Politica

Fico alla Festa Pd: “Cambiare Dublino e non verso Orban. Ma nemmeno il modello Macron è una scelta”

Il presidente della Camera è intervenuto dal palco di Ravenna in un dibattito insieme all'ex ministro Graziano Delrio: è la prima volta per un esponente 5 stelle a una manifestazione dei democratici. Al centro della discussione immigrazione e riforme: “Dalla Diciotti dovevano scendere tutti da subito”, ha detto. La nuova Europa? “Alle elezioni andremo da soli”. Sul caso Regeni: “Farò da scudo perché emerga la verità”

La modifica del “regolamento di Dublino”, non verso Viktor Orban ma verso “una linea di accoglienza per quote”. Un cambio dell’Unione europea ma “da studiare né con i Paesi di Visegrad, né con Macron”, perché se è chiaro che “i primi sono contro gli interessi dell’Italia”, non è che con il secondo “abbiamo grande scelta dopo quello che ha fatto a Ventimiglia, Bardonecchia e in Libia. Non ci sono da un lato in barbari e dall’altro le persone perbene”. Roberto Fico alla Festa del Pd di Ravenna è stato sì invitato come presidente della Camera, ma pure come esponente di quell’anima dialogante dentro i 5 stelle con cui qualcuno a sinistra ancora spera di poter aprire un dibattito. E’ stata la prima volta per un grillino dal palco di una manifestazione democratica, ma non la prima in assoluto per Fico che con questo mondo non ha mai nascosto di avere affinità: “L’ultima volta a una Festa dell’Unità per me è stata 15 anni fa”. Sul palco insieme a lui l’ex ministro dem ai Trasporti Graziano Delrio e il direttore de l’Espresso Marco Damilano. E nelle ore in cui in Libia cresce la tensione, il primo argomento trattato è stato naturalmente quello dell’immigrazione: “Io non tollero che se ne parli con la pancia”, ha detto la terza carica dello Stato. Quindi è tornato sul caso della nave Diciotti, dicendo per la prima volta e in aperta opposizione con il ministro dell’Interno: “Non c’è dubbio che tutte le persone dovevano scendere dal primo giorno”. Fico è stato anche uno dei primi a parlare ufficialmente della corsa per le Europee: “Andremo da soli”, ha garantito. Chi si aspettava una presa di distanza dai colleghi del Movimento, ha dovuto ricredersi: Fico rimane il 5 stelle che più parla fuori dalle linee comunicative di Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, ma la rottura non è sicuramente in agenda (almeno per il momento). “Sono qui perché un presidente della Camera non rifiuta il confronto con le forze politiche”. Ovvero semplicemente ha ricevuto un invito e deciso di rispondere. Le distanze con il Pd ci sono e rimangono tutte. Lo ha detto chiaro Graziano Delrio che ha esordito parlando del passato: “La trattativa con i 5 stelle naufragata in primavere? E’ andata come doveva andare, l’impresa era quasi impossibile”. Impossibile, o almeno ardua come la strada che permetterebbe alle due parti di ricominciare a parlare. C’era tanta attesa per questo confronto, ma l’unico colpo di scena forse è stato il pubblico non troppo ostile e la decisione di Fico di fermarsi a fare il tour tra gli stand con tanto di selfie con i volontari.

Da quando presiede la Camera e nei primi mesi del governo Lega-M5s, il grillino si è più volte esposto in controtendenza con la linea dell’esecutivo. Per fare qualche esempio, ha chiesto lo sblocco del caso delle navi Aquarius e Diciotti, ma ha anche ribadito il suo No alla Tav quando la questione è tornata nel dibattito pubblico oppure ha scritto una lettera aperta, pubblicata da Avvenire, per chiedere “umanità” nella gestione delle carceri. A questo elenco, letto da Damilano di fronte alla platea Pd, Fico ha risposto difendendo la sua “autonomia” senza per forza arrivare a una rottura. Per prima cosa, ha detto: “Non c’è dubbio e lo dico senza alcuna remora che dalla Diciotti tutte le 179 persone con 29 minori non accompagnati dovevano scendere il primo giorno e non si doveva aspettare tutto questo tempo”. E ha continuato: “Io sull’Aquarius e sulla Diciotti prendo posizione, così come non sposavo la linea Minniti, soprattutto quando si cercavano di fare accordi con la Libia in cui molti sindaci sono collegati alle milizie. Perché quando diciamo che c’è stato l’80 per cento di sbarchi in meno nel 2017, significa che l’80 per cento sono in Libia in veri e propri lager“. Fico ha anche parlato della Libia, in queste ore di tensione nel Paese:  “Ciò che io non tollero da nessuna parte è che sull’immigrazione si parli con la pancia e non si diano dati seri, non si racconti chi sono queste persone, perché partono. Diciamo piuttosto altre cose. Come ad esempio che la Francia ci ha lasciato questa situazione in Libia, facendo una guerra che non è stata chiesta da nessuno. E ora siamo sull’orlo di una nuova questione di guerra civile. Dobbiamo parlare con molta intelligenza, non polarizzando gli scontri. Negli scontri tra ‘tutti a casa’ o ‘accogliamoli’ ci rimangono di mezzo le persone”. Quindi ha esposto quella che secondo lui, e il M5s, è la modifica necessaria del regolamento di Dublino: “Dobbiamo riuscire a costruire un altro regolamento di Dublino, con la partecipazione di tutta Europa per avere 3 punti: se arrivi in Italia, arrivi in Europa e dobbiamo farcene carico tutti; poi corridoi umanitari, hotspot dove possibile farlo per analizzare le pratiche asilo per arrivare qui con l’aereo e non per mare rischiando di morire”.

