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Dl Dignità, Di Maio: “Non voglio fare ‘Jobs Act 2 La vendetta’. Fiducia non servirà”. Ma sui voucher è scontro con i sindacati

“Gli italiani mi hanno detto di cominciare a licenziare il Jobs Act, io non voglio fare il ”Jobs Act 2, la vendetta“, perché è bastato il primo che ha massacrato le famiglie”. Così Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, in merito alle possibili modifiche al decreto dignità, in arrivo alla Camera.
“Dall’iter parlamentare credo che ne uscirà un decreto 2.0 rafforzato perché stiamo inserendo centinaia di milioni di euro l’anno di incentivi agli imprenditori per assumere con contratti a tempo indeterminato”, ha rivendicato il ministro. Per poi garantire tempi certi per l’approvazione, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari: “Slittamento di una settimana? Tutto procede secondo cronoprogramma, non ci sarà bisogno della fiducia“, ha detto Di Maio.
Lo scontro con i sindacati però resta sul tema dei voucher, con la Lega che spinge per una maggiore estensione del provvedimento e la possibilità di un allargamento per i settori dell’agricoltura e del turismo, come rivendicato pure dal ministro leghista Centinaio. “La norma sui voucher non permetterà nessun tipo di abuso. Da capo politico del M5s garantisco che non voteremo nessun emendamento che vuole far sfruttare i ragazzi. La norma riguarderà solo determinate persone e categorie, sotto una soglia di dipendenti e oraria, e non c’è nulla a che vedere con i voucher che sfruttavano le persone”, ha però assicurato Di Maio. Ma i sindacati restano all’erta: “Non c’è alcun motivo per ripristinare i voucher nell’agricoltura, nel turismo e negli enti locali”, ha spiegato Luigi Sbarra (Cisl). “Qualcuno dovrà parlare a se stesso. E vedere se quello che sta facendo è in linea con quanto detto un anno fa sui voucher”, ha protestato anche Tania Scacchetti (Cgil).