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Reddito di cittadinanza, fonti Palazzo Chigi: “Nessuna variazione sulla misura e su aventi diritto. Ecco come funzionerà”

A poche ore del vertice organizzato per ricomporre le tensioni che agitano la maggioranza e trovare la quadra della manovra, dalla presidenza del consiglio blindano quello che è il provvedimento bandiera del Movimento 5 stelle. E spiegano nel dettaglio le nuove cifre previste: 6,1 miliardi per il 2019, 8,1 per i due anni successivi

Nessuna variazione sugli aventi diritto del reddito di cittadanza, ma solo due aggiustamenti: uno statistico e un altro legato alla data di entrata in vigore della riforma. È quanto ribadiscono fonti di Palazzo Chigi a poche ore del vertice organizzato per ricomporre le tensioni che agitano la maggioranza e trovare la quadra della manovra. Un summit allargato in cui si toccherà la carne viva della legge di bilancio, necessario dopo gli scontri consumati nelle ultime ore tra le due anime dell’esecutivo sull’ecotassa, preceduto dall’ultima stoccata proveniente dal fronte leghista: “Il reddito di cittadinanza non c’è. Impossibile partire ad aprile”, ha detto il sottosegretario leghista Armando Siri.

“È opportuno un chiarimento sugli stanziamenti per il reddito di Cittadinanza, perché continuano a girare fake news e voci di ogni tipo sul fatto che in seguito alle trattative con la Commissione europea avremmo tagliato i soldi per questa misura. È un falso! La misura del reddito di cittadinanza non ha subito alcuna variazione“, fanno sapere fonti della presidenza del Consiglio. Spiegando: “Nelle previsioni iniziali abbiamo stimato che, nell’arco di 12 mesi per ognuno dei prossimi tre anni, i costi del reddito di cittadinanza sarebbero stati di 9 miliardi l’anno per tre anni tra il 2019 e il 2021“.

Palazzo Chigi spiega inoltre che “la platea degli aventi diritto è di oltre 5 milioni e la misura funzionerà ad integrazione del reddito familiare. Questo significa che chiunque vive con meno di 780 euro, e non ha ( escluso la prima casa) né un patrimonio immobiliare superiore a un certo valore oltre alla prima casa né una ricchezza finanziaria accumulata, avrà un’integrazione a 780 euro al mese. Nel dettaglio, i beneficiari del reddito di cittadinanza potranno avere un’integrazione fino a 9360 euro all’anno”.

Le ultime modifiche sulle cifre – spiegano però le stesse fonti – sono legate a due ragioni: “La prima è una valutazione tecnico-statistica. Storicamente, le misure di sostegno sociale non sono richieste da tutti coloro che fanno parte della platea degli aventi diritto: sulla base dell’esperienza recente, la percentuale di chi fa richiesta non è stata superiore all’80%. Ad esempio, le domande per il Rei sono state presentate da circa il 50% di chi ne aveva diritto. Rispetto alla stima iniziale dei costi presentata a settembre, che si basava sull’ipotesi che tutti gli aventi diritto al reddito di cittadinanza ne facciano richiesta, le nostre nuove relazioni tecniche sono comunque molto prudenti perché si basano sull’ipotesi che sia il 90% di chi ha diritto a fare richiesta. Si tratta ovviamente di una previsione, perché il diritto resta per tutti coloro che rispettano i parametri stabiliti, ma consente di stimare con più precisione lo stanziamento veramente necessario”.

Lo slittamento della data d’inizio della nuova misura rappresenta invece il secondo motivo per cui le stime dell’esecutivo sono cambiate. “Nel 2019 non serviranno più 9 miliardi, perché la misura partirà a fine marzo e dovrà essere finanziata solo per nove mesi. Quindi, se dividiamo i 9 miliardi per 12 mesi e moltiplichiamo per il costo mensile per 9 mesi, si ottengono 6.75 miliardi all’anno. In base all’aggiustamento tecnico-statistico, il 90% di 6.75 miliardi fa 6.1 miliardi. Sommando a questa cifra 1 miliardo necessario per i centri per l’impiego otteniamo 7.1 miliardi, il costo definitivo del reddito di cittadinanza per il 2019″. Nei due anni successivi, invece, per Palazzo Chigi “non sarà più necessario 1 miliardo all’anno per i centri per l’impiego, ma soltanto 300 milioni per pagare gli stipendi ai nuovi assunti, e anche questi sono stati previsti”. Riepilogando, dunque, per la presidenza del consiglio nel 2019 il reddito costerà 6,1 miliardi perché i 9 originariamente previsti vanno divisi per 12 mesi e moltiplicati per 9, visto che la riforma entrerà in vigore da aprile. Totale: 6,75 miliardi di euro. Con un 10% in meno, che sarebbero gli aventi diritto che non ne fanno richiesta, si arriva a 6 miliardi e cento milioni, più un miliardo per i centri per l’impiego. Nel 2020: 9 miliardi – il 10%, cioè 8.1 miliardi. Stessa cosa per il 2021.