Giustizia & Impunità

Magherini, la famiglia: “Vendiamo tutto per avere giustizia”. Appello associazione Cucchi per trasmettere video arresto

Ieri la Cassazione ha annullato le condanne nei confronti degli imputati senza rinvio. L'avvocato Fabio Anselmo: "Quel che posso dire è che la vicenda giudiziaria non è da considerarsi chiusa. Attendiamo le motivazioni. Di più non dico"

“Guido e Andrea Magherini. Una famiglia distrutta. Quel video terribile che documenta la morte di Riccardo stretto al suolo mentre urla invano chiedendo aiuto. Quei calci ripetuti riferiti da 14 testimoni. La lesione al fegato. Due condanne pronunciate dai giudici di primo e secondo grado improvvisamente annullate dalla Cassazione senza rinvio ‘perché il fatto non costituisce reato’. È un momento difficilissimo ma se vogliamo essere vicini ed aiutarli non abbandoniamo la strada della civile indignazione. Quel che posso dire è che la vicenda giudiziaria non è da considerarsi chiusa. Attendiamo le motivazioni. Di più non dico”. Lo scrive su Facebook l’avvocato Fabio Anselmo, legale di parte civile della famiglia Magherini e già legale della famiglia Cucchi, poche ore dopo il pronunciamento dei giudici della Cassazione che hanno assolto i tre carabinieri accusati di omicidio colposo per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta durante un arresto da parte dei carabinieri la notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014, in Borgo San Frediano, nel centro storico di Firenze.

“Chiediamo a tutti coloro che stanno organizzando proiezioni del film Sulla mia pelle di trasmettere, prima o dopo il film, il video su Riccardo Magherini, e a tutti i singoli di diffonderlo con ogni mezzo” l’appello lanciato sui social dall’Associazione Stefano Cucchi Onlus. Il video in questione è quello diffuso dalla polizia di Stato con immagini relative alle fasi concitate dell’arresto di Magherini. Ieri il sostituto pg della Cassazione Felicetta Marinelli, aveva chiesto di confermare la condanna per omicidio colposo. Magherini sarebbero deceduto, secondo quanto accertato dalle sentenze di merito, in seguito allo stress respiratorio dovuto all’assunzione di cocaina e alla posizione prona in cui era stato tenuto.

Il pg aveva chiesto la conferma della condanna – Se i carabinieri lo avessero messo in posizione eretta” e non tenuto prono “avrebbero permesso i soccorsi, e con elevata probabilità la morte non si sarebbe verificata”: esiste quindi il nesso di causa “tra condotta omissiva ed evento morte” aveva sottolineato la pubblica accusa. “Il decesso di Magherini – aveva anche premesso il pg – è stato determinato dall’elevato tasso di cocaina, da asfissia e dallo stress”, stress, ha ripetuto, “dovuto all’assunzione di cocaina e al tentativo di liberarsi dalla posizione prona in cui lo tenevano i carabinieri. È pacifico che i carabinieri erano ben consapevoli dell’alterazione psico-fisica e se l’avessero liberato dalla posizione prona quando aveva dato i primi segnali di calma e manifestato affanno”, l’uomo “avrebbe potuto essere soccorso e con elevata probabilità di salvarsi”. I carabinieri, ha anche evidenziato il pg, “avevano una posizione di garanzia perché lo stavano arrestando e avevano l’obbligo di tutelarlo”. Secondo la procura generale, che aveva chiesto di rigettare anche il ricorso in tal senso presentato dai familiari di Magherini, si è trattato di un “reato chiaramente colposo” e non di “omicidio preterintenzionale”: i colpi e i calci contestati dall’avvocato Fabio Anselmo in ogni caso “non hanno avuto rilevanza nella morte”.

La difesa: “Morto per una serie di concause”
“Riteniamo che i carabinieri non avessero elementi per capire quello che stava accadendo a Magherini a causa dello stupefacente. Magherini è morto per una serie di concause, tra cui anche la sofferenza per la posizione prona, ma era necessario bloccarlo, e i carabinieri non potevano capire se era il momento di metterlo a sedere” aveva detto l’avvocato Francesco Maresca, difensore di due dei tre carabinieri. Uno dei punti su cui il legale ha fondato il suo ricorso è che ai militari non possa essere imputata un’omissione perché non hanno le conoscenze mediche per riconoscere i segni di una crisi respiratoria.

Magherini quella sera era uscito a cena in un ristorante, poi aveva iniziato a vagare per le strade del quartiere gridando che gli avevano rubato portafoglio e cellulare. Era quindi entrato in una pizzeria dove aveva continuato a dare in escandescenze. Tornato in strada, era stato bloccato dai carabinieri e ammanettato a terra, a pancia in giù e a torso nudo, per almeno un quarto d’ora. All’arrivo di un’ambulanza senza medico a bordo, l’ex calciatore fu trasportato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Maria Nuova, dove alle 2.45 ne venne constatato il decesso. I militari, secondo quanto è stato ricostruito nel corso dei due processi, ammanettarono Magherini a pancia in giù e lo tennero così per almeno 15 minuti, in una posizione che gli impediva di respirare regolarmente.

Il padre: “Venderò tutto per dare giustizia a Riccardo”
“Ho qualche bene, e venderò tutto per dare giustizia a Riccardo – ha detto a Lady Radio, Guido Magherini, padre di Riccardo – Oggi è una giornataccia ci dobbiamo ancora riprendere, perché a tutto potevamo pensare fuorché ad una assoluzione così piena dei carabinieri. Vogliamo conoscere al più presto le motivazioni. Avrò bisogno di un paio di giorni per ricaricarmi e poi andremo avanti. Noi famiglia Magherini, che abbiamo qualche bene, finiremo tutto per dimostrare che Riccardo è stato ucciso. Oltre non posso dire, perché altrimenti mi arresterebbero”, ha detto ancora il padre di Riccardo che ha poi parlato della solidarietà ricevuta in queste ore: “Una delle cose più belle è che tutta la città è con noi, la gente è con noi e questo ci dà una grande forza per andare avanti”.

“È una grande delusione, è il giorno in cui ci casca il mondo addosso. Hanno ucciso Riccardo un’altra volta e hanno ucciso anche noi” dice in un’intervista al Sito di Firenze, Andrea Magherini che aggiunge: “Sentiamo la vicinanza di Firenze, e ci fa bene”, ma “la sensazione è che lo Stato ci abbia lasciato soli. Spero di leggere al più presto le motivazioni della sentenza che ha cancellato le decisione dei giudici di Firenze: non è finita qui, siamo pronti a fare tutto il possibile. Non ci fermeremo e porteremo il caso alla corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo“.