Politica

Festa dell’Unità, dopo la sconfitta di Pisa il Pd cancella quella di Riglione: “Militanti stanchi di un partito autoreferenziale”

Oltre alle valutazioni di carattere nazionale, il Circolo direttivo si sofferma soprattutto sulla situazione del partito in città che non è stato in grado di “capire per tempo i numerosi avvertimenti che gli elettori ci hanno inviato negli ultimi anni". Oltre alle ragioni di carattere politico, a far venire meno l’organizzazione anche le norme sempre più rigide sulla sicurezza e l’elezione del nuovo segretario cittadino di metà luglio avvenuta con una forzatura della maggioranza renziana

A Pisa la storica Festa dell’Unità comunale di Riglione quest’anno non si farà. Dopo settant’anni il Comitato direttivo del quartiere ha deciso di non organizzare stand e area dibattiti per una ragione soprattutto politica: la sconfitta alle amministrative dello scorso giugno quando Pisa è stata conquistata dal centrodestra a trazione leghista dopo cinquant’anni di giunte di centrosinistra. “C’è stanchezza tra i militanti per come sono andate le cose – si legge nel comunicato scritto dal circolo Pd di Riglione – il carattere della Festa, attento ai problemi del territorio e dei cittadini, ha rappresentato l’esempio concreto su cosa debba essere il Pd, un partito aperto e inclusivo, partecipato e democratico, non autoreferenziale e di vertice così com’è accaduto spesso”. “Fa male a tutti questa decisione stiamo tentando in extremis di spostarla da un’altra parte ma è molto difficile”, dice al fattoquotidiano.it il neo segretario cittadino Biagio De Presbiteris.

La Festa di Riglione, organizzata tradizionalmente il primo martedì dopo Ferragosto, per i militanti e gli elettori del partito pisano ormai era diventata un appuntamento fisso dal secondo dopoguerra in poi, con una breve interruzione durante gli anni Sessanta. Inoltre, dopo la chiusura delle altre due feste di Pitigliano e Porta a Mare, quella di Riglione era diventata anche la festa comunale del partito costituendo una delle più cospicue forme di autofinanziamento con oltre 600 pasti giornalieri serviti, centinaia di pizze sfornate e migliaia di bibite e caffè per ogni serata. Ma la batosta del 4 marzo e la sconfitta ancor più dura alle amministrative di giugno hanno scoraggiato definitivamente i militanti del quartiere.

Oltre alle valutazioni di carattere nazionale, il Circolo direttivo di Riglione si sofferma soprattutto sulla situazione del Pd pisano che non è stato in grado di “capire per tempo i numerosi avvertimenti che gli elettori ci hanno inviato negli ultimi anni, continuando imperterriti senza mai approfondire le ragioni delle sconfitte”. Alle elezioni amministrative di giugno, infatti, il candidato del Pd Andrea Serfogli era stato sconfitto per circa duemila voti al ballottaggio dal candidato leghista Michele Conti che nel frattempo ha iniziato ad amministrare la città a colpi di lotta agli abusivi e ai campi rom: “A Pisa – si legge nella nota – si è perso perché nei quartieri popolari la nostra gente ci ha abbandonato e perché una parte dei ceti produttivi pisani ha scelto di andare a destra. Vogliamo interrogarci sulle ragioni che hanno indotto l’elettorato dei 5 Stelle e anche quello delle liste con le quali ci siamo apparentati al ballottaggio a votare per Conti?”.

Oltre alle ragioni di carattere politico, a far venire meno l’organizzazione della Festa del 2018 sono state anche le norme sempre più rigide sulla sicurezza a cui devono attenersi anche le sagre di paese e l’elezione del nuovo segretario del cittadino di metà luglio avvenuta con una forzatura della maggioranza renziana: in quell’occasione metà dell’assemblea del Partito non si è presentata e Biagio De Presbiteris è stato eletto con 61 voti sui 65 presenti necessari per raggiungere il quorum. E nella minoranza del Pd pisano si sta pensando anche a possibili ricorsi. “L’obiettivo – concludono i dirigenti del Pd di Riglione – era di eleggere un segretario subito, senza discussione, a qualsiasi costo, anche con interpretazioni discutibili delle norme statutarie. Molti nostri militanti non hanno capito le ragioni della forzatura. Che fretta c’era? Perché si è voluto evitare una discussione nel merito finendo per alimentare la percezione di un male oscuro che si aggrava, togliendo a tanti militanti la speranza che questo partito si possa riformare dall’interno? Perché non sono stati coinvolti i circoli che rappresentano l’asse portante del partito, dal quale ripartire per ricostruire un radicamento indispensabile a farci avvicinare ai bisogni e alle attese dei cittadini?”.

La mancata organizzazione della Festa di quest’anno è diventato l’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e minoranza nel partito locale. Se i renziani accusano i militanti di voler far prevalere “inutili polemiche politiche”, l’area di sinistra replica parlando di “stato comatoso del partito”: “Pisa è l’emblema delle condizioni in cui versa il Pd con dibattiti sempre più esigui e più militarizzati – spiega al fatto.it la consigliera regionale Alessandra Nardini – posso solo stare con i volontari e volontarie che non se la sentono più di organizzare la festa: questi sono uomini e donne che un tempo facevano il Pd è che oggi non si sentono più parte di una comunità”.