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Stati Uniti, congelati i beni dell’oligarca Deripaska: “Vicino a Putin e mafia russa”

Lo racconta il New York Post spiegando che all'oligarca è stato sequestrata anche una casa nell’Upper East Side, a New York. Il nome di Deripaska è incluso nella lista delle sanzioni perché accusato di essere coinvolto in omicidi, riciclaggio di denaro sporco, corruzione e racket. Il suo nome è incluso anche nell'inchiesta del magistrato spagnolo Jose Grinda

Gli Stati Uniti sigillano i beni dell’uomo che è considerato vicino sia alla mafia russa che a Vladimir Putin. I federali hanno congelato tutti i beni nel Paese dell’oligarca russo Oleg Deripaska. Lo racconta il New York Post spiegando che all’oligarca è stato sequestrata anche una casa nell’Upper East Side, a New York. Il nome di Deripaska è incluso nella lista delle sanzioni perché accusato di essere coinvolto in omicidi, riciclaggio di denaro sporco, corruzione e racket.

Nel libro paga dell’oligarca russo ha incluso per anni anche Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Donald Trump condannato per diversi reati tra cui riciclaggio di denaro. Secondo il quotidiano newyorkese Deripaska ha però fatto in modo che nella townhouse di Manhattan, acquistata nel 2008 per 42,5 milioni di dollari, vivessero al suo posto i figli e l’ex moglie del socio in affari Roman Abramovich. Quest’ultimo recentemente ha trasferito circa 92 milioni di dollari in proprietà all’ex consorte Dasha Zhukova, che ha indicato come indirizzo attuale la villa sulla 64esima Strada. Secondo i funzionari del Tesoro, quando il governo blocca i beni di una persona, chiunque faccia affari con questo individuo può essere soggetto a misure restrittive.

Considerato tra i più ricchi magnati del mondo nel campo dell’alluminio, Depiraska è stato coinvolto anche nell’inchiesta della procura anticorruzione di Madrid. Come ha raccontato ilfattoquotidiano.it nell’inchiesta sulla mafie unite d’Europa, a concentrarsi sugli affari dei russi in Spagna era stato Jose Grinda Gonzales, magistrato della Fiscalia contra la corruption e la criminalidad organizada.

Nel 2017 Grinda ha inviato nell’ex Unione Sovietica un’informativa lunga più di 500 pagine sui Vory v Zakone: significa ladri nella legge, ed è il nome che hanno dato alla loro organizzazione i capi dei capi della mafia russa. In quelle pagine non ci sono solo i nomi di gangster e malavitosi ma anche quelli personaggi d’alto livello. Come quello di Michael Cherney che di Deripaska è socio. Citato nei Panama Papers, titolare di un patrimonio multimiliardario, nel 2014 per Cherney era stato spiccato un mandato di cattura da parte dell’Interpol sulla base delle accuse contestate dal procuratore Grinda. “Partendo dagli affari di un’azienda di ferro ad Alicante siamo riusciti a dimostrare che Cherney è colpevole di associazione a delinquere e riciclaggio di denaro. Abbiamo spedito il nostro fascicolo di indagine alla procura russa: siamo fiduciosi”, spiegava Grinda al fattoquotidiano.it.

Secondo un cablogramma inviato a Washington dall’ambasciata statunitense a Madrid, Grinda avrebbe rivelato ad un funzionario dell’Fbi che la Russia è ormai “uno stato mafioso virtuale, in cui è impossibile distinguere le attività del governo da quelle delle organizzazioni criminali”. Dall’esito delle indagini del magistrato spagnolo – si legge nel cablogramma svelato da Wikileaks e pubblicato dal The Guardian il 3 gennaio del 2010 – “la Russia e le sue agenzie di intelligence stanno utilizzando boss mafiosi per effettuare operazioni criminali come il traffico d’armi”. La strategia di Mosca, sempre secondo le parole accreditate a Grinda, è di usare “gruppi della criminalità organizzata per fare tutto ciò che il governo non può fare ufficialmente”, come tutta una serie di operazioni per destabilizzare la Turchia o per insediare in Cecenia, Bielorussa e Ucraina personaggi fedeli a Vladimir Putin.

“Io non ho nessuna indagine connessa a Putin”, diceva Grinda al fatto.it. “Wikileaks – continua – racconta quello che un membro dell’Fbi sostiene di aver saputo da me. I fatti sono altri. C’è stata una riunione tra la procura americana e quella spagnola, nel gennaio del 2010, perché gli Usa sollecitavano la lotta contro la mafia russa. Hanno richiesto una collaborazione con la procura spagnola. Sono loro ad averci chiesto aiuto. Lì il procuratore generale spagnolo mi ha chiesto che ponessi il caso della mafia russa. E ho incontrato un uomo del Fbi. Io non posso rivelare quanto è stato detto perché era una riunione privata. Posso solo dire che non c’è nessuna indagine su Putin in Spagna. O almeno: non in quest’ufficio”.