Tecnologia

Smartphone e impermeabilità, meglio evitare le immersioni in acqua

Una guida breve ma chiara sulle certificazioni di impermeabilità degli smartphone e sulle politiche di assistenza dei produttori in merito ai danni causati dai liquidi.

Quante volte vi sarà capitato di guardare uno spot pubblicitario in cui uno smartphone viene tranquillamente immerso in acqua? La certificazione IP per l’impermeabilità sta diventando sempre più diffusa nel settore. Si tratta di una peculiarità molto apprezzata dagli utenti, che sta inevitabilmente spingendo i produttori ad adottarla, specie nei prodotti di fascia alta. Questo ha però generato dubbi e perplessità in merito, soprattutto in relazione alla politica di assistenza sui dispositivi.

Sony è stata una delle prime aziende ad introdurla nell’ormai lontano 2013, a bordo di Xperia Z. L’eco mediatico si è però scatenato nel 2014, quando Samsung ha portato l’impermeabilità sul Galaxy S5, un prodotto che, soprattutto a causa della cover posteriore removibile, ha presentato non poche problematiche a contatto con l’acqua.

Per poter comprendere a pieno la questione, e capire se il vostro smartphone è davvero impermeabile e in quali casi, occorre necessariamente fare un passo indietro e chiarire tutta la regolamentazione di questi standard.

 

Le certificazioni IP

Le certificazioni IP (International Protection Marking) sono regolamentate dall’International Electrotechnical Commission (IEC)organizzazione internazionale per la definizione di standard in materia di elettricità, elettronica e tecnologie correlate. La logica è definire fino a che punto un dispositivo elettronico è protetto contro l’ingresso di polveri, corpi solidi e acqua, secondo lo standard IEC 60529.

Bisogna innanzitutto esplicare il codice, e per farlo prendiamo in considerazione la certificazione IP68 di cui sono dotati smartphone come iPhone XS e XS Max, Galaxy S9, Mate 20 Pro.

Chiarito il significato del codice della certificazione, occorre adesso capire a quale grado di protezione si riferiscono le cifre che vanno da 0 a 6 per la protezione da polveri e corpi solidi.

Differente la numerazione per la protezione dall’acqua, per la quale le cifre vanno da 0 a 9.

Nei casi in cui ci si trovi di fronte ad una certificazione del tipo IPX8, vuol dire che il dispositivo non è resistente a polvere e corpi solidi, mentre lo è all’acqua secondo quanto previsto dalla cifra “8”. Discorso inverso, ovviamente, nel caso ci sia una certificazione del tipo IP5X.

Si tratta dunque di un quadro complesso nel quale operare, per i produttori di smartphone che decidono di integrare questa certificazione nei propri dispositivi. Non a caso, sono nati dibattiti in relazione alla politica di assistenza delle aziende qualora i dispositivi certificati IP subiscano causati dall’acqua.

 

La politica di assistenza dei produttori

Con l’introduzione della certificazione IP, si sono moltiplicati i casi di smartphone portati in assistenza per i danni causati dalle immersioni. Lo sa bene Sony che, dopo essere stata tra le prime a rendere impermeabili parte dei propri dispositivi, ha deciso successivamente di fare un passo indietro. Inizialmente, nel 2015, l’azienda giapponese aveva attivato una pagina di supporto ufficiale sulla certificazione IP68, nella quale spiegava:

Se, in base agli standard IPX8*, lo smartphone o tablet Sony è impermeabile, è possibile utilizzarlo nell’acqua contenente cloro delle piscine. Tuttavia, evitare di mantenere il dispositivo in piscina per un periodo di tempo prolungato e, una volta usciti, ricordarsi di risciacquarlo abbondantemente con acqua dolce.

Con il tempo, l’acqua contenente cloro può corrodere le guarnizioni di gomma. Pertanto, si consiglia di evitare l’utilizzo prolungato in acqua contenente cloro. Se però desideri utilizzare il dispositivo per immergerti e scattare delle foto spettacolari, non devi preoccuparti di nulla.

*I dispositivi Sony con una classe di protezione IP pari a IPX7 o inferiore non devono essere esposti ad acqua contenente cloro”

Questo modus operandi di Sony è stato una conseguenza dei problemi riscontrati dai possessori di smartphone Xperia certificati IP, che molto spesso hanno riportato in assistenza dispositivi danneggiati dall’acqua, a causa di comportamenti non conformi alla certificazione.

Non a caso l’azienda giapponese ha deciso di non certificare IP la serie Xperia X, decisione poi rivista con XZ Premium e, soprattutto, con i più recenti XZ2 e XZ3 (IP68). Una situazione molto simile a quella verificatasi per Samsung che, dopo i problemi riscontrati dal Galaxy S5, ha deciso di non certificare il Galaxy S6, per poi portare la certificazione IP68 sul Galaxy S7, Galaxy S8 e Galaxy S9.

La certificazione internazionale non specifica in realtà la tipologia d’acqua e dunque, ipoteticamente, le immersioni potrebbero essere effettuate sia in piscina che al mare. Di contro però, considerando l’eterogeneità di dispositivi che adottano queste certificazioni, l’International Electrotechnical Commission ha lasciato ampia libertà di manovra ai produttori.

Del resto, l’acqua salata può avere un’azione corrosiva per lo smartphone e, qualora ci si avventuri in mare, sarebbe poi buona norma risciacquare la scocca con acqua dolce. Questo, solo per portare un esempio concreto.

Dunque, al fine di non incappare in decadenza di garanzia, occorre seguire pedissequamente le indicazioni dell’azienda che ha realizzato il vostro smartphone certificato IP. In tal senso è molto utile portare l’esempio dei nuovi iPhone XS e XS Max che, sulla carta, sono IP68. Potrebbero dunque essere immersi fino a 1 metro di profondità, per oltre 1 ora.

Sulla pagina ufficiale di assistenza però, Apple scrive:

“Se i danni a un iPhone o iPod sono stati causati dal contatto con un liquido (come il caffè o un’altra bevanda), la garanzia limitata di un anno di Apple non copre l’intervento di assistenza. I modelli di iPhone e la maggior parte dei modelli di iPod realizzati dopo il 2006 dispongono di indicatori integrati di contatto con liquidi, che segnalano se il dispositivo è entrato in contatto con acqua o altri liquidi.”

Sembrerebbe una sorta di contraddizione in essere, ma semplicemente l’azienda di Cupertino sfrutta la discrezionalità garantita dalla certificazione. In questo caso dunque, non è sbagliato consigliare di evitare l’immersione per iPhone XS e XS Max, al fine di non incorrere in eventuali problemi con la garanzia.

La regolamentazione della certificazione IP rappresenta senza dubbio un aspetto importante da tenere in considerazione. Tutto però passa dai produttori e, qualora si acquisti uno smartphone certificato IP, occorrerà necessariamente leggere le indicazioni dell’azienda produttrice in merito alla resistenza a polvere, corpi solidi e acqua.