Scienza

Cancro, ‘oncochip’ per scoprire persone a rischio: testato dal 2019 su 4000 pazienti. “Sarà la carta d’identità del tumore”

Il dispositivo diagnostico sarà uno sviluppo di una precedente versione testata solo sul polmone ed è stato messo a punto dai ricercatori dell'Alleanza contro il cancro. "Oggi in Italia il 60% dei predisposti non sa di esserlo. Grazie a lui potremmo far emergere questo sommerso, con costi paragonabili a quelli degli attuali test diagnostici", commenta il presidente dell'associazione

Scovare e identificare le persone che sono predisposte, per familiarità e genetica, al cancro, ma che ancora non sanno di essere a rischio. È uno degli obiettivi del nuovo ‘oncochip‘, la sfida della diagnostica molecolare che si prefigge di smascherare più tipi di tumore, analizzando quasi 500 geni in un colpo solo.

Il dispositivo, messo a punto dai ricercatori dell’Alleanza contro il cancro (Acc), la più grande rete di ricerca oncologica nazionale fondata dal ministero della Salute, nel 2019 sarà testato su 4000 pazienti in tutta Italia. A darne notizia la stessa associazione che si è riunita per il suo terzo meeting annuale all’Irccs dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Il sistema di monitoraggio non è il primo a essere stato ideato. Già da febbraio 2018, infatti, i ricercatori hanno iniziato a testare su mille pazienti un ‘oncochip’ per il sequenziamento del tumore del polmone. “Il nuovo oncochip universale rappresenta un’evoluzione del precedente – spiega il presidente di Acc, Ruggero de Maria – Lo testeremo inizialmente sui tumori di ovaio, mammella e colon, cioè quelli con la più alta familiarità. I 4000 pazienti saranno arruolati in 20 dei nostri Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e in una decina di ospedali”.

Il nuovo dispositivo diagnostico, che ha già iniziato il suo percorso di validazione con i primi test in laboratorio, analizza il Dna presente nel sangue del paziente confrontandolo con quello estratto da una biopsia del tumore. I risultati, spiegano sempre dall’Alleanza, sono pronti in un paio di giorni e permettono di creare una sorta di ‘carta d’identità‘ del tumore, identificandone i punti deboli. Proprio questi, spiegano, possono diventare bersagli terapeutici.

“Se questo dispositivo venisse impiegato di routine su larga scala nei pazienti oncologici, potremmo usare le terapie in modo più mirato, ma non solo: potremmo scoprire più facilmente se i pazienti hanno familiari a rischio che possono beneficiare di un programma di prevenzione”, spiega ancora de Maria.

Secondo le stime, oggi in Italia circa mezzo milione di persone ha una forte predisposizione genetica al cancro, ma solo il 40% è a conoscenza della familiarità. “Con l’oncochip – conclude de Maria – potremmo far emergere questo sommerso, con costi paragonabili a quelli degli attuali test diagnostici”.