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Austria, “nostro ex colonnello è stato spia per la Russia”. Mosca convoca ambasciatore austriaco

Il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha riferito dell'inchiesta in corso durante una conferenza stampa: "Lo spionaggio è inaccettabile", ha detto, e ha chiesto alla Russia "un'informazione trasparente". Lavrov: "Sono spiacevolmente sorpreso, ma questa è diplomazia da megafono"

È in pensione da cinque anni, ma quando era colonnello delle forze armate austriache avrebbe lavorato come spia per conto della Russia. Un “incarico” durato per vent’anni e iniziato negli anni Novanta. Lo ha reso noto oggi in una conferenza stampa il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, riferendo sulle indagini condotte dalla procura di Stato. Il ministro degli Esteri austriaco, Karin Kneissl, ha per il momento cancellato una visita in Russia in programma il 2 e 3 dicembre.

Secondo l’agenzia Apa, le informazioni che hanno consentito di scoprire la spia sono arrivate da servizi segreti stranieri. “Lo spionaggio è inaccettabile” e se le accuse verranno confermate questo “non migliorerà i rapporti tra Russia e Unione europea” ha detto il cancelliere austriaco nel corso della breve dichiarazione alla stampa di stamattina. L’Austria è uno dei pochi stati membri dell’Unione Europea che ha mantenuto stretti contatti diplomatici con la Russia nonostante il conflitto in Ucraina e l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal in Gran Bretagna.

In merito alla vicenda è stata chiesta alla Russia “un’informazione trasparente”, ha precisato Kurz rispondendo ad una domanda dei giornalisti. Intanto il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore austriaco a Mosca, Johannes Eigner. Dalla Russia però il ministro degli Esteri Serghei Lavrov spiega di essere “spiacevolmente sorpreso da queste informazioni” che ha “appena scoperto”. L’Austria, ha aggiunto, avrebbe dovuto rivolgersi direttamente alla Russia spiegando le sue preoccupazioni e sospetti. Lavrov poi ha aggiunto: “Negli ultimi tempi i partner occidentali come regola ricorrono non alla diplomazia tradizionale, come detterebbe la buona educazione, ma piuttosto alla diplomazia del megafono e ci accusano, chiedendo scuse pubbliche, per cose di cui non sappiamo nulla”.