Diritti

Contraccettivi in Africa, Lombardia stanzia un milione di euro. La mia proposta per un aiuto concreto

Un milione di euro per comprare contraccettivi per i paesi africani! È quanto ha deliberato il consiglio lombardo, su mia proposta in quanto consigliere del Gruppo +Europa con Emma Bonino: l’emendamento, votato dall’aula, chiede l’impegno di Regione Lombardia a stanziare un milione di euro da destinare a UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite sulla popolazione, al fine di promuovere interventi di «family planning», in particolare la distribuzione di contraccettivi a lunga durata, nei Paesi prioritari per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con un tasso di fertilità maggiore di quattro figli per donna. Il provvedimento ha avuto il benestare preventivo della giunta guidata dal leghista Attilio Fontana, che ha dimostrato, fuori da ogni demagogia e strumentalizzazione partitica, di essere interessato ad aiutarli a casa loro in maniera concreta. Nessun governo italiano, locale o nazionale, ha mai lavorato su questo determinate.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno 214 milioni di donne di Paesi poveri e ad alta fertilità rimangono incinte senza desiderarlo, non avendo accesso alla medicina contraccettiva, pur conoscendone l’esistenza. L’inaccessibilità agli strumenti di family planning, come sancito all’interno di trattati internazionali ed interregionali, contribuisce ad allargare il perimetro della barbarica violazione dei diritti umani, aumentando il rischio di aborto clandestino, di mortalità materno-neonatale e portando ad una crescita insostenibile della popolazione mondiale.

La riduzione del tasso di fertilità nei Paesi a risorse limitate tramite l’aumento della prevalenza contraccettiva, intesa come la distribuzione della totalità dei presidi contraccettivi, è la chiave per disinnescare la bomba demografica. Se il tasso di fertilità rimarrà costante, le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale crescerà fino agli 11 miliardi e di questi 10 miliardi vivranno in Paesi a basso e medio reddito. Mantenendo inalterata questa tendenza, la popolazione mondiale nel 2100 arriverà a contare 16 miliardi di persone. Solo se sapremo garantire l’accesso ai servizi di medicina sessuale e riproduttiva potremo invertire la tendenza.

Gli strumenti per raggiungere questo fondamentale obiettivo intergenerazionale sono già conosciuti e parzialmente praticati: alcuni governi africani hanno infatti saputo aumentare il tasso di prevalenza contraccettiva tramite l’implementazione di strategie comuni che vanno ad incidere sul dividendo demografico, definito dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) come “il beneficio che può svilupparsi quando uno Stato ha una larga proporzione della popolazione in età da lavoro dovuta alla riduzione del tasso di fertilità e in quella finestra temporale investe adeguatamente in salute, sviluppo, educazione e lavoro attraverso investimenti pubblici e privati, determinando uno sviluppo sostenibile del Paese”. Gli economisti devono capire e spiegare che il concetto di dividendo demografico in pratica significa che per quanto un paese africano aumenti il suo Pil, non migliorerà mai la qualità di vita dei suoi cittadini che crescono più del Pil. Questo punto politico deve essere inserito in tutte le occasioni in cui l’Africa sarà al posta centro della nuova stagione della globalizzazione.

I risultati più rilevanti sono stati realizzati attraverso una drastica riduzione del costo dei contraccettivi moderni ed il trasferimento discendente delle competenze dal medico ospedaliero all’infermiere e dall’infermiere all’operatore sanitario periferico, con la conseguente erogazione dei contraccettivi a lunga durata dagli ospedali cittadini ai centri di salute e di pillola e preservativo dai centri di salute ai villaggi. Garantire l’accesso alla medicina contraccettiva non si limita a tutelare i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, ma incide sulle principali cause di disuguaglianza, instabilità, conflitto mondiale, senza considerare che la sovrappopolazione rappresenta una delle cause di migrazione.

Di fronte ai dati sul cambiamento climatico forniti dalle Nazioni Unite, non si può continuare ad ignorare che i fattori che più hanno contribuito all’aumento esponenziale delle emissioni inquinanti negli ultimi decenni siano stati proprio la crescita della popolazione globale e delle emissioni pro-capite. La riduzione del tasso di fertilità va quindi a limitare anche sull’impronta ecologica, intesa come l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e ad assorbire i rifiuti prodotti, e sulla biocapacità dell’ecosistema, intesa come la capacità di rigenerazione delle risorse naturali del pianeta. Dal 1970 ad oggi il fabbisogno umano di risorse naturali eccede la capacità rigenerativa della Terra: pertanto siamo tutti chiamati a una scelta.

Con Eugene Kongnyuy, Jennifer Hall, Tarek Meguid e Letizia Mencarini, gli scienziati con cui ho avuto il privilegio di lavorare in occasione della conferenza internazionale “Bomba demografica e politiche contraccettive nei Paesi a limitate risorse”, durante il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, sto redigendo una call to action rivolta ai leader politici mondiali. Il risultato sarà una campagna mondiale che vorrei presentare ufficialmente, insieme ai firmatari premi Nobel, alla comunità scientifica, agli intellettuali ed ai politici, già nel corso del prossimo anno. Obiettivo del documento è sollecitare le istituzioni – regionali, nazionali o internazionali – a produrre leggi sul controllo demografico che favoriscano la pianificazione familiare volontaria.

Lo scorso ottobre, il Congresso ALDE (federazione dei partiti liberali europei con circa 60 eurodeputati) a Madrid ha scelto di approvare con il 90% dei consensi la mia mozione presentata da Radicali Italiani “Overpopulation and family planning: setting a new political agenda”. Chiedo a tutti i cittadini, militanti e dirigenti politici di tutti i partiti di diventare protagonisti di questa battaglia epocale, inserendola nella propria agenda e ponendosi come catalizzatore dell’azione politica in chiave transnazionale. Ai giornalisti di dare spazio a questa tematica. Grazie ai blog de Il Fatto Quotidiano.