Politica

Pace fiscale, la ricostruzione di Palazzo Chigi: “La norma sul condono è arrivata durante il Cdm. Andava verificata”

A 48 ore dallo scontro tutto interno al governo arriva una nota di Palazzo Chigi a ricostruire tutto quello che è successo durante il consiglio dei ministri di lunedì scorso: "A Consiglio avviato è stato portato al presidente Conte un foglio contenente una prima traduzione tecnica dell’accordo politico: in pratica l’art. 9 sulla dichiarazione integrativa. Il foglio non è stato distribuito a tutti i Ministri presenti e il Presidente si è limitato a riassumere a beneficio di tutti i termini dell’accordo raggiunto sul punto, riservando a un momento successivo la verifica tecnica come è normale che sia per tutte le disposizioni giuridiche"

La norma sul condono è arrivata mentre il Consiglio dei ministri era in corso. E la bozza è stata consegnata soltanto al premier Giuseppe Conte: andava verificata prima di essere inserita nella copia del decreto fiscale poi inviata informalmente al Quirinale. A 48 ore dallo scontro tutto interno al governo arriva una nota di Palazzo Chigi a ricostruire tutto quello che è successo durante il consiglio dei ministri di lunedì scorso. Quando nel dl fiscale è comparso – a sopresa – una norma che  introduce una sorta di scudo fiscale anche per i capitali all’estero e la non punibilità per la dichiarazione infedele, il riciclaggio e l’autoriciclaggio.

“La cosiddetta dichiarazione integrativa (condono: art.9) è stata oggetto di una discussione politica che si è protratta a lungo sino all’inizio dei lavori del Consiglio dei Ministri. Su di essa si è formato un accordo politico e sulla base di esso, riassunto dal Presidente Conte a beneficio dei presenti, si è entrati in consiglio dei ministri”, spiega adesso il comunicato di Palazzo Chigi. Dunque il Cdm comincia senza alcun testo scritto. “La bozza del decreto fiscale – continua il comunicato – che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei Ministri non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’art. 9: questa norma risultava in bianco proprio perché l’accordo politico è stato raggiunto poco prima e gli uffici non hanno fatto in tempo a tradurlo sul piano della formulazione tecnico-giuridica”. Lo avrebbero fatto mentre il Cdm era in corso.

“A Consiglio avviato è stato portato al presidente Conte un foglio contenente una prima traduzione tecnica dell’accordo politico: in pratica l’art. 9 sulla dichiarazione integrativa. Il foglio non è stato distribuito a tutti i Ministri presenti e il Presidente si è limitato a riassumere a beneficio di tutti i termini dell’accordo raggiunto sul punto, riservando a un momento successivo la verifica tecnica come è normale che sia per tutte le disposizioni giuridiche”, è la ricostruzione della presidenza del consiglio. Dunque a Conte viene fornito un foglio con la norma che prevede il condono ma il premier non la analizza nel dettaglio limitandosi in quel momento a riassumere l’oggetto dell’accordo politico raggiunto da M5s e Lega. “Non c’è stata quindi la verbalizzazione specifica del contenuto dell’art. 9, il cui testo, appena arrivato, andava comunque verificato successivamente nella sua formulazione corretta dagli Uffici della Presidenza”. Quella verifica successiva, però, non c’è stata: il testo dell’articolo 9 è stato infatti inserito nella bozza del decreto girato informalmente al Quirinale.

È per questo motivo che Luigi Di Maio, che non aveva alcuna copia della norma nonostante fosse lui a verbalizzare la riunnione del Cdm di lunedì, ha subito parlato di “manina” per giustificare l’alterazione del decreto. E in questo senso fila anche la ricostruzione di Matteo Salvini.“Uno leggeva il testo incriminato e uno scriveva uno lo leggeva. Chi erano? Uno era Conte, che ha tutta la mia stima ed è un galantuomo, e l’altro, Luigi Di Maio, che verbalizzava, un’altra persona corretta e coerente con cui lavoro bene e conto di lavorare bene per i prossimi 5 anni”, dice il leader della Lega, disposto – dopo ore di repliche e controrepliche – a sedersi nuovamente in Cdm per cancellare l’articolo 9. “Se i 5 stelle non vogliono quella roba lì non c’è: ma passare per l’amico dei condonisti, proprio no”, è la linea del ministro dell’Interno.

Il punto, infatti, adesso è un altro: non prendersi la responsabilità politica della modifica dell’articolo 9. Anche se si tratta probabilmente di un mero errore tecnico dovuto alla fretta visto che entro lunedì a mezzanotte l’esecutivo doveva mandare il Documento di programmazione a Bruxelles. “Il problema lo si risolve domani – dice Conte da Bruxelles – È sorto un dubbio sulla traduzione tecnica dell’accordo politico. Se ci fosse qualche incongruenza si può sempre intervenire. Con il Consiglio dei ministri do maggior agio ai ministri per rivedere con calma il tutto. È una questione tecnica, avendo ben contezza dell’accordo politico. Escludo al momento che ci sia una questione politica, ma se ci fosse una questione politica la affronteremo”. Il premier non smentisce la ricostruzione di Salvini. “Non dice qualcosa di falso. Nel corso del Consiglio dei ministri è arrivata una prima traduzione normativa” dell’accordo politico e una norma “è stata aggiunta all’ultimo”. “Il testo è arrivato nel corso del consiglio dei ministri – prosegue il presidente – Io l’ho riassunto in termini politici, sulla traduzione tecnica si può sempre intervenire”.