“Ma Fico si è sentito solo nel M5s dopo aver scelto di prendere posizione?”, è stata la domanda a questo punto. “Non è vero che nessuno è intervenuto”, ha risposto. “Mi hanno difeso molti parlamentari del Movimento, tra cui alcuni ministri. Non ho bisogno di difesa, di creare la polemica costantemente, non me ne frega neanche di rispondere a Salvini. Io dico esclusivamente ciò che penso e so benissimo perché il Movimento 5 stelle l’ho costruito prima con lotte per l’acqua pubblica”. E proprio da quella conoscenza dei suoi, Fico si è sentito di dire: “Conosco il mio Movimento e so bene che nel contratto di governo ci si muove, ma troppo al di là non si potrà più muovere“.

Il presidente della Camera ha quindi parlato del caso Regeni. Solo pochi giorni fa Di Maio ha incontrato il presidente egiziano Al-Sisi e ha riportato una frase molto contestata: “Mi ha detto che ‘Giulio è uno di noi'”. Intervistato da Peter Gomez alla Festa del Fatto ha difeso quella necessità di mantenere un dialogo, nonostante in passato i 5 stelle fossero stati molto più duri a tal proposito. Sulla vicenda Fico ha già preso un impegno e seppur non attaccando il collega vicepremier, ha però specificato: “Si può dire tutto, ma fin quando non avremo elementi di avanzamento seri delle indagini per me non ci potranno essere grandi sviluppi e rapporti con l’Egitto”. E ha annunciato che andrà al Cairo, il 15 e il 16 settembre. “Mi vedrò con il presidente del parlamento egiziano e con Al Sisi e ribadirò la questione”. Per Fico, “la verità per Giulio deve appartenere a tutti i cittadini italiani per rispetto alla famiglia, agli amici e allo Stato. Il governo sta lavorando e bisogna lavorare tutti insieme. Io come terza carica dello Stato farò scudo e protezione alla famiglia“. Fico, di fronte alla platea democratica, ha infine rivendicato i primi interventi fatti da quando si è insediato. Naturalmente la delibera per il taglio dei vitalizi, ma anche l’impegno per una legge che possa applicare il referendum sull’acqua pubblica. “Un referendum ha sancito che l’acqua deve essere pubblica”, ha detto.

Graziano Delrio ha dialogato, ma difficile vedere che in quello scambio ci siano i semi per un riavvicinamento futuro. Ed è stato chiaro fin da subito con il suo racconto dei giorni in cui si provò a fare una trattativa per la formazione del governo: “Noi siamo stati fautori di un tentativo di dialogo”, ha detto. “Ma quel dialogo era molto molto difficile perché la gran parte degli elettori 5 stelle e del Pd erano contrari”. E’ stato un tentativo “molto complicato” ma “devo attestare che il tentativo fu sincero. Ma alla fine, come diceva mia nonna, le cose vanno come devono andare, l’acqua scende sempre in basso. Se le cose sono andato così era perché lì dovevano andare”. Per Delrio il dialogo “non è stato spezzato da Renzi e Di Maio” perché “con noi c’erano grandissime distanze”. E a testimonianza di quelle distanze, anche Fico ha rivelato: “Quando andai in conferenza stampa a dire che una strada di dialogo si era aperta, il Pd mi chiamò subito dopo per dirmi che ero andato troppo oltre“. Una trattativa nata per morire, stando almeno al racconto dei due intervistati, e che per ora non sembra potersi riaprire.