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Normale di Pisa, il governo: “Filiale a Napoli”. Sindaco: “Inutile distaccamento, non smembrare un’eccellenza”

Il primo cittadino di centrodestra Michele Conti su facebook chiede alla maggioranza di ripensarci: "Non è così che si favorisce la ricerca o la divulgazione delle conoscenze. Credevo finito il tempo in cui ogni città, ogni provincia dovesse avere la propria università". La Sant'Anna: "Noi non apriremo succursali, abbiamo studenti da tutta Italia"

“La maggioranza di governo ci ripensi, si ravveda e faccia marcia indietro”. Una presa di posizione netta quella del sindaco di centrodestra di Pisa Michele Conti nei confronti di una delle modifiche alla manovra approvate in commissione Bilancio della Camera. Quella che istituisce sperimentalmente a Napoli, per un triennio a decorrere dall’anno accademico 2019-2020, una sede della prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa, negli spazi messi a disposizione dall’Università di Napoli Federico II. Apriti cielo. Il primo cittadino di Pisa ha affidato a Facebook il suo sfogo, sostenendo che l’emendamento presentato in commissione dai relatori Silvana Comaroli (Lega) e Raphael Raduzzi (M5S) “di fatto snatura la Scuola Normale Superiore”, istituendo quello che Conti definisce “un inutile distaccamento Meridionale che addirittura dovrebbe, dopo un triennio di sperimentazione, diventare autonoma, mettendosi di fatto in concorrenza con la stessa sede storica pisana”. Ma sulla questione è intervenuta anche un’altra eccellenza pisana, la Scuola Sant’Anna, che esclude ogni intenzione di realizzare succursali fuori dal territorio.

L’EMENDAMENTO – Il progetto, annunciato un anno fa, è stato portato avanti con tenacia dal direttore della prestigiosa scuola pisana Vincenzo Barone e dal presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane Gaetano Manfredi, rettore della Federico II. Barone avrebbe voluto far partire i corsi già per il 2018, ma questioni burocratiche e mancanza di fondi hanno fatto rinviare la partenza. A Napoli si chiamerà Scuola Normale Superiore Meridionale. Al termine della sperimentazione, la Scuola, previa valutazione positiva dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e sempre se ci sarà la copertura finanziaria, potrà assumere carattere di stabilità. L’emendamento alla manovra stanzia 91 milioni di euro fino al 2025 a valere sui fondi Mef: 8,2 milioni per il 2019, 21,2 milioni per il 2020, 18,9 milioni per il 2021.

LA REAZIONE DEL SINDACO – Il primo cittadino di Pisa non ci sta. “Non è smembrando una delle eccellenze del mondo universitario di questo Paese che si favorisce la ricerca o la divulgazione delle conoscenze”, scrive su Facebook, ricordando che la Scuola Normale è nata a Pisa 208 anni fa e “qui deve rimanere – commenta – per continuare a dialogare con il mondo come ha sempre fatto”. “Credevo finito il tempo – prosegue – in cui ogni città, ogni provincia dovesse avere la propria università, o un pezzo di un istituto di eccellenza”. Secondo il sindaco della città toscana questa logica ha contribuito a un impoverimento della qualità della ricerca, delle conoscenze e delle risorse umane “che concorrono a mantenere un’elevata qualità della produzione scientifica”. Queste le ragioni che spingono il primo cittadino a chiedere a tutte le forze politiche e, in particolare, alla maggioranza di governo di fare un passo indietro: “Mi auguro che tutte le forze politiche rappresentate anche in questa città si adoperino in questo senso, e che le risorse previste con stanziamenti fino al 2025 siano destinate a Pisa per il potenziamento delle attività della Scuola Normale”.

IL PRESTIGIO DELLA SCUOLA NORMALE – Una reazione che fa a cazzotti con l’entusiasmo che si respira in quel di Napoli. Per un progetto che, se seguito con cura anche nella sua realizzazione ‘sul campo’, avrebbe un significato importante per la Campania e per tutto il Sud. Basti pensare che la Scuola Normale e la Sant’Anna anche quest’anno si sono confermate come primo e secondo ateneo italiano nel ‘Times Higher Education (THE) World University Rankings 2019’. Le due scuole pisane, insieme all’Università di Bologna, sono le uniche italiane tra le prime 200 università al mondo.

LA SCUOLA SANT’ANNA: “NO A SUCCURSALI FUORI PISA” – E non è un caso se sulla vicenda interviene proprio l’altra eccellenza pisana, la Scuola Sant’Anna, sottolineando come negli anni abbia puntato “con convinzione e determinazione sulla Federazione tra Scuole di eccellenza, insieme prima alla Scuola IUSS di Pavia e, successivamente, alla stessa Scuola Normale Superiore di Pisa, mirando in tal modo a migliorare ulteriormente la propria reputazione scientifica e la qualità della formazione, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale”. L’istituto universitario precisa come “per fermare la fuga dei talenti dal nostro Paese occorra offrire oggi, non domani, alternative prestigiose e quindi credibili in Italia”. E prosegue: “Oggi Pisa, con la sua Università, la Scuola Normale e la Scuola Sant’Anna ha tutte le carte in regola per rappresentare un punto di riferimento e di opportunità per i giovani di talento di tutta Italia e anche nel mondo, tenendo conto anche che la totale gratuità delle Scuole di eccellenza consente a tutti ‘i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi’, come richiesto dalla nostra Costituzione”. L’istituto chiarisce che nei propri collegi vengono selezionati e accolti allievi provenienti da tutta Italia, da nord a sud. Il futuro? “La nostra linea è dunque di potenziare e ulteriormente migliorare ciò che palesemente funziona: non è nostra intenzione aprire succursali al di fuori di Pisa e del suo territorio circostante”.