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Dl Dignità, no all’emendamento su taglio tasse e-cig. Martina: “Cambiamo quello sull’aumento delle indennità ai licenziati”

Inammissibili 180 proposte di modifica. Dem spaccati: la Cirinnà e Damiano annunciano il no alla "linea Confindustria" sulle mensilità di indennizzo. E il segretario decide la marcia indietro

Non ci sarà la riduzione delle tasse sulle sigarette elettroniche. La proposta della maggioranza di cancellare la cosiddetta “tassa sull’acqua” rientra tra i circa 180 emendamenti al decreto dignità che non hanno passato il vaglio dell’ammissibilità. Alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera restano da esaminare comunque circa 670 emendamenti, sui quali si dovrebbe iniziare a votare martedì. Tra questi resta anche quello dell’ala renziana del Pd che prevede la cancellazione della norma che aumenta gli indennizzi ai lavoratori licenziati ingiustamente. Un emendamento contestato dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano e da Stefano Esposito, entrambi ex parlamentari. Ma nel pomeriggio, durante la direzione Dem al Nazareno, il segretario Maurizio Martina ha annunciato che il gruppo del Pd alla Camera “lavorerà al superamento” degli attuali emendamenti Pd.

“E’ chiaro – ha detto Martina – che alcuni emendamenti del Pd saranno come sempre superati e riorganizzati dalle prossime ore in funzione dell’obiettivo che per noi è quello di rafforzare le indennità di disoccupazione al crescere dell’anzianità del lavoratore senza penalizzare le assunzioni dei giovani”. In precedenza Monica Cirinnà aveva detto che non avrebbe votato quella proposta di modifica. “Credo che il Pd debba difendere i lavoratori in ogni situazione, comprese quelle di disagio, quindi quell’emendamento non lo voterò”. Peraltro la discussione sta per cominciare a Montecitorio, mentre la Cirinnà è senatrice. Ed è probabile che il decreto non arrivi a Palazzo Madama prima di settembre.

Soddisfatto Damiano, che aveva chiesto il ritiro dell’emendamento: “Apprezzo il fatto che il segretario Martina, a conclusione della Direzione del partito, abbia accolto la proposta di superare l’emendamento presentato dal Pd che prevedeva il non innalzamento delle mensilità di risarcimento in caso di licenziamento individuale illegittimo”.
“È importante che sia stata ribadita la centralità della battaglia del Pd per incentivare il lavoro stabile e per aumentare le tutele dei lavoratori”. L’ex ministro ha però definito “una bufala l’affermazione di Di Maio per il quale questo decreto è la Waterloo del precariato, anche perché confonde il contratto a tempo determinato con il lavoro interinale“. Un ragionamento condiviso dal resto della sinistra del Pd: “Per me è meglio che il Pd tolga l’emendamento” dice l’ex ministra Barbara Pollastrini, anche lei orlandiana.

Luigi Marattin, deputato renziano, ex consigliere economico di Palazzo Chigi, non ha negato l’evidenza: “E’ da tempo che ci sono due anime. In un partito normale si confrontano a congresso e poi, quando vince una, governa il partito. Per qualche strana ragione questa logica non passa nel nostro Paese. Questo partito ha bisogno di fare grosse riflessioni al suo interno, speriamo già da oggi, questo non lo nego senza dubbio”.