché gli ripetesse l’ammontare della sua fortuna. “Erano le uniche volte in cui il miliardario era contento di se stesso“, hanno raccontato i suoi amici al tabloid inglese The Sun. Laniado e il suo socio in affari, Sylvain Goldberg, erano stati coinvolti in un’inchiesta per evasione fiscale aperta nel 2013 dalle autorità belghe e avevano accettato un patteggiamento da 160 milioni di euro. Il 14 marzo era prevista la prima udienza del processo d’appello.