Cronaca

Razzismo, il Napoli non segue Salvini: stop alle partite in caso di cori

La società azzurra sta aspettando il ricorso di Koulibaly e i vertici del club hanno appreso con grande perplessità le parole del ministro. Che ieri si era espresso in maniera netta contro la sospensione degli incontri: "E’ molto scivoloso. E poi è difficile trovare criteri oggettivi per la decisione”

Il Napoli calcio non intende seguire Matteo Salvini. La società azzurra conferma la linea della fermezza, confermando l’intenzione di prendere iniziative in campo, anche clamorose, se si ripetessero cori razzisti durante le partite. A riferirlo è l’agenzia l’Adnkronos che cita fonti del club partenopei, dopo il tavolo sulla sicurezza di ieri e le dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sull’intenzione di non fermare le partite in caso di cori razzisti.

Il Napoli sta aspettando il ricorso di Koulibaly e i vertici del club hanno appreso con grande perplessità le parole del ministro. La società azzurra conferma quindi la linea illustrata dal tecnico Carlo Ancelotti, per uno stop da parte dei giocatori. Anche il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a Los Angeles per impegni cinematografici, viene informato sulla vicenda.

Ieri Salvini si era espresso in maniera netta contro lo stop alle partite in caso di cori razzisti: “E’ molto scivoloso, rischiamo di mettere in mano a pochi il destino di tanti. Io preferisco prevenire e non lasciare potere di ricatto ad una frangia minoritaria. E poi è difficile trovare criteri oggettivi per la decisione”. Al termine della riunione straordinaria dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, insieme al capo della polizia Franco Gabrielli e al sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il vicepremier aveva detto no anche alla chiusura degli stadi:  “Sono assolutamente contrario alla chiusura degli stadi ed al divieto di trasferte perché è la resa dello Stato: bisogna garantire che chi sbaglia da tifoso paghi e chi sbaglia da tesserato deve essere punito il doppio perché hanno responsabilità in più, ma no a sanzioni collettive, non è giusto che paghi un club, un’intera tifoseria o una città”.